Prof.ssa Eugenia Tognotti, Lei è autrice del libro Vaccinare i bambini tra obbligo e persuasione: tre secoli di controversie. Il caso dell’Italia edito da FrancoAngeli. Leggendo il Suo libro scopriamo che l'”esitazione vaccinale” del nostro tempo non è in realtà inedita…
Vaccinare i bambini tra obbligo e persuasione: tre secoli di controversie. Il caso dell’Italia, Eugenia TognottiÈ così. Le resistenze sociali contro le vaccinazioni non sono un fenomeno recente. Si manifestano già nel primo Settecento con l’introduzione in Europa della cosidetta ‘variolizzazione’ – una pratica nota da secoli in Cina – che anticipava il concetto di immunizzazione attiva, producendo deliberatamente la malattia in persone sane, mediante il pus vaioloso prelevato da individui infetti. La forma lieve, a decorso benigno, che ne derivava, proteggeva dalla malattia. L’opposizione antivaccinista nasce praticamente all’indomani della scoperta della vaccinazione da parte del medico inglese Edward Jenner, al tramonto del XVIII secolo. Già allora, nonostante soltanto il 3 per cento dei vaccinati contro il vaiolo morisse contro il 30-40 per cento di coloro che venivano infettati dalla forma naturale della malattia, una minoranza ristretta della popolazione continuava a dubitare dell’efficacia e della sicurezza della pratica. Le cose si complicarono in diversi paesi quando fu introdotta l’obbligatorietà. Capofila l’Inghilterra che nel 1853 cominciò con il primo Vaccination Act ad introdurre l’obbligo per i neonati di tre mesi e successivamente. Gli oppositori decisero di fondare alcune associazioni antivacciniste e di organizzare grandi manifestazioni di massa come quella di Leicester del 1885 a cui aderirono circa 80 mila persone, con tanto di parate, volantinaggio e finte bare di bambini. Un dato interessante: la storia ci suggerisce che già agli albori, gli antivaccinisti avevano due caratteristiche spiccate: erano degli efficaci comunicatori e mostravano una certa refrattarietà ai dati offerti dall’esperienza e dalla scienza.

antivaccinisti

Da cosa nasce la paura dei vaccini?
Non dimentichiamo che l’inoculazione del vaiolo introduceva una pratica medica che rovesciava completamente tradizioni terapeutiche di secoli tese a guarire una malattia. Anziché prevenire una malattia e difendere la popolazione da un contagio – ricorrendo a mezzi sperimentati come l’isolamento dei malati e le quarantene – l’inoculazione causava invece la malattia stessa nella persona, senza la sicurezza che fosse efficace e sicura. La questione della sicurezza era in primo piano e ha alimentato profonde paure pubbliche, comparendo e ricomparendo nel tempo e dominando le politiche vaccinali. Nel primo Ottocento molti vedevano con timore, se non con orrore, il trasferimento di materia di origine animale (cowpox) nel corpo umano, nel quale si pensava che i fluidi animali potessero provocare ascessi e scrofole e nuove e indicibili malattie proprie delle bestie. È di quel periodo la diffusione di vignette e stampe in cui ai vaccinati spuntano, nei luoghi dell’inoculazione, teste di mucca, code o corna. In seguito, a dominare sarebbe stata l’idea che i vaccini causassero malattie o fossero inefficaci, che contenessero componenti tossici, che indebolissero le difese naturali dei bambini.

The vaccination monster (i bambini vengono dati in pasto al mostro)

The vaccination monster (i bambini vengono dati in pasto al mostro)

Quale dibattito animò la polemica tra inoculisti e antinoculisti nell’Italia del ‘700?
Nel dibattito che si sviluppa nel XVIII secolo, con l’introduzione della cosiddetta ‘variolizzazione’ in vari Paesi europei, compresa l’Italia, entravano diverse questioni. La pratica era condannata in quanto in contrasto con l’idea di natura e per il suo proporsi come sfida alla volontà di Dio, nel momento in cui interveniva sul destino dell’uomo (biologico e sociale), provocandone, talora, anche la morte. In Inghilterra, gli inoculatori erano definiti “avvelenatori infernali”, “nemici del genere umano” e il trattamento che eseguivano un’ “infedeltà alla legge rivelata di Dio”. In Italia, il dibattito non ha l’estensione e la capacità d’influenza di altri Paesi europei, dove investe i livelli più alti delle istituzioni e della cultura. A dominare, il dibattito era il ‘partito’ degli inoculisti che comprendeva i medici più in vista, accademici, protomedici o con posizioni di responsabilità in organismi sanitari nei vari Stati pre-unitari. Sui professionisti più informati, corrispondenti di Accademie e Società, esercitarono una spinta le idee d’ Oltralpe e le posizioni dei Philosophes, raccolti intorno all’ ‘Encyclopédie’: il rifiuto della variolizzazione era identificato tout court col rifiuto delle ragioni del progresso, che avevano sostenuto la pratica, diffusa, infatti, nei paesi più evoluti come l’Inghilterra. Gli oppositori rappresentavano una minoranza. Le loro posizioni si ritrovano in dissertazioni, recensioni e saggi. Le loro argomentazioni ruotavano su alcuni punti chiave: la pratica ostacolava i disegni della “Divina Provvidenza”; offendeva la Religione; con l’innesto s’introduceva nell’uomo una malattia mandata da Dio; si procurava il vaiolo ad una persona nonostante il caso (“ancorchè rimoto”) che potesse morire e nonostante che detta persona potesse essere esente da tale malattia”. Capofila degli antiinoculisti italiani un medico-letterato e naturalista riminese, Giovanni Bianchi, alias Janus Plancus, Archiatra onorario dei papi Clemente XIV e Pio VI, contrario per ragioni fisiche, mediche e politiche.

Quando si sviluppò il primo movimento antivaccinista?
Dubbi, resistenze, scetticismo, vero e proprio rifiuto accompagnano la storia della vaccinazione, l’unico atto medico dell’era moderna che obbliga gli individui ad accettare l’iniezione di un medicinale o di un agente medicinale nei corpi. Nicchie di resistenza sono sempre esistite, nonostante l’enorme successo delle campagne di immunizzazione in essere da tempo – che hanno ridotto drasticamente l’incidenza di gravi malattie infettive, molte delle quali invalidanti (poliomielite) e ad elevata letalità (difterite). In Italia, il primo vero e proprio movimento antivaccinista – come del resto era accaduto in Inghilterra, con ben diversa forza- prende corpo dopo l’introduzione dell’obbligatorietà della vaccinazione antivaiolosa affermata dalla legge n. 5849 del 22 dicembre 1888, Sulla tutela dell’igiene e sanità pubblica, entrata in vigore il 9 gennaio 1889. Rispetto a Paesi come la Gran Bretagna, tuttavia, la resistenza all’obbligatorietà della vaccinazione ha una storia del tutto diversa per i tempi, come si è detto, per i modi, i caratteri e la composizione del fronte contrario. L’imposizione dell’obbligo vaccinale, comunque, sposta anche in Italia, il dibattito anche sul piano del discorso politico attraverso la rivendicazione del diritto alla libertà individuale contro l’intervento dello Stato, ancorché in nome di un bene collettivo, come la salute. A capo del movimento, un igienista, Carlo Ruata, professore universitario a Perugia, leader riconosciuto anche all’estero della resistenza alla vaccinazione tra Ottocento e Novecento. Per sua iniziativa nasce la prima Lega antivaccinazione italiana, sul modello di quelle inglesi.

Quali argomentazioni uniscono gli antinoculisti del ‘700 alle proteste degli antivaccinisti contemporanei?
La preoccupazione e la polemica sul beneficio relativo, rispetto al danno potenziale dei vaccini, ha sempre alimentato un vivace dibattito pubblico, sin dal XVIII secolo, come si è avuto modo di dire. Alcune radicate credenze, spesso di natura spirituale o filosofica, e alcune attitudini di base sono state trasmesse nel tempo. Alcuni argomenti, fatte le dovute distinzioni, restano quasi invariati nel tempo: i vaccini sono inefficaci, conferiscono un’immunità temporanea, sono un cocktail di sostanze e agenti chimici velenosi. Alcuni esempi. Nell’Ottocento era l’acido fenico che entrava nel sangue, contaminando le secrezioni naturali. Oggi, a circa due secoli di distanza, i siti antivaccinazione denunciano la presenza nei vaccini di virus vivi e di quantità significative di sostanze altamente tossiche come mercurio, alluminio e formaldeide. Cosa che sarebbe all’origine dell’aumento di autismo, ADHD, asma, artrite, morbo di Crohn, lupus e altri disturbi. Ancora. A fine Ottocento l’opposizione antivaccinista denunciava il pericolo che la vaccinasse antivaiolosa aprisse la strada ad altre malattie: difterite, erisipela e, talvolta ascessi. (Nel complesso, era la tesi, era un male più grande per l’umanità dello stesso vaiolo). Oggi, vengono richiamati gli effetti avversi a lungo termine dei vaccini che includono disturbi immunologici e neurologici cronici come autismo, iperattività, disturbi da deficit di attenzione, dislessia, allergie, cancro e altre condizioni. Altri argomenti comuni sono la denuncia del colpevole silenzio delle autorità sugli effetti avversi e gli errori; la protesta per l’incursione dello Stato che lede i diritti individuali; l’accusa di ignorare l’alternativa più valida alla vaccinazione: la prevenzione, l’igiene individuale e collettiva, gli stili di vita.

Come si compone il mondo dell’opposizione anti vaccinale nell’Italia di oggi?
Di recente i ricercatori e gli esperti di Sanità Pubblica che indagano sul fenomeno dell’opposizione alla vaccinazione hanno coniato un nuovo termine “Vaccine Hesitance” (VH) per descrivere un insieme di credenze, atteggiamenti o comportamenti, o una combinazione di essi, condivisa da una porzione ampia ed eterogenea di popolazione che comprende persone che mostrano un conformismo riottoso e un intreccio di comportamenti diversi: ritardo della scelta, accettazione dei vaccini raccomandati nonostante i dubbi, rifiuto di uno specifico vaccino o di tutti i vaccini. L’Italia è in linea con gli altri paesi. La galassia dei movimenti, dei gruppi e microgruppi di genitori No obbligo, di organizzazioni di cittadini, di comitati locali e di associazioni è cresciuta negli ultimi anni. Si affacciano – tra i motivi di agitazione degli ultimi movimenti, come il M3V (Vaccini vogliamo verità) – la richiesta di rivalutazione delle medicine non convenzionali, alternative e complementari (omeopatia, agopuntura); di una nuova visione del ruolo del medico e dell’ospedale come luogo di cura. Il movimento, nelle sue varie correnti, è oggi strutturato e diffuso in tutto il territorio nazionale, anche se, come accade in Germania, in Francia e negli Stati Uniti, è nei distretti più avanzati del Nord, in Veneto e nel Trentino Alto Adige, nonché nell’Italia centrale (Cesena, Rimini, Forlì) che si trovano le fortezze dei propagandisti e i movimenti di opinione più influenti. Tra gli attivisti, avvocati e medici, alcuni dei quali radiati dall’ordine professionale per le posizioni critiche e le dichiarazioni pubbliche antivaccinazione. L’ultima grande mobilitazione dell’insieme del movimento ha avuto luogo all’indomani dell’approvazione della legge Lorenzin (2017) che ha introdotto l’obbligatorietà di dieci vaccini obbligatori per l’iscrizione a scuola da 0 a 16 anni. La ‘resistenza’ “contro un atto irrispettoso della genitorialità, della vita dei bambini e dei diritti fondamentali dell’uomo” – per riprendere la loro denuncia, pubblicata dai giornali, – è sfociata nella primavera-estate di quell’anno – in una serie in una serie di manifestazioni, in varie parti d’Italia, con sfilate, cortei, sit–in, flash mob per la libera scelta vaccinale e per la libertà di scelta terapeutica.

Eugenia Tognotti è professore ordinario di Storia della Medicina e della Sanità all’Università degli Studi di Sassari. Tra le sue pubblicazioni: Il mostro asiatico. Storia del colera in Italia (Laterza, 2000); Il morbo lento. La tisi nell’Italia dell’Ottocento (FrancoAngeli, 2008); La spagnola in Italia (FrancoAngeli, 2002, 2° ed. 2013).

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