“Una volta il futuro era migliore. Lezioni per invertire la rotta” di Sabino Cassese

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Prof. Sabino Cassese, Lei è autore del libro Una volta il futuro era migliore. Lezioni per invertire la rotta edito da Solferino. Viviamo in Paese pacifico, in cui lo Stato si dà carico del benessere dei cittadini, dove tutti possono fruire dei benefici del progresso tecnologico, che fa parte della ristretta schiera delle nazioni sviluppate. Eppure, secondo i sondaggi, più di sette italiani su dieci vedono nel futuro dell’Italia, e loro personale, più rischi che opportunità. Perché abbiamo smarrito l’ottimismo?
Una volta il futuro era migliore. Lezioni per invertire la rotta, Sabino CasseseLe cause sono molte. In primo luogo, l’Italia è ferma da un quarto di secolo, mentre gli altri Paesi corrono. In secondo luogo, il livello generale di istruzione della società è basso rispetto a quello degli altri Paesi europei. Terzo: la classe dirigente è debole, incapace di produrre governi duraturi, poco capace di raccogliere il consenso popolare. In quarto luogo, i partiti politici sì sono “liquefatti”. In quinto luogo, la produttività del lavoro è bassa. Infine, la qualità delle istituzioni, specialmente di quelle esecutive, è mediocre.

Come è cambiata la percezione del futuro per gli italiani?
Le cause che ho elencato producono effetti sulla vita quotidiana di tutti gli italiani. Quantità e qualità del lavoro scarse. Prospettive di sviluppo molto limitate. Ascensore sociale fermo o lentissimo. Tutto questo fa percepire il futuro come un momento nel quale si finirà per stare peggio

Sempre più giovani scelgono la strada dell’emigrazione all’estero: quale futuro per i giovani nel nostro Paese?
Colpite da questa situazione sono proprio le persone che si affacciano sul mercato del lavoro, anche quelli che hanno un’istruzione universitaria. Questo li spinge a cercare lavoro all’estero e ad avere poi difficoltà nel tentare di ritornare in Italia.

Quali sono le cause del declino del nostro Paese?
Le cause del declino sono quelle che ho indicato prima, in particolare la mancata crescita economica dell’ultimo venticinquennio. Anche quando abbiamo camminato, siamo rimasti molto indietro rispetto ad altri paesi che, invece, corrono.

C’è speranza per l’Italia?
Ho scritto quel libro proprio per indicare i motivi di speranza. Principale è questa: l’Italia, anche quando è caduta o si è fermata, ha sempre avuto buona capacità di ripresa. E l’ho scritto anche per indicare i modi in cui ci si può inserire nella ripresa sperabile del nostro paese.

In che modo, a Suo avviso, l’Italia potrà rinnovarsi e rinascere?
Nel libro indico almeno 10 strategie, alla base delle quali c’è necessariamente un livello maggiore di istruzione generale. Gli studi sullo sviluppo americano hanno mostrato che questo si è realizzato quando i poteri pubblici hanno cercato di portare una parte cospicua di tutta la società al livello di istruzione superiore. Noi abbiamo ancora molto cammino da fare in questa direzione, perché, in proporzione alla popolazione, sono ancora pochi i laureati, poco diffusa è la conoscenza di una seconda lingua, è alto il numero degli analfabeti, degli analfabeti di ritorno e degli analfabeti funzionali. A questo si aggiunge la capacità di individuare i campi nuovi, specialmente nelle intersezioni, dove i saperi disciplinari si incontrano e dove c’è il maggiore progresso delle scienze, della tecnologia, della produzione e dell’impresa.

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