“Viva il greco. Alla scoperta della lingua madre” di Nicola Gardini

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Viva il greco. Alla scoperta della lingua madre, Nicola GardiniDopo averci iniziati alla bellezza del latino (con il suo Viva il latino. Storie e bellezza di una lingua inutile) Nicola Gardini ci conduce ora, col suo nuovo libro Viva il greco. Alla scoperta della lingua madre edito da Garzanti, attraverso un viaggio nelle bellezze della lingua di Omero: «la lingua della Grecia antica ci impregna tutti dalla notte dei tempi, individui, società e popoli, sia intellettualmente sia linguisticamente». Il greco antico ha plasmato e forgiato la nostra cultura, rivive in moltissime etimologie di termini che usiamo quotidianamente, spesso inconsapevoli del debito originario: «quando trattiamo con il greco, trattiamo con i nostri inizi, […] e non ci sfugge che stiamo […] cercando di ricostruire la nostra vicenda terrena, di “risalire alla madre”.»

Gardini invita a «considerare questa lingua un modello di cui possiamo ancora avvantaggiarci» grazie alla sua «insopprimibile vocazione […] a ragionare e a esprimersi per confronti». Egli marca le differenze col latino, prima tra tutte, che «il greco non è unitario; non è una lingua, poiché le città greche (le póleis, plurale di pólis) […] non formano un’unica compagine statale, bensì consta di alcune varietà regionali, i cosiddetti dialetti, diversi per fonetica e per lessico. Il dialetto più forte e più esteso è quello della regione di Atene, l’attico», quello che si studia a scuola, per intenderci. Il greco «ha una ricchezza morfologica e fonetica che al latino manca. Non si tratta solo di abbondanza. Si tratta anche di variazione, di metamorfosi. Di uno stesso fenomeno puoi avere più di una manifestazione. C’è un uso, ma ce n’è anche un altro. E poi comportamenti che sono tipici solo del greco – come l’utilizzo di suffissi, prefissi, inserimento di consonanti, contrazioni di vocali. Il latino tende alla regolarità e all’uniformità. Il greco no.»

Una lingua tutta tesa tra comparazione e opposizione, che «è dibattito, lite, gara – giudiziaria, sportiva, militare, oratoria»: «Il greco guarda all’altro e lo definisce attraverso antitesi, simmetrie, parallelismi, comparazioni». Ne sono prova le particelle, di cui la lingua è ricchissima; come il costrutto mèndè (μέν … δέ), che «rappresentata l’anima stessa del greco»: «La cosa o la persona, per il greco, non viene mai sola: ce n’è sempre una seconda che, stabilendo con lei una relazione o positiva o negativa, serve a definirla e a darle realtà». Si pensi alle opposizioni greci/troiani (Omero), greci/persiani (Erodoto), Atene/Sparta (Tucidide), greci/macedoni (Demostene), greci/romani (Plutarco), uomini/dèi (Omero, Esiodo, Eschilo), apparenza/verità (Platone) o, sul piano individuale, padre/figlio; uomo/donna; giovane/vecchio; vivo/morto; amante/amato…

Gardini, docente di Letteratura italiana e comparata all’Università di Oxford nonché presidente della casa editrice Salani, rilegge alcuni dei grandi autori, da Omero a Plutarco, passando per Esiodo, Saffo, Erodoto e Tucidide, sino ad Aristofane e Platone, «con la volontà di riscoprirne il nucleo più originale, di cercarvi un qualche segreto, sempre avendo per bussola» quest’idea comparativa.

«Il greco è appunto questo: idee sull’essere umano e una serie di questioni sul modo in cui le società vivono e periscono. Il greco è dibattito. Il greco è civiltà del discorso e, in quanto tale, è contemporaneamente arte del dire e arte dell’ascoltare. Per tale ragione continua a offrire un modello a tutti coloro che si adoperano per lo sviluppo del linguaggio e per la libertà del pensiero e credono che solo nella diversità dei pareri risiedano i semi del benessere e della pace.»

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