Usare il cervello. Ciò che la scienza può insegnare alla politica, Gianvito Martino, Marco PivatoDott. Marco Pivato, Lei è autore con Gianvito Martino del libro Usare il cervello. Ciò che la scienza può insegnare alla politica edito da La nave di Teseo: cosa possono insegnarci le neuroscienze riguardo alla nostra vita quotidiana?
Le neuroscienze sono una lente di ingrandimento su un universo pressoché sconosciuto sino a qualche decina di anni fa. Se con i radio-telescopi e le sonde spaziali oggi riusciamo a vedere oltre il sistema solare e indietro nel tempo fino a quasi al Big Bang, con gli strumenti delle neuroscienze sappiamo scrutare altrettanto in profondità non già fuori dell’uomo, ma dentro l’uomo, negli intimi meccanismi che sottendono il suo agire. Quello che un tempo era dominio della psicologia del profondo – e in qualche caso della filosofia – oggi può essere indagato dai neuroscienziati e posto su una base scientifica, con esperimenti replicabili. A partire dagli anni Sessanta del secolo scorso i progressi in questo campo sono andati crescendo, consentendoci di spiegare, ancora con molti limiti ma anche tante sorprese, la mente – concetto immateriale – a partire dalla fisica, dalla biochimica, dalla genetica e dall’evoluzionismo – concetti materiali – che la rendono possibile. Nondimeno anche l’indagine della controparte organica della mente, quindi il cervello e la sua fisiologia, ne ha beneficiato acquisendo informazioni sulle cause e sul progresso di numerose malattie neurodegenerative come per esempio Sla, Alzheimer, Parkison.

Cosa ci sfugge ancora nella comprensione del nostro cervello?
Ovviamente ancora tantissimo, a partire per esempio proprio dalle malattie neurodegenerative che non possiamo ancora del tutto prevenire e curare. Sebbene ne sappiamo molto più di un tempo. Questo per quanto riguarda “il cervello che si ammala”, ma ci risulta ancora estremamente misterioso anche “il cervello che pensa”. Nel nostro libro, per esempio, discutiamo di parole come “intelligenza”, “emozione”, “sentimento” e “memoria”, cercando di elencare tutto ciò che sappiamo sulle loro definizioni e illustrando le ipotesi. Sappiamo che queste proprietà e la mente, più in generale, emergono dal cervello (come le proprietà chimiche e fisiche di una molecola emergono dall’incatenamento di atomi che singolarmente avrebbero proprietà chimiche e fisiche molto diverse) ma non sappiamo nel dettaglio come avviene questa “magia” che trasforma la materia inerte in vita e pensiero.

Quali meccanismi regolano il modo con cui prendiamo decisioni e ricerchiamo la felicità?
Nella seconda parte del nostro libro introduciamo la “teoria della decisioni”. Si tratta di un campo molto complesso, ma che si declina facilmente nel racconto del nostro vissuto quotidiano attraverso esempi che sono a tutti noti. Cosa ci fa propendere nella scelta di una opportunità piuttosto che un’altra? Abbiamo appena acquistato un biglietto per l’opera del valore di 150 euro, ma all’ingresso ci accorgiamo di averlo perso. Lo ricomprereste? In un’altra occasione, mentre stiamo entrando in teatro per acquistare un biglietto, ci accorgiamo di aver perso 150 euro. Comprereste lo stesso il biglietto? Perché la maggior parte delle persone sottoposte a questo esperimento decide di non ricomprare il biglietto nel primo caso ma di farlo nel secondo, anche se in entrambi i casi la situazione è esattamente la medesima? Proprio l’economia è un campo nel quale si possono ben apprezzare le dinamiche che sottendono le decisioni umane. A partire da questi squarci di realtà raccontiamo automaticità e trappole della mente. Questa parte del libro servirà a entrare nel merito della successiva, dove parliamo di “decisioni” in ambito politico: conoscere come il cervello decide aiuterebbe i nostri amministratori a farlo in maniera intelligente, efficace, evitando di sprecare energie, per l’appunto in decisioni svantaggiose. Ne abbiamo bisogno dal momento che il nostro Paese dovrebbe decidere per riforme che sappiano creare benessere e sviluppo. Dimostriamo con una lunga serie di esempi e bibliografia che investire in ricerca generebbe ricchezza per il Paese.

Si parla molto di fake news e neuromarketing: in che modo è possibile essere manipolati e come difendersi?
Le fake-news sono un conto, sono informazioni false spacciate per vere, il neuromarketing è un altro, studia bisogni che già esistono nella persona e come si possono semmai amplificare. Per esempio per capire quali siano le trame decisionali della mente quando è alle prese con le etichette alimentari si parte dall’analisi dei segnali psicofisiologici evocati dalla visione di un prodotto: sudorazione, variazioni cardiache, ritmo di respirazione, livello del tono muscolare, segnali elettroencefalografici, movimenti oculari etc. Grazie a una approfondita conoscenza dei processi psicofisiologici siamo in grado di trarre dati sulle emozioni generate da uno stimolo comunicativo come il colore, la forma o la veste di una merendina ma anche di un’automobile. Applicando e adattando queste conoscenze scientifiche al marketing è possibile disegnare prodotti e progettare campagne pubblicitarie ad hoc. Non è altro che una evoluzione della tecnica pubblicitaria quando era meno scientifica e più generalista, meno mirata. Come difendersi credo lo si imparerà vivendo e subendo queste nuove tecniche, così come abbiamo imparato a essere meno ingenui nei confronti della pubblicità classica con il tempo, dagli anni Sessanta in poi, quando con il Boom invase i media tradizionali. Sempre di pubblicità si tratta, magari più “intelligente” di quella classica ma certamente non di tratta di “controllo della mente”. Che per altro è un’altra di quelle bufale simile a quella delle droghe che rendono super-intelligenti che smontiamo nel nostro libro.