“La lunga strada dei miracoli” di Beba Slijepcevic

La lunga strada dei miracoli, Beba SlijepcevicUn coinvolgente on‑the‑road che intreccia il riscatto, l’amicizia e il valore trasformativo del viaggio, mischiando ironia, dramma e momenti di pura gioia. Il tutto lungo il più solitario dei Cammini di Santiago.

Pubblicato da Edizioni Piemme, il romanzo inizia nei quartieri degradati, dove la vita ancora si strappa coi denti. Parte dalle periferie, dai sobborghi: di Milano, di New York, di Siviglia. Parte da chi si arrabatta. Ma poi, seguendo i protagonisti, si avvia a piedi lungo un cammino di mille chilometri, forse il più lungo e il più solitario tra quelli che portano a Santiago de Compostela.

Il giovane Tonino, detto Gandhi, cresciuto tra case famiglia e istituti per l’infanzia in difficoltà, senza soldi, senza punti di riferimento o anche solo un lavoro sicuro, dopo tanto crede di aver trovato la sua strada: recupero crediti, porta a porta, a provvigione. Crede anche di aver scovato il debitore giusto, uno che, con il debito che si ritrova, potrebbe persino cambiargli il destino.

E poco importa se Sam, il debitore e secondo protagonista, ormai si è ridotto a un burbero nullatenente scolabottiglie, ospite fisso di un’osteria che ha l’aria di non dover durare. Gandhi ha scoperto che un tempo Sam è stato un pittore stimato oltreoceano: uno solo dei suoi quadri basterebbe a saldare quel debito. Se non ce l’ha, potrà dipingerlo. Gandhi imparerà col tempo che niente è semplice come sembra. Ma intanto si spinge a inseguire il pittore che parte per quel Cammino, per farselo amico e convincerlo a fare il quadro.

Pilar è la terza: la trovano a Siviglia. Viso acqua e sapone, occhi come due carboni accesi, un sorriso che sparge luce. Sembra una giovane pellegrina spensierata in cerca di aria nuova, invece sta fuggendo per salvarsi la vita. Uno che pareva un principe azzurro l’ha trascinata nell’abisso, fino al marciapiede su cui batteva fino a quel mattino. Ma poi, senza preavviso, le venne il coraggio di scappare: gli rubò un involucro come se fosse la sua buonauscita, probabilmente stupefacenti da smerciare, e imboccò il Cammino che passa non lontano. Chi penserebbe mai di cercare proprio lei tra i pellegrini?

Queste sono le tre vite storte che si mettono insieme un mattino, ognuno con una ferita, un segreto, una possibilità. Non hanno nulla in comune se non la necessità di non crollare. Nel ritmo dei passi, tra paesaggi che con la loro bellezza feriscono e curano, hanno quaranta giorni e mille chilometri di strada per conoscersi, forse diventare amici, forse aiutarsi. Per quanto si svolga lungo uno dei luoghi più raccontati oggi, e tra i più iconici, il romanzo lo fa ribaltando per certi versi le aspettative. “La lunga strada dei miracoli” non narra pellegrinaggi mistici, non si addentra nei discorsi religiosi e non è un racconto di redenzione. Nessuno compie un gesto epico. Nessuno salva il mondo. Nessuno diventa santo. Nessun miracolo cade dal cielo. Ma piccoli miracoli avvengono lo stesso: ostinate, minuscole, sono le grazie di ogni giorno che nascono dai gesti di chi decide di aiutare un altro senza chiedere nulla in cambio. Questo romanzo, che guarda la fragilità senza giudicarla, ha la solidarietà come uno dei temi più sentiti, mentre ci conduce per mano attraverso un’estate totalmente libera, in cui tutto può succedere, ci racconta che la solidarietà non è un valore astratto ma un gesto concreto. Un panino diviso, un passo fatto al posto di un altro. Ci dice che la sua forza non è solo individuale: può essere collettiva. Può diventate una catena robusta che si crea tra sconosciuti e che, passo dopo passo, diventa casa. E forse, alla fine, questo romanzo riesce persino a infondere fiducia nel genere umano, nonostante tutto.

La scrittura ha un ritmo fluido e naturale che quasi sembra mimare il passo del cammino a piedi. Alterna costantemente leggerezza, ironia e profonda riflessione esistenziale.

L’Autrice

Beba Slijepcevic nasce sceneggiatrice del cinema, dove firma soggetti e sceneggiature per film presentati ai festival di Cannes, Venezia, Locarno, Montreal e diversi altri. Approda anche alla televisione, lavorando per produzioni Rai e Mediaset. Parallelamente sviluppa un percorso nell’insegnamento della sceneggiatura, collaborando con le realtà più qualificate del settore, come la Civica Scuola di Cinema Luchino Visconti, o Centro Sperimentale di Cinematografia (sede Milano) e altri ancora. La narrativa arriva come naturale e felice estensione di questo percorso, abbinata a una forte sensibilità umana. È coautrice del libro Che il mondo ti somigli. La saga di Francesco Cirio scritto a quattro mani con Allegra Groppelli. È autrice del romanzo La lunga strada dei miracoli, un road novel contemporaneo che attraversa il Camino de Santiago per raccontare tre vite ai margini e la possibilità di un riscatto minimo, quotidiano, profondamente umano.