“Vita fenlice” di Marco Montesi

Vita fenlice, Marco MontesiNella vita di ognuno gli eventi si susseguono in un incessante divenire: nulla è certo, tantomeno il futuro. E allora perché pensarci costantemente, affannandosi nella spasmodica ricerca di un benessere “prossimo” e trascurando così la bellezza del presente? Vita fenlice, di Marco Montesi, parte da quella che per ogni essere umano rappresenta la fine, per ricordarci che ogni giorno è un nuovo inizio: la vita e la morte sono due facce della stessa medaglia e ciò che le rende entrambe uniche è il viaggio percorso tra l’una e l’altra.

Sinossi

«Finalmente è giunta la mia ora!» È questo il “vagito” di Antonio Gori, fiorentino di nascita (o meglio, di morte), 81 anni. Antonio abbandona il suo feretro una mattina di gennaio, sostenuto da due giovani esperti del mestiere: nella nuova realtà in cui Antonio ha appena messo piede sono i becchini che aiutano a venire al mondo, non le ostetriche.

Dopo una breve permanenza nel reparto geriatria dell’ospedale di Firenze – una sorta di limbo dantesco – Antonio (Toni per gli amici) viene trasferito a “Villa Senile”, una ridente RSA che ricorda molto il paradiso terrestre (altra allusione ai regni danteschi). Lì Antonio conosce Jacopo, suo compagno di stanza; la loro amicizia cresce velocemente e i due iniziano insieme ad ambientarsi nel nuovo mondo in cui sono da poco arrivati, ma quando Jacopo è chiamato ad assolvere i suoi doveri di padre, l’idillio termina bruscamente. Dopo la perdita di Jacopo, Antonio si sente smarrito, ma lentamente riesce a ritrovare una sua stabilità, una nuova autonomia: è pronto per proseguire il suo viaggio della vita.

Lasciata “Villa Senile” Toni si trasferisce nelle Marche; non fa in tempo ad abituarsi alla sua nuova, rassicurante routine che tutto cambia di nuovo: l’Ufficio Cimiteriale di Firenze gli comunica che è in arrivo sua moglie Tina! Ma anche nel mondo alla rovescia non va sempre tutto liscio e Tina si fa attendere più del previsto; del resto, alle arterie serve un po’ di tempo per otturarsi completamente e poi c’è il certificato di morte da ritirare! Finalmente insieme, Toni e Tina possono iniziare la loro lunga, indistruttibile storia d’amore: viaggi, risate, complicità.

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Sembra tutto perfetto nella vita di Antonio. La calma, tuttavia, è solo apparente – nessun viaggio può dirsi tale senza una tempesta – e per Toni arriva il momento di abbandonare la sua amata moglie: l’età pensionabile è finita, è tempo di tornare al lavoro! Durante i lunghissimi mesi di permanenza sulle piattaforme petrolifere su cui Antonio lavora come tecnico elettrico la lontananza da Tina viene alleviata dalle lunghe lettere che i due si mandano, dall’amicizia con il collega Jafaar (un arabo naturalizzato francese colto, brillante e leale) e dalla lettura di un libro che Tina ha dato ad Antonio il giorno della sua partenza: EXITUS.

È a questo punto che il romanzo raddoppia, in una perfetta costruzione a cornice. EXITUS è la storia di Luca, ambientata in quello che Toni e Tina chiamano il «mondo inverso». EXITUS è la storia di un miracolo, è una lezione di vita, è il racconto di un sogno lucido, che forse un sogno non è…

La vita di Antonio e Tina continua a riavvolgersi come il nastro di una vecchia video cassetta, e così entrano in scena le figure genitoriali. Sarà l’arrivo del padre di Tina – mentre Toni attende ancora l’arrivo del proprio – a sconvolgere gli equilibri della loro vita e a separare definitivamente le loro strade.

Ciononostante, Toni e Tina non si perderanno mai, nemmeno alla fine, o forse sarebbe meglio dire all’inizio? In fondo, non importa, non è la definizione a fare la differenza, né l’ordine in cui le cose accadono lungo il percorso. «“Tutto è compiuto”», pensa Antonio: è questa l’unica cosa cosa che conta.

Recensione

Il mistero della vita è legato a doppio filo con quello del suo opposto: la morte. Che cosa accade una volta che il cuore smette di battere? L’anima esiste davvero? Incontreremo ancora le persone che abbiamo amato?

Vita Fenlice prova a rispondere a queste e altre domande esistenziali, con delicatezza, ironia e originalità, trovando spazio per riflessioni importanti su temi come la religione, il rapporto genitori-figli, la malattia e le conseguenze che essa può avere all’interno della società.

Raccontandoci la storia di Antonio Gori, Marco Montesi riesce ad esorcizzare la paura ancestrale che accomuna l’intera umanità.

Ecco allora che in questo romanzo la vita si ricompone proprio a partire dalla morte: è dalla fine che si ricostruisce l’inizio. Non manca niente: gli imprevisti, gli incontri, le amicizie, i ricordi; tutto, tornando indietro, prosegue. Antonio Gori, il brillante protagonista di questo romanzo, attraversa le varie fasi dell’aldilà immaginato da Montesi e con necessaria lentezza ritrova se stesso: «Entravo sempre più in contatto con un nuovo me, passando, mano mano, da bisognoso di cure a persona in piena autonomia».

All’interno del romanzo, poi, si trova un gemma, nascosta come gran parte delle cose preziose: il racconto EXITUS. Come dichiarato dallo stesso Marco Montesi, la storia di Luca è straordinaria, ma anche verosimile e si ispira a esperienze davvero vissute. L’incontro del lettore con la morte diventa ora più potente, intriso di riferimenti biblici e dialoghi filosofici. La storia narrata è breve, ma incredibilmente coinvolgente, e pur inserendosi in modo a sé stante all’interno del romanzo, ne racchiude il senso: non ci è dato conoscere che cosa ci aspetta, ma è nostro compito vivere il nostro destino compiutamente.

Le vicende del signor Gori e di tutti i personaggi che gli girano intorno sono descritte con uno stile chiaro, preciso e ironico. Non è da tutti riuscire a far ridere mentre si parla di morte; Montesi, in Vita fenlice, ci riesce, anche grazie al sapiente valzer tra registri diversi, dialetti compresi. Il tono è colloquiale e ricco di battute fulminanti che contribuiscono a scandire il ritmo di una narrazione strutturata alla perfezione. Il romanzo è infarcito di riferimenti artistici, mitologici e letterari, che alzano il livello della prosa e la rendono non solo interessante, ma anche istruttiva.

Tutti i personaggi, anche quelli che appaiono solo per poche righe, hanno una loro identità e completezza e ciò contribuisce a coinvolgere il lettore, facendolo immedesimare in una storia che si basa su un principio di irrealtà, ma trasmette valori reali, a cui ancorarsi per sentirsi meno smarriti: su questa Terra e in qualunque altra dimensione ci capiterà di vivere. Vita fenlice è un romanzo che serve: ad avere meno paura, a vivere nel ‘qui e ora’, a smettere di voler controllare l’incontrollabile: «I binari non sempre proseguono rettilinei, a volte fanno curve e ci sono scambi, come una scelta forzata che il treno deve percorrere a prescindere dalle sue volontà.»

Valentina Fedi

L’Autore

Marco Montesi nasce a Jesi, una ridente cittadina dell’entroterra marchigiano. Amante della lettura e della scrittura, ha partecipato a concorsi di poesia per poi comparire su varie raccolte pubblicate. Marco ha anche la passione per tutto ciò che è scoperta, dal viaggio alla natura, dalla meccanica alla filosofia, sempre curioso come quando era bambino… o forse lo è ancora. Sempre pronto a rivoluzionare la sua vita, per fare in modo che sia sempre una “Vita Fenlice”.

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