Prof. Edmondo Lupieri, Lei ha curato l’edizione del libro Una sposa per Gesù. Maria Maddalena tra antichità e postmoderno edito da Carocci: cosa raccontano i Vangeli di Maria di Magdala?
Una sposa per Gesù. Maria Maddalena tra antichità e postmoderno, Edmondo LupieriSe un filosofo greco romanizzato della tarda antichità poteva attaccare la fede dei cristiani, dicendo che essa era basata sulle parole di donnicciole isteriche, e pure di malaffare, si può capire come il personaggio della Maddalena, colei che si diceva avesse scoperto la tomba vuota di Gesù, fosse di tutto rispetto per i credenti, ma anche difficile da maneggiare. Un’ambiguità di partenza, quindi, caratterizza la figura di Maria di Magdala. Ignorata completamente nelle lettere di Paolo, che sono i testi cristiani più antichi a noi pervenuti, la Maddalena appare in tutti e quattro i vangeli canonici. Nel più antico, Marco, non ci fa una gran bella figura. Senza aver mai parlato di lei prima, alla crocifissione Marco ci dice che c’erano – a guardare da lontano – delle donne che avevano accompagnato Gesù dalla Galilea, fra le quali la Maddalena. I discepoli maschi erano fuggiti tutti e solo donne erano rimaste, così l’evangelista è praticamente obbligato a ricordarne la presenza. La mattina dopo il sabato, la Maddalena e le altre vanno alla tomba, per ungere il corpo di Gesù, ma trovano il sepolcro aperto e vuoto. Un giovane (forse un angelo?) dice loro di andare a dire ai discepoli di andare in Galilea, ma le donne scappano via e non dicono niente a nessuno. E così finirebbe la storia nella versione originale del Vangelo: una conclusione davvero strana, anche perché, se davvero non hanno detto niente a nessuno, come fa Marco a sapere quello che è accaduto?

Nei restanti vangeli canonici, la narrativa si sviluppa. Luca ci dice che la Maddalena con altre donne finanziava il movimento di Gesù, poiché, come le altre, era stata da lui beneficata: da lei, infatti, erano usciti sette diavoli. Non è un gran complimento, ma, alla fine, la Maddalena e le altre, quando scoprono la tomba vuota e ricevono da due uomini (poi spiegati come angeli) il compito di dire ai discepoli di rimanere in Gerusalemme, turbate e gioiose allo stesso tempo, vanno a dirlo ai discepoli (i quali a loro volta incominciano a vedere non angeli, ma Gesù stesso risorto). Secondo Matteo, la Maddalena e un’altra Maria si recano al sepolcro non per ungere il corpo di Gesù (che per Matteo era già stato unto a Betania), ma per vedere la tomba. Arrivate, sperimentano un terremoto, vedono l’angelo scendere dal cielo, rovesciare la pietra di chiusura e sedercisi sopra, mentre le guardie romane collassano dalla paura. Obbediscono subito all’angelo che dice loro di andare a dire ai discepoli di recarsi in Galilea, ma, mentre corrono ad avvertirli, incontrano il Risorto, gli si gettano ai piedi, glieli abbracciano, parlano con lui. In Matteo, quindi, la Maddalena e l’altra Maria sono i primi esseri umani ad incontrare personalmente il Risorto e non solo a vedere degli angeli. Il racconto cambia ancora in Giovanni: alla crocifissione Gesù non è solo, ma sotto la croce stanno il discepolo amato, la madre, un’altra Maria e la Maddalena; così, in una scena famosa, il discepolo può diventare “fratello adottivo” di Gesù e prendersi cura della madre. Anche qui la Maddalena, da sola però, trova la tomba aperta e vuota e corre a dirlo a Pietro e al discepolo amato; questi corrono a verificare, ma poi se ne vanno, mentre lei rimane fuori, sola, a piangere. Vede quindi due angeli nel sepolcro, parla con loro, ma prima che le rispondano si volta e vede uno, che scambia per il giardiniere, ma è in realtà Gesù risorto. Vorrebbe abbracciarlo, ma lui glielo impedisce e le dice invece di andare ad avvertire i discepoli che ora lui sale al Padre. Cosa che la Maddalena esegue.

La Maddalena non è più menzionata negli Atti degli Apostoli, ma qualcuno, forse agli inizi del secondo secolo, sulla base degli altri racconti evangelici, ha preparato una conclusione nuova e più ampia per il Vangelo di Marco, in cui ricompare la Maddalena, come scopritrice della tomba vuota, senza novità di rilievo (ma con il chiarimento che i sette diavoli erano stati esorcizzati da Gesù).

Quali informazioni sulla Maddalena forniscono gli apocrifi e come viene descritta la sua figura dai Padri della Chiesa?
Le notizie parzialmente contraddittorie che i vangeli canonici forniscono sulla Maddalena vengono ampliate, integrate, trasformate da un’ampia letteratura che ora definiamo apocrifa e dalla riflessione dei pensatori cristiani antichi. Nella chiesa greca e orientale in genere, l’insegnamento ufficiale rimane fedele all’idea che la Maddalena sia la prima scopritrice del sepolcro vuoto, la santa mirrofora, disperata alla morte e alla sepoltura del Salvatore, ma pronta a compiere un gesto di umana misericordia verso un morto, per essere premiata dal privilegio di scoprirlo vivo. Nella chiesa occidentale, oltre a una riflessione sulla scoperta pasquale, prende forma una linea interpretativa che discute il rapporto storico e letterario della figura della Maddalena, che avrebbe voluto ungere il corpo di Gesù morto, con quelle di donne che invece avrebbero unto il corpo di Gesù vivo: Maria, la sorella di Marta e di Lazzaro che, secondo Giovanni, avrebbe unto il capo di Gesù a Betania, in casa propria, prima della crocifissione; l’anonima donna che sempre a Betania, in casa, però, di Simone il lebbroso, secondo Marco e Matteo, avrebbe unto il capo di Gesù prima della crocifissione; l’anonima peccatrice che, forse ancora in Galilea e molto prima della crocifissione, secondo Luca avrebbe unto i piedi di Gesù in casa di un Simone fariseo. Possono così tante donne aver unto Gesù in tempi e modi diversi? Dopo averlo discusso e negato per un paio di secoli, con il suggello ufficiale di Papa Gregorio Magno, la Chiesa occidentale fonde le varie donne in una sola: la Maddalena è anche Maria di Betania ed è quindi una (ex) prostituta.

La testimone privilegiata della risurrezione diventa così anche un modello agiografico di primissima importanza poiché modello di peccatrice pentita. Si immagina per lei una conversione; i sette diavoli vengono spiegati come causa dei sette peccati capitali; si costruiscono “vite” di lei avventurose, in cui il mandato ricevuto dal Risorto, di annunciare ai discepoli il futuro incontro con lui, si esplicita in intensa attività di predicazione, ricca di conversioni e miracoli, che poi immancabilmente si conclude con una fase ascetica: la Maddalena, abbandonata completamente la vita di lusso e di lussuria, vive da eremita in una grotta o in un deserto, digiunando e pregando, vestita dei soli capelli, ma portata in cielo ogni giorno dagli angeli, così che possa nutrirsi (esclusivamente) di un’eucaristia celeste. Numerose reliquie, compresi due scheletri interi, ritrovati in Francia, confermano le leggende.

Il personaggio della Maddalena, quindi, cresce col passare del tempo. A livello letterario i testi oggi apocrifi sviluppano aspetti che talora non sarebbero accettabili per i Padri della Chiesa. In tradizioni soprattutto egiziane, ad esempio, troviamo che attributi e funzioni della Maddalena diventano interscambiabili con quelli della Madre di Cristo, che talora viene addirittura chiamata anche lei “Maddalena”. Le caratteristiche più peculiari, però, appaiono in testi gnostici, dove la Maddalena diviene la discepola preferita del Salvatore, talora in forte antagonismo con discepoli maschi, in particolare Pietro, in quanto recettrice di rivelazioni straordinarie, anche attraverso quel canale di comunicazione spirituale particolarissimo e riservato che è il bacio sulle labbra. Gli aspetti gnostici, infine, travalicano i confini del cristianesimo per apparire nel manicheismo e nel mandeismo.

Come si evolve l’iconografia di Maria Maddalena nei secoli?
L’iconografia ufficiale accompagna nei secoli la crescita e le trasformazioni della figura della Maddalena in tutti i suoi aspetti, da una delle “Pie Donne” al sepolcro (come già negli affreschi a Doura Europos) sino alla penitente emaciata di un Donatello. Una svolta importante, forse facilitata se non causata da una stampa popolare di Dürer in cui la Maddalena penitente sollevata in cielo dagli angeli è nuda sì, ma ben in carne, ha luogo alla fine del Medio Evo. Una nuova bellezza carnale accompagna quella spirituale e, con il Rinascimento e il Barocco, esplode nelle descrizioni pittoriche e scultoree di una Maddalena il cui pentimento e la cui vita eremitica, spesso ambientata in una natura quasi edenica, lussureggiante di fronde e animali, diventa un pretesto per presentarla sempre più nuda, ammiccante, quasi, e provocante. La trasformazione è facilitata anche da nuove committenze: dal Rinascimento ad oggi, infatti, molti dei prodotti artistici che la ritraggono mal figurerebbero in chiesa. Persino amanti famose di sovrani europei si fecero ritrarre ora come Madonne ora come Maddalene, nemmeno troppo pentite. La ritrattistica magdalenica laica, ottocentesca e contemporanea, continua a presentare Maddalene sensuali o tristi, la cui bellezza corrisponde di volta in volta ai canoni in vigore all’epoca delle composizioni, ma sempre implicando un passato di prostituzione che traspare anche attraverso il pentimento. L’immagine “romantica” della Maddalena prostituta continua come pretesto figurativo, coabitando con il creduto popolare, anche a fronte delle smentite provenienti dal mondo degli studi.

Quale immagine della Maddalena emerge dagli studi contemporanei su di essa?
Con la Riforma prendono forza nella Chiesa occidentale discussioni critiche che serpeggiavano fra i teologi e che portarono alla fine a distinguere le varie donne che unsero Gesù da vivo e a separarle dalla Maddalena. Tuttavia persino Lutero, apparentemente convinto della funzionalità pastorale di una Maddalena pentita, accettò la visione allora tradizionale. Ben presto, però – e non senza polemiche – i teologi protestanti si schierarono a difendere una Maddalena distinta dalle altre donne, mentre i cattolici continuarono per quasi quattro secoli a ritenere che una sola fosse la donna untrice di Gesù. L’esegesi storico-critica ha fatto giustizia di qualsiasi ipotesi “unitaria”, mostrando con chiarezza che i testi non permettono di identificare la Maddalena con alcuna altra donna neotestamentaria. I problemi interpretativi, però, non sono affatto diminuiti. L’aria un pò stantìa della critica biblica, infatti, è stata sconvolta dall’ermeneutica postmoderna e i risultati della rivoluzione si vedono bene oggi. Istanze contemporanee sono la spina dorsale di esegesi bibliche improntate a riflessioni socio-politiche, post-coloniali, femministiche, di gender, le quali tutte, rivoltando mattoni e macerie degli studi storico-critici, vanno anche ad urtare contro l’immagine della Maddalena. Se prostituta non fu, perché non compagna umana e moglie di un Gesù umano? E, ammiccando magari alla nebulosa della New Age, se quell’Uomo fu Re e Dio, perché quella Donna non fu Regina e Dea?

La Maddalena ha assunto un ruolo importante anche nel cinema commerciale contemporaneo o nella letteratura dietrologica.
L’idea della Maddalena compare in vari modi e a vari livelli nel cinema commerciale contemporaneo. Per un verso, due immagini in qualche modo iconiche, si fronteggiano: la donna prostituta, affascinante e tentatrice nella violenza sanguigna di Kazantzakis/Scorsese, e la moglie legittima o legittimata nella pseudoscientificità di un Dan Brown. Per altro verso, però, la funzione della Maddalena, come costruzione culturale, emerge in altri prodotti di maggiore o minor successo, dai ricordi drammatici e semi-autobiografici delle giovani donne vittime della rieducazione imposta nelle Case Maddalene irlandesi sino ad anni spaventosamente recenti, sino all’identificazione di attrici chiamate a impersonarla in film come Mary o Gesù di Montreal, tutti giocati sulla meta-narrativa, del film che parla di un film a sua volta centrato su una ricostruzione della vita e della morte di Gesù e quindi della vicenda di Maria di Magdala.

Il fenomeno forse più interessante, però, è quello per cui donne non esplicitamente identificate con la Maddalena assumono sue funzioni più o meno esplicite: potrà stupire qualche lettore scoprire temi magdalenici in film come Chocolat.

Qual è l’importanza della devozione a Maria Maddalena per la Chiesa?
Per oltre un millennio l’immagine della Maddalena peccatrice pentita e poi santa è stata utilizzata a livello pastorale nella Chiesa cattolica come modello che qualsiasi peccatore poteva essere esortato a imitare. Il suo abbandono ufficiale, prima con la riforma liturgica ai tempi di Paolo VI e ora con un ritocco ad opera di Papa Francesco, ha comportato la necessità di una messa a fuoco della devozione magdalenica: a che serve un Maddalena che non è più una ex prostituta? L’argomento è preso di petto nel capitolo conclusivo del libro, scritto da una donna americana che ora collabora al recupero di prostitute credenti, ma che, con candore brutale, non fa mistero del suo passato di bambina dodicenne, vittima degli abusi di un prete cattolico, e poi di prostituta quindicenne sulle strade della California. Lo sganciamento della Maddalena dalla prostituzione ha distrutto il modello privilegiato a cui lei e le altre operaie del sesso potevano guardare nel lungo, difficile e pericoloso percorso di “uscita dal giro”. La lettura dei Padri della Chiesa, anzi, di quel Gregorio Magno tanto criticato per aver suggellato la fusione in una sola figura di prostituta pentita, la Maddalena, quelle delle varie donne che unsero Gesù, proprio tale lettura porta l’autrice a riscoprire nell’amore profondo e umanamente imperfetto della Maddalena, che si reca alla tomba col suo inutile unguento, quel modello di sincerità del credente per un Dio così spesso tradito dall’infedeltà umana, modello in cui ogni comunità di credenti può continuare ad immedesimarsi.

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