Professor Simonetta, Lei è autore del libro Volpi e leoni: i misteri dei Medici edito da Rizzoli: tra le famiglie signorili dell’Italia rinascimentale, i Medici sono quelli che hanno maggiormente segnato la memoria collettiva, come mai?
Volpi e leoni. I misteri dei Medici Marcello SimonettaÈ vero, i Medici sono diventati la famiglia, o la dinastia che per antonomasia richiama l’idea di mecenatismo artistico e letterario, e di potere dispotico ma illuminato. Si tratta di una parziale verità storica, di un luogo comune che va ovviamente messo in discussione. Volpi e Leoni è, a tutti gli effetti, la sequel al mio primo libro sui Medici, L’Enigma Montefeltro, che vengono entrambi ristampati nella nuova collana La Storia – Le Storie della BUR, la prima in Italia ad essere esplicitamente riservata alla narrative non fiction. Questo genere letterario ibrido, praticato con disinvoltura nei paesi anglosassoni, è ancora piuttosto incompreso da noi. Spesso i miei lettori mi fanno i complimenti per i miei “romanzi”, cosa che mi fa sorridere. Io non invento nulla (o quasi – e quando faccio ipotesi su quello che non so, lo dico). Tutto quello che racconto è basato su fonti documentarie, incrociate fra loro per verificarne l’affidabilità. Dunque, senza ricorrere a falsificazioni sensazionalistiche, ma col gusto del dettaglio piccante, ho cercato di mostrare i Medici nei loro “true colors”.

La signoria dei Medici in realtà non abolì mai formalmente le istituzioni comunali fiorentine.
Nel 1512 i Medici tornarono a Firenze dopo un lungo esilio durato diciotto anni. La tentazione di stabilire un governo a loro piacimento era forte, ma per varie ragioni all’inizio procedettero con un minimo di prudenza. Alcune istituzioni repubblicane furono mantenute pro forma, altre (come il cosiddetto Consiglio Grande) furono abolite. In sostanza, però, la Signoria era ridotta ad uno scheletro di cariche e uffici da spartire fra i fedeli dei Medici.

Nel Suo libro appare centrale la figura di Filippo Strozzi: chi era e perché le sue vicende sono così importanti?
Filippo Strozzi è un personaggio straordinario, un vero “uomo del Rinascimento”: erede di una famiglia che era stata concorrente dei Medici, sposando la nipote del Magnifico si ritrovò a fare il banchiere di due papi, e diventò a un certo punto uno dei più ricchi uomini d’Europa. Era anche un fine grecista, un erotomane, e fu lui a far pubblicare a stampa la prima edizione del Principe… dedicata a se stesso!

Possiamo affermare che con l’elezione al soglio pontificio di Leone X de’ Medici, la famiglia raggiunse l’apice del suo potere?
In un certo senso sì: Giovanni de’ Medici fu il primo papa fiorentino, e la sua elezione rappresentò un’indubbia promozione della famiglia sul piano internazionale. Grazie ad essa, i Medici riuscirono a favorire anche l’elezione del secondo pontefice mediceo, Clemente VII, cugino di Leone X.

Quali intrighi e congiure accompagnarono il potere dei Medici?
Nell’Enigma Montefeltro mi sono occupato della congiura dei Pazzi, rivelandone i restroscena inediti (nella ristampa, ho aggiunto un’appendice con ulteriori scoperte sul ruolo del papa, Sisto IV). In Volpi e Leoni, il capitolo centrale (“Quer pasticciaccio brutto”) è dedicato alla cosiddetta “congiura dei cardinali” che in realtà, come credo di aver dimostrato, è una montatura creata ad arte da Leone X e da Giulio de’ Medici per liberarsi dei concorrenti più scomodi e danarosi all’interno del collegio cardinalizio.

I Medici erano, oltre che uomini di stato, anche e soprattutto banchieri: come nacque e si sviluppò la loro attività commerciale?
Le origini della ricchezza dei Medici, all’inizio del Quattrocento, sono un po’ oscure. Lo storico De Roover ne ha tracciato la parabola ascendente e discendente. Alla morte del Magnifico, in realtà, la famiglia era in bancarotta totale. Nel 2008 vivevo ancora a New York, nei pressi di Wall Street, e assistendo in prima fila al disastro finanziario mi venne spontaneo scrivere un articolo per Forbes intitolato The Medici Meltdown, in cui dimostravo come i rischi finanziari presi dai Medici erano, mutatis mutandis, non così differenti da quelli contemporanei…

Lorenzo il Magnifico è certamente l’esponente più noto della famiglia: come mai?
Lorenzo, il padre di Leone X, è – insieme al nonno, Cosimo il Vecchio – il “fondatore” della famiglia nell’immaginario collettivo. L’epiteto di “Magnifico”, in realtà, indica la preminenza sociale di qualcuno che non ha alcun titolo, né dinastico né politico. In altre parole, è un escamotage retorico per indicare un personaggio di grandi qualità personali ma anche non privo di difetti. Il suo mito fu creato dalle generazioni successive, con l’aiuto di storici come lo stesso Machiavelli…

Machiavelli è sempre presente sullo sfondo del suo libro: quale fu la sua influenza sulle vicende raccontate?
Machiavelli è una specie di ombra che accompagna la storia, senza influenzarla. Avrebbe voluto partecipare alle decisioni dei Medici, ma ne fu quasi sempre escluso. Tuttavia, come spettatore cinico e penetrante della sua epoca, riuscì a catturare quella che lui chiamava “la verità effettuale della cosa”, che ho cercato di riprodurre con la massima precisione possibile.

Il Suo racconto si chiude con il sacco di Roma del 1527: perché la scelta di questa data a far da cesura?
In realtà il libro si chiude con la morte di Machiavelli, che avviene il 21 giugno 1527, qualche mese dopo l’inizio del sacco di Roma, un evento che suggella in modo traumatico l’inizio della fine del “Rinascimento”. La storia non finisce qui, però, e infatti sto scrivendo il prossimo libro (per completare la mia trilogia medicea) sul periodo che va dal 1527 al 1559, ovvero la pace di Cateau-Cambrésis, l’altra grande cesura storica che l’Italia a paese di secondo piano sulla scena europea per almeno tre secoli. La protagonista del libro è infatti Caterina de’ Medici, l’ultima erede del ramo principale della famiglia, un’orfanella che – contro ogni ragionevole aspettativa – diventa regina di Francia…