“Voglia di Rivoluzione. Storia e storie di un desiderio inappagato” di Vincenzo Maddaloni

Voglia di Rivoluzione. Storia e storie di un desiderio inappagato, Vincenzo MaddaloniVoglia di Rivoluzione. Storia e storie di un desiderio inappagato (Nexus Edizioni) con le sue pagine scritte in medias res racconta i motivi per i quali dalle recenti rivolte non è sortita nessuna rivoluzione. Questa realtà è l’esempio più vistoso degli effetti del neoliberismo, che ha imprigionato i cervelli delle masse inaugurando il regno degli imbambolati – di ampiezza globale e di longue durée -, sul quale il sistema si sostiene e si consolida. Il sentore è di essere liberi, ma in effetti viviamo in una situazione nella quale la libertà e la sorveglianza si sovrappongono, il reale e il simulato scompaiono in un processo schizofrenico di perdita del reale, nel quale diventa sempre più arduo distinguere il vero dal falso. Molto vi influisce la crescente ingerenza dei cretini nella politica che s’è rivelata un formidabile alimentatore della disperazione collettiva, sicuramente il pericolo maggiore per la democrazia.

L’autore del libro, Vincenzo Maddaloni è un giornalista e saggista. Come inviato speciale ha raccontato i grandi eventi che hanno fatto la storia del XX secolo. Tra i più determinanti: la rivoluzione di Salvador Allende e il golpe del generale Augusto Pinochet in Cile; la rivoluzione dell’ayatollah Khomeini; il ritiro dei soldati sovietici dall’Afghanistan; l’insurrezione di piazza Tienanmen a Pechino; la caduta del Muro di Berlino. È stato corrispondente a Varsavia negli anni di Solidarność, a Mosca durante l’èra di Michail Gorbačev. È il direttore responsabile del magazine The Berlin89.

Qui di seguito l’Introduzione di Voglia di Rivoluzione. Storia e storie di un desiderio inappagato:

«Meta Platforms, o semplicemente Meta, possiede e gestisce Facebook, Instagram, Threads e WhatsApp. È tra le più grandi società americane di tecnologia dell’informazione, assieme ai pesi massimi Alphabet, Amazon, Apple e Microsoft .

Da quando in ottobre si è iniziata l’offensiva dell’esercito israeliano contro Hamas, Meta ha sistematicamente soppresso i contenuti filo-palestinesi pubblicati su Facebook e su Instagram. Ha rimosso l’emoji con la bandiera palestinese dalle sezioni dei commenti, ha congelato importanti account palestinesi ed altro ancora. Il media mainstream ha ignorato il fatto, poiché sarebbe stato inenarrabile con quell’irritante lessico orwelliano che anima le cronache, in virtù del quale i bambini uccisi dagli israeliani diventano i, «bambini coinvolti nel fuoco incrociato». Il bombardamento dei quartieri residenziali, con decine di morti e feriti diventa, «un attacco chirurgico contro una fabbrica di bombe». La distruzione delle case palestinesi diventa, «la demolizione delle case dei terroristi». Così scrivendo non si deforma la verità, la si capovolge, si dipinge un quadro diametralmente opposto alla realtà, spacciandola come vera.

Meta specula sulla comunicazione fuorviante. È un esempio di come si plasma l’esistenza di una società internet-dipendente allevandola con le bugie, gli slogan, l’evento spettacolare, il gossip, l’esaltazione dell’amore ai fornelli. Questo incitamento alla gioia con la pancia piena, fiacca nella gente il desiderio della ricerca. La stordisce. La sensazione è di vivere in una democrazia sui generis che, si sostiene con una mistura fatta di populismo, di tecnocrazia, di spruzzate di emoji che, disorienta lasciando spazio libero all’ambizione dei politici, dei grandi personaggi della finanza, dei teorici, dei portaborse, di persone senza scrupoli che, traggono vantaggio dalla assuefazione, dalla demoralizzazione della gente, distratta dai social network, i quali non hanno nulla di sociale, sono anzi il contrario del sociale, sono la condanna all’isolamento.

In queste pagine, scritte in medias res, cerco di spiegare con i fatti perché la voglia di rivoluzione – nei molti sensi di questo vocabolo – è in Occidente un sentimento in crescita, che affiora da grumi di rabbia, di frustrazioni e di rancori. La storia recente dei cortei, delle manifestazioni di piazza in Italia come altrove ha mostrato la paura, il malessere, il disagio, l’angoscia, la diffidenza, la sfiducia della gente.

La crescente ingerenza dei cretini nella politica è, sicuramente il pericolo maggiore per la democrazia. Altrimenti come definire coloro i quali svilendo le origini della mobilitazione spianano la strada ai manganelli? Certo è che, la cretineria in politica s’è rivelata un formidabile alimentatore della disperazione collettiva. Il quadro che ne esce è inquietante. Per renderlo più decifrabile vi ho inserito una serie di eventi del passato scritti in presa diretta, poiché il passato non morendo mai, non è mai nemmeno passato. La presunzione è di lasciare ai nipoti una sorta di memoir su com’era il mondo a cavallo dei due Millenni. Grato, se poi mi diranno com’è andata a finire.»

A chi si rivolge Voglia di Rivoluzione. Storia e storie di un desiderio inappagato
L’opera risponde alle domande ricorrenti che la gente coraggiosa ed evoluta oggi si pone:
– Perché il sistema dei valori è cambiato?
– Perché si perde la memoria storica?
– Perché la grande parte dei fatti di oggi, si riflette in quelli del passato?
– Se il neoliberismo non ha vinto definitivamente c’è ancora spazio per una rivoluzione?

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