Una gran voglia di vivere, Fabio Volo, trama, recensioneÈ uscito in tutte le librerie il 22 ottobre Una gran voglia di vivere, il nuovo libro di Fabio Volo edito da Mondadori, che già si preannuncia un bestseller. Protagonista del romanzo dello scrittore e attore bresciano è una coppia, Marco e Anna, come nella canzone di Dalla, e il racconto della loro crisi.

«Mi ami ancora?»
Eravamo a letto con le luci spente quando Anna me l’ha domandato. […] Era già successo che Anna me lo chiedesse, e ogni volta avevo risposto in maniera immediata, senza mai esitare: «Certo che ti amo ancora. Che domande fai?». Rispondevo così perché non volevo chiedermelo davvero. Tenevo a lei, eppure non capivo cosa ci fosse di autentico dentro di me.
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Fabio Volo racconta la fine di un amore, il dramma interiore che ti assale quando scopri di non amare più la persona con la quale hai scelto di trascorrere la tua esistenza. «Non sai come sia potuto accadere. Hai dato per scontato che a te non sarebbe mai capitato e ti sei concesso il lusso di distrarti, di guardare fuori dal finestrino, goderti il paesaggio. E quando ha iniziato a non piacerti più, quando ha smesso di assomigliare a quello che avevi immaginato, era troppo tardi per tornare indietro.»

Dopo sette anni di relazione (la classica ‘crisi del settimo anno’?) e con un figlio, Matteo, di cinque. E la risposta alla domanda di Anna diventa «Non lo so più». Ma inaspettatamente anche Anna vive la stessa inquietudine: «È quello che provo anch’io. Questa non è la vita che avevo immaginato e non capisco dove abbiamo sbagliato. Anche se stiamo insieme, anche se abbiamo un figlio, nella maggior parte del tempo mi sento sola».

Tutto comincia in maniera impercettibile, quando all’entusiasmo iniziale si sostituisce la stanchezza: «Io e Anna eravamo pieni di energia, avevamo mille progetti, un futuro da costruire e l’idea di raggiungere tutte queste cose ci eccitava. Poi è stato come se ci fossimo bloccati, non sapevamo dove stavamo andando, non c’era più una meta. […] Non c’era più un futuro eccitante, non dovevamo cercare casa, arredarla, preparare la stanza per il primo figlio, non dovevamo ampliare il nostro raggio d’amore. Sembrava più importante riuscire a mandare avanti ogni cosa, eravamo concentrati a tenere tutto insieme.»

Nel racconto di Fabio Volo rivivono i ricordi: l’incontro, ad una festa a casa di amici, il colpo di fulmine: «Era una creatura rara, preziosa, sospesa. Sentivo che andava afferrata subito, altrimenti sarebbe volata via come un palloncino a una festa di paese.».

Come in tantissime coppie, è l’arrivo di un figlio a stravolgere gli equilibri: «La fatica e lo stravolgimento che aveva portato Matteo ci avevano fatto capire che a un altro figlio non avremmo retto. Saremmo franati.»

E ci si scopre così alieni: «Dopo tutti gli anni insieme, mi capitava di non essere totalmente rilassato con lei. Avevo paura di dire una parola sbagliata e di ritrovarmi in una di quelle giornate in cui non parlavamo, c’era tensione e i silenzi diventavano un pugno nello stomaco.». I litigi si fanno più frequenti e la maggior parte delle volte per questioni di poco conto: «Una cosa che era venuta a mancare tra noi era la complicità. Non capivo come la dolcezza e la tenerezza con cui prima ci rivolgevamo l’uno all’altra fossero svanite. Battibecchi e stupide discussioni si erano fatti spazio allontanandoci e trasformando quella complicità in rivalità. Anche se sembrava assurdo, io e Anna eravamo in competizione. Ognuno di noi voleva dimostrare di aver ragione, era diventato importante non fare passi falsi e non concedere terreno all’altro. Questa competizione si era mangiata a piccoli morsi tutta la magia che c’era tra noi, tutto l’eccitamento che accompagnava il nostro primo periodo insieme.»

L’apatia che lentamente si insinua tra Anna e Marco e la fuga in se stessi per tentare di sottrarsi al vortice: «le uscite sempre più frequenti con le sue amiche, l’amore improvviso per la corsa e le maratone. Da qualche mese, infatti, si era unita a un gruppo con cui correva tre volte a settimana. Ci eravamo entrambi ritagliati piccoli angoli privati da cui trarre qualche gioia, come se per riuscire a tenerci vivi fossimo dovuti andare a cercare acqua da un’altra fonte.»

Fino alla domanda fatidica: «Cosa facciamo?».

È grazie a un viaggio in Australia e Nuova Zelanda che Anna e Marco si guardano finalmente dentro. Anna confessa a Marco la sua insoddisfazione: «mi capitava di svegliarmi di notte, e pensare a cose che non mi facevano più dormire. […] Mi angosciava l’idea che la vita che stavo vivendo sarebbe stata così per sempre, che non ci sarebbero più state cose eccitanti, nuove, avventurose. Che sarebbe stata tutta lì. Poi mi voltavo verso di te e tu russavi e dormivi sereno come un bambino, e capivo che quella paura era solo mia, che a te andava benissimo così.»

Ed ecco la rivelazione:
– «E qual è il problema vero?»
– «Semplicemente ho una gran voglia di vivere.»
Faceva male, eppure aveva trovato le parole giuste. Era così anche per me. Avevamo entrambi una gran voglia di vivere e la tristezza stava nel fatto che insieme sembravamo non esserne più capaci.
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La fine di una storia accende paure, la paura di quel che sarà, una paura condivisa: «Non ti fa paura l’idea di stare male se dovessimo lasciarci?» Ma fa anche fantasticare: «per la prima volta mi sono chiesto seriamente come sarebbe stata la mia vita senza di lei, fuori dalla nostra famiglia. Pensavo al tempo che avrei recuperato, alle cene fuori con gli amici, alle ragazze che avrei conosciuto e a quelle con cui avrei fatto l’amore. E mi sarei liberato dell’ansia dei weekend, che nei momenti di crisi sono i giorni più difficili. Non vedi l’ora che arrivi lunedì per andare a lavorare.» Il passato acquista tutta un’altra luce: «in quegli anni ero felice, più di quanto mi rendessi conto allora. Forse, invece che desiderare di essere felice, sarebbe bastato imparare a riconoscere quando lo ero.»

Il viaggio riavvicina Anna e Marco: i lunghi dialoghi, le attività insieme, la compagnia del figlio, gli incontri con altre coppie, fanno sì che Anna e Marco si ritrovino e riscoprano la passione e la tenerezza.

E poi l’illuminazione nelle parole di un compagno di viaggio: «Uno degli errori più comuni è pensare che per riuscire ad amare basti incontrare la persona giusta. Invece, la capacità di amare non c’entra nulla con l’altra persona. È qualcosa che porti tu. […] Amare richiede il coraggio di avere una relazione profonda con se stessi, non con l’altro. Non esiste l’anima gemella, piuttosto esiste un’educazione al sentimento.»

Ma è l’ennesimo litigio a portarli ad una dura decisione: i due si separano, Matteo resta da solo a Sydney mentre Anna e Matteo tornano a casa.

È l’inizio di una nuova consapevolezza per entrambi che li porterà anche ad un nuovo inizio: «mettere fine alla nostra storia non era la soluzione, forse avremmo semplicemente dovuto mettere fine al modo in cui l’avevamo vissuta e cercarne uno nuovo di stare insieme.»

In Una gran voglia di vivere Fabio Volo si rivela un narratore ormai maturo mentre le sue parole toccano tasti di profonda umanità. Sembra talora di ascoltare le coinvolgenti confessioni di un amico. Nonostante la sua tanto vituperata fama di scrittore ‘commerciale’, nel suo ultimo romanzo Fabio Volo convince e sorprende.