“Via dalla pazza folla” di Thomas Hardy

Via dalla pazza folla, Thomas Hardy, riassunto, tramaVia dalla pazza folla (Far from the Madding Crowd) è il quarto romanzo di Thomas Hardy, pubblicato nel 1874 in forma anonima e a puntate sulla rivista mensile Cornhill Magazine, dove ha riscontrato sin da subito un grande successo. Nell’opera si trovano già quelli che saranno i grandi temi della maturità dell’autore, tra cui il rapporto tra l’uomo e la natura e l’amore, spesso inteso come una passione dai risvolti tragici: è il caso del suo più conosciuto e acclamato Tess dei D’Urberville, che vide la luce nel 1981 ed è a oggi considerato un capolavoro della letteratura inglese del XIX secolo.

Il pessimismo di quest’ultimo romanzo è ancora lontano da Via dalla pazza folla, ma ad avvicinarli è sicuramente la presenza di una grande figura femminile, protagonista indiscussa della vicenda ambientata nelle campagne del Wessex, in Inghilterra: Bathsheba Everdene, infatti, è bellissima, ma anche irrequieta, orgogliosa e testarda.

Quando il giovane pastore Gabriel Oak la incontra non può fare a meno di innamorarsi di lei, anche a dispetto della sua povertà: Bathsheba è infatti nullatenente, mentre lui si trova in un’ottima posizione economica, dal momento che possiede una fattoria. Quando le chiede di sposarlo, lei rifiuta: la sua indipendenza è troppo importante e non è disposta a rinunciarvi per nessuno, tantomeno per Gabriel, di cui non è innamorata.

“Non mi dispiacerebbe fare la sposa a un matrimonio, se potessi farlo senza avere un marito. Ma siccome una donna non può certo esibirsi da sola in quelle vesti, non mi sposerò… almeno per ora”.

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Via dalla pazza folla
  • Hardy, Thomas (Autore)

Quando i due giovani si rincontrano, tempo dopo, le cose sono cambiate: Gabriel ha perso tutti i suoi possedimenti, mentre Bathsheba ha ereditato la fattoria dello zio. Lei è ricca e lui è povero, adesso; eppure ha bisogno di lui per aiutarla nella gestione della fattoria e così lo assume, segnando l’inizio di quella che sarà un rapporto duraturo, fatto di amicizia e fiducia reciproche. Gabriel continuerà ad amarla in silenzio, senza pretendere nulla da lei, limitandosi a restare alle sue dipendenze e a vegliare su di lei da lontano.

Ma il “fittavolo Oak”, “giudizioso, aitante, vestito decorosamente e in genere di buon carattere”, non è l’unico uomo nella vita di Bathsheba: da una parte troviamo William Boldwood, un ricco scapolo a cui Bathsheba invia, per scherzo, un biglietto di San Valentino – senza sapere che questo lo indurrà a innamorarsi di lei, anzi, a sviluppare una vera e propria ossessione nei suoi confronti di cui non riuscirà a liberarsi. Perché Boldwood, “una volta scosso nel suo equilibrio, precipitava subito in un eccesso” e “se mai un’emozione si impadroniva di lui, finiva per dominarlo”. L’ingenua Batsheba non avrebbe mai potuto prevedere che “la cupa e silenziosa figura su cui aveva gettato un seme con assoluta indifferenza fosse una serra di intensità tropicale”.

Dall’altra parte troviamo l’affascinante sergente Francis Troy, bello e intraprendente, che sotto molti aspetti ci ricorda l’odiato Mr Wickham di Orgoglio e Pregiudizio (1813). Hardy ce lo presenta come un individuo superficiale, del tutto sprovvisto di valori e di giudizio, “un uomo per il quale i ricordi erano un ingombro e le aspettative qualcosa di superfluo”, che “sentiva, pensava e si preoccupava unicamente di ciò che aveva davanti agli occhi”, senza alcun riguardo né per il passato né per il futuro, concentrato unicamente sul presente.

E tuttavia, a dispetto dei suoi svariati difetti, sarà quest’ultimo a far cedere infine Bathsheba, che lo sposa dopo poco tempo e lo amerà “nel modo in cui amano soltanto le donne indipendenti quando abbandonano la propria indipendenza”. Il loro sarà un matrimonio infelice, perché Troy inizia subito a sperperare le ricchezze della moglie e, ben lungi dal ricambiare il suo amore, finisce per abbandonarla e scappare dal villaggio.

A differenza di Tess dei D’Uberville, e a dispetto di tutte le sventure che le sono toccate in sorte, l’eroina di Via dalla pazza folla avrà il suo lieto fine: nelle ultime pagine del romanzo, Bathsheba apre finalmente gli occhi, rendendosi conto che Gabriel è l’unico amico a esserle rimasto e in fondo potrebbe amarlo – e lo ama. Forse non dell’amore tumultuoso che l’ha spinta a donare tutta sé stessa a Troy, ma di un sentimento pacato e maturo, solido come la pietra.

L’affetto che nasce quando due che si incontrano cominciano a conoscere gli aspetti più spigolosi del carattere di entrambi, rinviando a dopo la scoperta dei più belli, mentre la vena romantica cresce tra gli interstizi di una massiccia e dura realtà prosaica”.

Così la travagliata vicenda si conclude con il matrimonio di Gabriel e Batsheba, festeggiato alla presenza di tutti i loro amici, nonché gli abitanti del villaggio, ossia un gruppo di pittoreschi uomini che Hardy descrive con accuratezza di dettagli.

Non sorprende pertanto che Via dalla pazza folla sia stato inserito dal Guardian al decimo posto nella lista delle migliori storie d’amore di tutti i tempi. La passione gioca un ruolo fondamentale in tutto il romanzo, assumendo diverse forme e numerose sfumature: c’è il sentimento ossessivo di Boldwood nei confronti di Batsheba e quello appassionato di lei per Troy, ma c’è anche quello quieto e struggente di Gabriel, che non s’impone mai e che resta non corrisposto per quasi tutto il romanzo. Un amore puro e assoluto che a tratti assume i contorni di una vera e propria devozione e che spinge il lettore a provare una profonda empatia nei confronti di Gabriel, creando una netta contrapposizione tra lui e gli altri due pretendenti di Bathsheba.

“Una cosa farò in questa vita – una sola cosa di sicuro – e cioè amarvi, e spasimare per voi, e continuare a desiderarvi, fino alla morte”.

Ma è proprio Batsheba, l’ispiratrice di così appassionati sentimenti, a emergere con decisione dalle pagine di Hardy: tutt’altro che priva di difetti, Bathsheba Everdene è un personaggio pieno di contraddizioni. È determinata, inflessibile e coraggiosa e, un po’ come l’Elizabeth Bennet di Jane Austen, rifugge l’idea del matrimonio senza amore e odia “essere considerata una proprietà degli uomini”; ma è anche fragile, capricciosa e vanitosa; in lei convivono perfettamente ingenuità e generosità, dolcezza e civetteria, vulnerabilità e desiderio d’indipendenza, mentre è costretta a farsi avanti, lottando con le unghie e con i denti, all’interno di un mondo di soli uomini.

“Per una donna non è facile tradurre i propri sentimenti in un linguaggio che è stato inventato soprattutto dagli uomini per esprimere i loro”.

Se l’amore si può considerare protagonista del romanzo, al suo fianco troviamo, altrettanto forte, il tema della natura, la cui importanza si evince già dall’evocativo titolo: Far from the Madding Crowd fa infatti riferimento alla poesia dell’inglese Thomas Grey, Elegia scritta in un cimitero campestre (Elegy Written in a Country Churchyard, 1750):

Far from the madding crowd’s ignoble strife
Their sober wishes never learn’d to stray;
Along the cool sequester’d vale of life
They kept the noiseless tenor of their way.

Lontani dall’ignobile lotta di una folla impazzita,
non corruppero mai le loro modeste aspirazioni;
lungo la valle appartata della vita
mantennero il ritmo sommesso del loro cammino.

Via dalla pazza folla è infatti prima di tutto una gloriosa descrizione della campagna inglese, che Hardy dipinge con pennellate delicate, simili a quelle di un quadro impressionista. All’interno della calma pacifica e silenziosa della vita bucolica descritta da Grey nei suoi versi, però, Hardy introduce il caos, rompendo gli schemi e spezzando gli equilibri: l’elemento macabro si inserisce nella storia assumendo le forme di un omicidio, di svariate morti violente di animali e di bare scoperchiate. Personaggi estremi, tormentati e pieni di difetti prendono il sopravvento sull’idillio, riempiendo la campagna con le loro passioni e con i loro amori impossibili.

Ed ecco che, nel contatto con la natura, tra i boschi e i terreni coltivati, emerge l’uomo nella sua interezza: la vera condizione degli esseri umani si rivela soltanto, appunto, via dalla pazza folla.

Eugenia Dal Bello

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