Professor Beta, la Sua ultima fatica, appena uscita per i tipi di Carocci, si intitola Io, un manoscritto e racconta in prima persona le avventurose vicende dell’Antologia Palatina: perché questa scelta?
Io, un manoscritto di Io, un manoscritto di Simone BetaHo scelto di scrivere questo libro perché credo che sia importante che anche un pubblico di non specialisti conosca i percorsi tortuosi che le opere del mondo classico hanno dovuto percorrere per arrivare fino a noi. Quando si entra in una libreria o in una biblioteca e si prende da uno scaffale una qualsiasi moderna edizione a stampa di un libro di un autore classico (l’Odissea di Omero, l’Edipo re di Sofocle, l’Eneide di Virgilio, le Metamorfosi di Ovidio ecc.), pochissimi sanno quali sono, concretamente parlando, gli antichissimi progenitori di quel libro, e quanto è stata lunga, e piena di rischi, la strada che hanno dovuto percorrere.
La vita di un libro scritto da un autore antico ha dovuto superare una gran quantità di ostacoli: se alcuni (la precarietà del materiale scrittorio: a lungo andare, la carta si rovina e l’inchiostro si cancella) non sono difficili da intuire, altri sono meno immediati, perché riguardano la storia (quella della cultura, ma anche quella delle guerre). A volte si arriva a pensare che ogni opera scritta dai Greci e dai Latini (ma questo vale in parte anche per tutti quegli autori europei che sono vissuti prima dell’invenzione della stampa, compresi Dante e Petrarca, San Tommaso e Boccaccio, Villon e Chaucer) ci sia giunta solo perché è stata particolarmente protetta da una sorte amica.
Ecco perché ho scelto di scrivere il mio libro in uno stile poco accademico (anche se temo che non tutti gli accademici non mi perdoneranno): ho cercato di evitare eccessive pedanterie, ho aggiunto alcune considerazioni personali anche un po’ scherzose, ho eliminato le note (c’è solo qualche pagina di bibliografia ragionata alla fine del volume). Grazie al taglio narrativo che ho dato al libro (che non a caso è narrato dal manoscritto stesso, che parla in prima persona), credo che tutti, anche i non esperti, possano capire quanto sia affascinante la lunga storia dei libri – e come siamo stati davvero fortunati per aver potuto leggere oggi i libri che ci sono arrivati dall’antichità (che sono molto meno numerosi di quelli che sono stati scritti).

Quale percorso ha compiuto il manoscritto?
Un lunghissimo percorso: è stato scritto a Costantinopoli nel X secolo mettendo assieme testi poetici che risalivano anche a 1500 anni prima; è stato portato per l’Italia tra il XIV e il XV secolo per evitare che finisse distrutto durante la presa di Costantinopoli da parte degli Ottomani; è finito nelle mani di Erasmo da Rotterdam ed è andato in Inghilterra; ha fatto su e giù fra le isole britanniche e il Belgio prima di finire in Germania, a Heidelberg, nella Biblioteca Palatina.
Ma i suoi spostamenti sono continuati anche nei secoli successivi, provocati dalle guerre di religione che hanno devastato l’Europa per tutta l’età moderna (cattolici contro protestanti, protestanti contro cattolici): ecco perché il libro è tornato prima in Italia (nello Stato Pontificio), poi è andato in Francia, infine di nuovo in Germania. Ma, dal momento che a causa di tutti questi spostamenti il libro si è a un certo punto spezzato in due (i libri antichi sono estremamente fragili!), nella biblioteca dell’università di Heidelberg è tornata solo la sua prima metà. Per sapere dov’è rimasta l’altra, bisogna leggere il libro.

Perché l’Antologia Palatina è così importante da un punto di vista letterario e filologico?
Perché contiene la lunga storia di un genere letterario particolare, l’epigramma, che ha avuto una grandissima fortuna anche nelle letterature moderne, che è durata (e dura ancora) fino ai giorni nostri. Tutti i generi dell’epigramma antico sono testimoniati nella poesia moderna, in tutte le lingue. Senza questa antologia, compilata dal maestro di scuola bizantino Costantino Cefala e pubblicata in varie forme a partire dalla fine del Settecento (e soprattutto senza l’Antologia Planudea, il florilegio compilato qualche secolo dopo dal monaco bizantino Massimo Planude, derivato da una fonte analoga, che era più molto smilzo ma che ha avuto la fortuna di essere pubblicato prima dell’Antologia Palatina, a Firenze, nel 1474) non esisterebbe l’epigramma amoroso, quello funerario (l’epitaffio), quello scherzoso, quello descrittivo, quello dedicatorio, quello enigmatico ecc.

Cosa contiene l’Antologia Palatina e chi furono gli autori dei testi contenuti al suo interno?
Gli autori dei testi poetici contenuti nell’Antologia Palatina sono poeti in pochi casi molto noti (come Callimaco, per esempio, il principale autore dell’Ellenismo). Ma anche gli autori meno noti al grande pubblico (come Asclepiade, Leonida, Meleagro, Lucillio, Rufino, Pallada, Agazia, Paolo Silenziario, tanto per menzionarne alcuni) meritano di essere conosciuti.
E non bisogna poi dimenticare la sezione del manoscritto che contiene le Anacreontiche, una raccolta di poesie attribuite (a torto) al poeta lirico Anacreonte che, una volta scoperte e pubblicate nella seconda metà del Cinquecento, hanno avuto un grandissimo successo in tutta Europa – ma anche al di fuori dei confini europei: la melodia dell’inno nazionale americano (The Star-Spangled banner) proviene dalla musica di una canzone anacreontica inglese (To Anacreon in heaven) composta alla fine del Settecento dall’organista inglese John Stafford Smith.

Dove si trova ora il manoscritto e perché ha concluso lì il suo peregrinare?
La prima parte del manoscritto (la più corposa) è tornata agli inizi dell’Ottocento ad Heidelberg, nella Biblioteca Palatina, che era stata la sua prima ‘casa’ pubblica (c’era arrivato agli inizi del Seicento). Ma se si possiede un computer e ci si connette con internet, tutti la possono leggere e sfogliare: basta andare sul sito della biblioteca.
E lo stesso dicasi per la seconda parte del manoscritto, perché pure questa si può leggere online.
Rispetto alle complicate procedure che era necessario seguire appena pochi anni fa, quando la consultazione di un manoscritto in una biblioteca era una vera e propria impresa riservata a pochi eletti, sono stati fatti grandi passi avanti!

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