“Una storia popolare” di Rodolfo Casadei e Roberto Formigoni

Dott. Rodolfo Casadei, Lei è autore con Roberto Formigoni del libro Una storia popolare edito da Cantagalli: chi è oggi Roberto Formigoni?
Una storia popolare, Rodolfo Casadei, Roberto FormigoniOggi Roberto Formigoni è un commentatore politico che vive agli arresti domiciliari dal luglio 2019, dopo aver trascorso 5 mesi nel carcere di Bollate a causa dell’applicazione retroattiva della cosiddetta “legge spazzacorrotti”, applicazione poi dichiarata illegittima da una sentenza della Corte costituzionale nel febbraio 2020. Cura una rubrica domenicale dal titolo “La frustata” sul quotidiano Libero. Riceve singoli e gruppi, spesso di giovani, che gli chiedono consigli sull’impegno politico a cui vogliono dedicarsi. Rilascia interviste a giornali e tivù e attende che il giudice di sorveglianza lo assegni ai servizi sociali: attualmente può uscire di casa solo due ore al giorno.

Quando e come avviene il suo incontro con don Giussani e il movimento da lui fondato?
A far scoprire a Formigoni tredicenne l’esperienza di Comunione e Liberazione quando si chiamava ancora Gioventù Studentesca (GS) è stato un altro lecchese come lui, l’allora diciannovenne Angelo Scola, che poi sarà cardinale e arcivescovo di Milano, e che a quel tempo era studente universitario al primo anno. I giessini erano attivissimi: non solo proponevano incontri di preghiera e di scambio di esperienze a partire da un testo offerto alla riflessione personale (i famosi “raggi”), gite e iniziative culturali ai loro compagni di scuola, ma addirittura tenevano d’occhio i ragazzi che uscivano dalle Medie per proporre la partecipazione al movimento, che a quel tempo era ancora parte dell’Azione Cattolica, a quelli che sembravano i più svegli e disponibili a lasciarsi coinvolgere. L’incontro personale con don Giussani avviene decisamente più tardi, quando Formigoni conclude gli studi universitari ed entra a far parte della cosiddetta “Redazione culturale” di CL, il “pensatoio” che sfornava volantini, documenti e libretti al servizio delle comunità cielline nei vari ambienti: scuole, università, fabbriche. Sarà un incontro fondamentale per fargli decidere di dedicare la sua vita di laico alla testimonianza cristiana, fino all’ingresso nei Memores, i laici consacrati di CL. Quando la sua carriera politica decollerà e infine avrà la grande responsabilità di governare la regione Lombardia, Giussani sarà contento di vedere la creazione di una casa dei Memores attenta alle esigenze di Formigoni: raccomanderà ai suoi compagni di casa di avere particolari attenzioni per lui e di aiutarlo a non smarrirsi.

Cosa ha rappresentato nella politica italiana il Movimento Popolare?
Ha rappresentato un momento di forte ripresa del cattolicesimo sociale in Italia, incentrata su due criteri che sono anche due valori: la presenza caratterizzata dei cristiani nell’ambito socio-politico, in netto contrasto con la “scelta religiosa” dell’Azione Cattolica, e l’unità politica dei cattolici nella DC, in polemica coi cristiani di sinistra che si candidavano come indipendenti nelle liste del PCI. A detta dell’allora segretario democristiano Benigno Zaccagnini, l’MP convogliò sulle liste della Democrazia Cristiana 1 milione di voti nelle decisive elezioni politiche del 1976, impedendo di fatto il sorpasso da parte del PCI che molti a quel tempo consideravano ineluttabile. In seguito l’MP ha operato per evitare la realizzazione del “compromesso storico” sia nella versione originale che in quella riveduta e corretta di Ciriaco De Mita segretario della DC, arrivando a concludere accordi e alleanze col PSI di Craxi a tale scopo. Sempre ha giudicato che l’ascesa al potere del PCI e poi dei partiti suoi eredi avrebbe rafforzato lo statalismo e indebolito il protagonismo della società civile, avrebbe contraddetto quel principio di sussidiarietà, caposaldo della dottrina sociale cristiana, in forza del quale sono nate tante realtà della cooperazione, del no profit, del mondo della scuola. Non bisogna infatti dimenticare che l’MP non ha esaurito la sua azione nel campo della politica partitica (non ha nemmeno creato una corrente all’interno della DC), ma ha ispirato la nascita di realtà al servizio della società come scuole libere, cooperative di servizi, fondazioni al servizio dei più deboli, centri culturali, ecc. Molte di queste realtà esistono tutt’ora; la più famosa è senz’altro il Meeting di Rimini, di cui l’MP è stato uno dei fondatori. Una intera sezione del libro Una storia popolare, circa 120 pagine, è dedicata agli anni del Movimenti Popolare.

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  • Formigoni, Roberto (Autore)

Quale bilancio fa Formigoni della lunga stagione al governo della Regione Lombardia?
Uno dei motivi per i quali abbiamo voluto scrivere il libro Una storia popolare è stato proprio quello di mettere in evidenza i risultati positivi di 18 anni ininterrotti di governo della Lombardia, oscurati dalla condanna per il caso Maugeri. Quella serie di amministrazioni ebbe il coraggio non solo di portare avanti una riforma che associava al sistema sanitario pubblico il meglio della sanità privata a vantaggio dei cittadini nonostante ostilità di ogni tipo; non solo seppe tradurre in fatti amministrativi i princìpi della dottrina sociale cristiana in materia di educazione, famiglia e vita attraverso il buono scuola, la legge per la famiglia, il sostegno alla maternità, la legge per gli oratori, i fondi per i disabili come Eluana Englaro, ecc.; ma si distinse davvero in tutti i campi. A quei tempi la Lombardia era all’avanguardia delle regioni italiane in una lunga serie di laicissime materie: è stata la prima Regione italiana a creare il singolo decreto di pagamento per i Fondi europei, che ha accelerato immensamente le procedure, a creare lo Sportello Unico delle imprese per tutte le autorizzazioni amministrative, a stabilire premialità per le cooperative sociali in determinate gare di appalto, a mettere a sistema i servizi per l’occupazione delle agenzie private, ad avere una sede di rappresentanza a Bruxelles presso la Ue, a fare cooperazione internazionale con fondi regionali, a stabilire che la formazione professionale espletava l’obbligo scolastico, a creare il contratto tipo del project financing, cioè della partecipazione di investimenti privati in opere pubbliche, a creare fondi di investimento per finanziare l’housing sociale, a fare un Piano dell’aria per la riduzione dell’inquinamento e a introdurre il blocco del traffico applicando le prime direttive Ue sul particolato, a fare una legge sull’abitabilità dei sottotetti per ridurre il consumo di territorio, a introdurre i contratti di fiume (per ridurre la possibilità di alluvioni), a rendere possibili gli esami del sangue senza prenotazione, a introdurre l’accreditamento delle strutture sanitarie private, superando il vecchio sistema delle convenzioni, a rendere tempestivi i pagamenti della Pubblica Amministrazione ai fornitori dei servizi sanitari (il Lazio ci è arrivato, stando alle parole del suo presidente Zingaretti, nel 2020) e molte altre cose. In tutte queste materie e in altre ancora (che trovate nel libro) le altre regioni italiane hanno imitato, dopo poco o dopo molto tempo, la Lombardia del ciellino Formigoni presidente. Se non ci fossimo preoccupati noi di mettere nero su bianco questi esempi di buon governo descrivendoli nel libro, sarebbero semplicemente finiti nel dimenticatoio, perché la grande stampa laicista non ne ha mai parlato.

Come ha vissuto Formigoni la caduta «nella polvere» e i giorni in carcere?
Direi con grande dignità, accettando da uomo delle istituzioni di patire le conseguenze di una condanna che continua a considerare ingiusta. E ancora oggi, dopo 27 mesi prima di carcere e poi di arresti domiciliari, Formigoni attende con pazienza l’assegnazione ai servizi sociali, che in altri casi ha avuto luogo in tempi molto più rapidi.

Chi gli è stato maggiormente accanto in questa dura prova?
Senz’altro il Comitato degli amici che hanno raccolto fondi per aiutarlo a pagare le spese legali, quando gli erano state tolte le pensioni maturate in Parlamento e in Regione Lombardia. Senz’altro le 3.500 persone che gli hanno scritto lettere e biglietti mentre era detenuto. Senz’altro colleghi di partito ma anche avversari politici che lo hanno visitato in carcere, come pure alcuni sacerdoti e alcuni vescovi, compresi mons. Angelo Scola e il vescovo di Reggio Emilia mons. Massimo Camisasca, che gli hanno portato di persona il loro conforto.

Cosa si attende dal futuro Roberto Formigoni?
Di continuare a svolgere il ruolo che si è ritagliato in forza delle richieste che ha ricevuto: quello di contribuire alla formazione dei giovani che hanno appena cominciato a fare politica e di far conoscere il suo pensiero sulle vicende politiche correnti attraverso la stampa. Come ha ripetuto in molte interviste: non più un giocatore, ma un coach.

Rodolfo Casadei, è giornalista professionista dal 1991 ed è stato inviato speciale del periodico Tempi per più di un ventennio, fra il 1998 e il 2019. Ha realizzato reportage in 60 paesi del mondo, soprattutto in Africa e nel Vicino Oriente. È autore di una dozzina di libri, fra i quali una trilogia dedicata ai cristiani perseguitati. Ha ricevuto i premi dell’Unione Cattolica della Stampa Italiana (2005) e dell’associazione Una via per Oriana Fallaci (2008). È stato uno dei curatori dei discorsi di Formigoni presidente di Regione Lombardia fra il 1997 e il 2004.

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