Professor Inglese, la Sua ultima fatica, appena uscita per i tipi di Carocci, si intitola Vita di Dante. Una biografia possibile: cosa sappiamo davvero di Dante Alighieri?
Vita di Dante. Una biografia possibile di Giorgio IngleseIl confronto fra i documenti d’archivio, le testimonianze e le pagine autobiografiche ci consegna un profilo sommario ma, nelle sue linee fondamentali, abbastanza sicuro. Sono note e certe le date di nascita (1265) e morte (1321), l’elezione al collegio dei priori del comune fiorentino (15 giugno-15 agosto 1300), l’inizio dell’esilio (1301/1302), le tappe principali del suo peregrinare: Verona (1303-1304), la Lunigiana (1306-1308 e forse 1314-15), il Casentino (1309-1310), Verona (1316-19) e infine Ravenna – dove il Poeta è sepolto. Il canone delle sue opere è solidamente costituito, con la sola eccezione di due poemetti, il Fiore e il Detto d’amore, e di un Accessus alla Commedia (accluso a una epistola a Cangrande della Scala)la cui attribuzioneè controversa.

Quali sono le principali fonti documentarie intorno alla vita del sommo poeta?
Possediamo una ventina di documenti d’archivio in cui compare il nome di Dante, la maggior parte dei quali relativa alla sua attività nei consigli del comune fiorentino nel periodo 1295-1301. Sono anche attestati il suo matrimonio con Gemma Donati, stabilito nel 1277 e perfezionato con la maggiore età; la condanna a morte che lo colpì nel 1302; la partecipazione attiva al fuoruscitismo armato nel medesimo anno; il servizio presso i signori Malaspina, in Lunigiana nel 1306; l’esclusione dalle amnistie del 1311 e del 1315.

Quale fu la cronologia della stesura della Commedia?
Nelle sue Esposizioni del poema dantesco, databili al 1373-74, il Boccaccio riferisce la testimonianza di un presunto nipote del Poeta, Andrea Poggi (scomparso parecchio tempo prima, fra il 1322 e il 1334), secondo il quale i primi sette canti dell’Inferno, composti nel 1300-1301, sarebbero stati ritrovati ritrovati anni dopo fra le carte domestiche dell’esule e fatti pervenire al Poeta in Lunigiana, alla corte di Moroello Malaspina (quindi, nel 1306 o 1307): solo per la preghiera del marchese, Dante avrebbe allora ripreso la stesura dell’opera. Tuttavia lo stesso Boccaccio muove un’obiezione decisiva alla plausibilità del racconto, quando fa notare che il sesto canto contiene inequivocabili accenni a fatti del 1301-1302. Anche ammesso che i sette canti fossero stati scritti prima dell’esilio, sarebbero stati modificati dopo quella data, in una misura ovviamente indefinibile. Nell’ordine contenutistico e concettuale delle opere di Dante, è invece probabile che l’ideazione e la stesura del poema coincida con l’interruzione del Convivio, tra l’estate del 1308 e i primi mesi del 1309, e sia sostanzialmente collegata alle aspettative di rinnovamento etico-politico generate dalla elezione di Enrico di Lussemburgo a Imperatore (6 gennaio 1309).Il fatto più recente esplicitamente riferito nella prima cantica è la morte dell’usuraio Gianni dei Becchi, prima metà del 1310 (canto XVII, vv. 72-73). Ma la “profezia” della eterna dannazione di papa Clemente V (canto XIX vv. 79-87) presuppone verosimilmente la morte di questi (20 aprile 1314), o almeno l’infelice conclusione dell’avventura imperiale di Enrico (morto in terra toscana il 24 agosto 1313), che Dante imputava anche alla slealtà del papa. In ogni caso, la prima cantica non può essere stata “chiusa” dal Poeta se non in una fase di raccoglimento letterario, successiva a quella dell’impegno politico e dottrinario (la Monarchia) a fianco di Enrico.
Quanto al Purgatorio, è probabile che Dante lo abbia tenuto aperto sul suo scrittoio fino all’estate del 1315, dato che poté inserirvi (XXIII, vv. 106-111) la “profezia” della battaglia di Montecatini (24 agosto), in cui l’esercito guelfo, messo in campo da Firenze e dagli angioini, fu sanguinosamente battuto da Uguccione della Faggiola. La composizione del Paradiso dovrebbe distribuirsi fra Verona (i primi venti canti, che includono l’alto elogio dell’ospite Cangrande della Scala) e Ravenna (gli ultimi tredici canti, che, racconta Boccaccio, furono trovati dopo la morte del Poeta, fra le sue carte, dal figlio Iacopo).

Quali vicende attribuite all’Alighieri sono in realtà leggendarie?
La tradizione pseudo-biografica riferita da Boccaccio registra due eventi che, se fossero testimoniati attendibilmente (e non lo sono), avrebbero un rilievo notevole: un viaggio di studi a Parigi, presso la Sorbona; una prima stesura del poema, avviata in latino e quasi subito abbandonata: un’epistola attribuita al monaco Ilàro ne riporterebbe i primi due versi (esametri) e mezzo.

Nel Suo testo, Ella disegna un profilo biografico di Dante basato sulle sue note autobiografiche: quali informazioni è possibile desumere direttamente dalle opere dantesche?
L’esile disegno che si ritrae dai dati documentari e da qualche testimonianza (come quelle, preziosissime, raccolte da Leonardo Bruni) prende sostanza storica e patetica grazie alle frequenti allusioni autobiografiche contenute nelle opere (sarebbe anzi più adeguato parlare di “dimensione” autobiografica che caratterizza l’opera di Dante, soprattutto Vita nova e Commedia, ma anche i trattati). Una vicenda importantissima come quella dell’amore per Beatrice è, ad esempio, del tutto priva di riscontri documentari (si sa solo che a Firenze, nel 1288, viveva effettivamente una Bice di Folco Portinari, moglie di Simone dei Bardi).