Uomini che odiano le donne, Stieg Larsson, riassunto, trama, recensioneAlcuni si recano a Stoccolma per visitare Gamla Stan, la città vecchia, con i suoi palazzi colorati e i negozi di design. Altri portano i bambini a Junibacken, per trascorrere una giornata nel mondo di Pippi Calzelunghe. C’è chi visita il Museo Navale, chi preferisce quello degli ABBA. E infine c’è chi va a Stoccolma con l’unico scopo di prendere parte al giro della città sulle tracce di Mikael Blomkvist e Lisbeth Salander, i personaggi di Uomini che odiano le donne: la passeggiata inizia a Bellmansgatan, dove vive Blomkvist, per poi passare davanti agli uffici editoriali del Millennium, dove lavora, e concludersi sulle colline dove si trova il lussuoso appartamento di Lisbeth.

La trilogia Millennium di Stieg Larsson, di cui Uomini che odiano le donne è il primo volume, è stata un fenomeno editoriale: letti, si stima, da più di 80 milioni di persone in tutto il mondo, i tre volumi hanno intrigato i lettori e catapultato Stoccolma in cima alla lista dei desideri dei turisti.

Uomini che odiano le donne è un thriller cupo e a tratti violento incentrato su una complessa frode finanziaria e sull’oscuro segreto della potente famiglia Vanger. Henrik Vanger, potente industriale ormai ottentenne, assume Mikael Blomkvist per indagare sulla scomparsa di Harriet, la sua nipote prediletta. Quarant’anni prima, Harriet era infatti sparita nel nulla al largo dell’isola privata della famiglia: nessuno l’aveva vista andarsene né era sto ritrovato alcun cadavere, ma Henrik è convinto che un membro della propria famiglia l’abbia uccisa. “Detesto la maggior parte dei membri della mia famiglia”, confessa a Blomkvist. “Sono per la maggior parte ladri, avari, bulli e incompetenti”. A rendere tutto ancora più strano, c’è il fatto che ogni anno, nel giorno del suo compleanno, l’anziano patriarca continua a ricevere lo stesso dono che la ragazza era solita fargli da viva, spedito ogni volta da un mittente misterioso e da luoghi differenti.

Blomkvist non è un investigatore, ma un giornalista, a capo della rivista Millennium, specializzata in reportage di denuncia sulla corruzione e gli affari loschi del mondo imprenditoriale. Ha appena perso un caso di diffamazione in circostanze oscure e quindi, nonostante i suoi dubbi, decide di prendere in carico il caso, attratto dal cospicuo compenso, 2,4 milioni di corone, che Vanger gli ha promesso per un anno di lavoro. L’incarico prevede ufficialmente di dover scrivere la storia della famiglia, ma in realtà l’obiettivo è quello di indagare sulla scomparsa della ragazza: “Voglio che la mia storia sia a disposizione del mondo quando morirò”, dice Henrik Vanger, “Il motivo che mi spinge è il più semplice che si possa immaginare – la vendetta.”

Quasi immediatamente, il giornalista si rende conto che Henrik Vanger potrebbe aver ragione e intuisce un possibile collegamento tra la sparizione della ragazza e una serie di omicidi che si erano svolti all’incirca nel medesimo periodo, negli anni ’50 e ’60. La famiglia Vanger, apparentemente disponibile, cerca in realtà di sabotare Blomkvist, che invece si appassiona sempre di più al caso e finisce per scoprire una serie di dettagli inquietanti su ciascun membro della casata: “Mickael era consapevole che ogni famiglia ha qualche scheletro nell’armadio. La famiglia Vanger aveva un intero cimitero.”

Nelle indagini Blomkvist è affiancato dal personaggio forse più affascinante del libro: Lisbeth Salander. Lisbeth è un’abile hacker di 24 anni con una memoria fotografica, un carattere irrequieto e impetuoso e alle spalle una storia oscura di abbandoni e ospedali psichiatrici. All’apparenza è una ragazza fragile, la vittima designata di quegli uomini che odiano le donne: “Nel mondo di Lisbeth Salander questo era lo stato naturale delle cose. Come ragazza era una preda legittima, soprattutto se vestiva una giacca consunta di pelle nera e aveva piercing alle sopracciglia, tatuaggi e una posizione sociale inesistente.” Tra lei e il giornalista si crea ben presto un legame intenso, per quanto apparentemente incongruo, e la ragazza si rivelerà fondamentale per le indagini e molto più forte di quanto il suo fisico minuto possa far sospettare.

Uomini che odiano le donne è un thriller molto ben costruito, in cui non mancano intrighi, pirateria informatica e segreti industriali, oltre che brutalità, sadismo e sesso occasionale. Come il titolo lascia intuire, i personaggi maschili del romanzo non sono certo degli stinchi di santo: ad eccezione di Blomkvist, sembra che in ogni uomo al di sopra dei 70 anni si nasconda un misogino violento. E d’altra parte i dati, reali, della violenza sulle donne in Svezia fanno da corollario a tutto lo svolgersi della vicenda (“In Svezia il 18% delle donne al di sopra dei quindici anni è stato minacciato almeno una volta da un uomo”, ci dice l’incipit della prima parte del romanzo. E poi “In Svezia il 46% delle donne al di sopra dei quindici anni è stato oggetto di violenza da parte di un uomo”, e ancora “In Svezia il 13% delle donne è vittima di violenze sessuali al di fuori di relazioni sessuali”). Inoltre, Larsson è certamente molto abile nell’intuire le dinamiche mentali di uomini corrotti e malvagi e non c’è dubbio che con Lisbeth, ragazza ambigua e piena di contrasti, lo scrittore sia riuscito a creare un personaggio femminile davvero memorabile.

Larsson, morto nel 2004, non ha purtroppo potuto assistere allo straordinario successo della sua opera, ma per i lettori che sono stati ammaliati da Blomkvist e Lisbeth c’è almeno la consolazione di poter leggere gli altri due volumi della trilogia, La ragazza che giocava con il fuoco e La regina dei castelli di carta.

Silvia Maina