Dott. Antonio Di Gennaro, Lei ha recentemente curato il volume Ultimatum all’esistenza. Conversazioni e interviste (1949-1994) di Emil Cioran, pubblicato da La scuola di Pitagora. Quale importanza riveste, per la storia del pensiero contemporaneo, il filosofo romeno?
Ultimatum all’esistenza. Conversazioni e interviste (1949-1994), Emil Cioran, Antonio Di GennaroCioran è senza dubbio uno dei più importanti pensatori del ’900, uno dei più profondi speculativi, uno dei più autorevoli metafisici, insieme a Martin Heidegger, insieme a Karl Jaspers, anche se a differenza di Heidegger e Jaspers, Cioran non è mai stato un filosofo di professione, un accademico, un docente universitario, quanto piuttosto un “pensatore privato”, un libero scrittore, un “viandante”, un clochard della filosofia. Cioran, in altre parole, nell’ambito della filosofia contemporanea, si pone come un pensatore privato, antisistematico, uno scettico spregiudicato che ha smascherato i meccanismi sottesi al divenire della vita. Nel 1932, Cioran si laurea a pieni voti in filosofia all’Università di Bucarest con una tesi su Bergson. Durante gli anni universitari ha come colleghi Mircea Eliade (futuro storico delle religioni) e Constantin Noica (scrittore e filosofo) e come suo principale professore Nae Ionescu, docente di logica e di metafisica. In realtà, pur essendo un enfant prodige della filosofia, vale a dire pur avendo una robusta, solida competenza teoretica, Cioran mostra da subito una forte ostilità verso le istituzioni accademiche. È un concetto questo che attraversa come un filo conduttore l’intera produzione filosofica di Cioran: il tema dell’“addio alla filosofia”. Cioran in altre parole è “al di là della filosofia”, se per filosofia intendiamo lo studio critico, rigoroso, ma assolutamente sterile e autoreferenziale (se si riduce solo a questo) dei pensatori del passato. Nei Quaderni, opera pubblicata postuma, scriverà: “Uno dei rari vantaggi che ho avuto è stato di aver capito a vent’anni che la filosofia non dà nessuna risposta, e che perfino le sue domande sono inessenziali” (p. 129). Sin dalla sua prima opera (Al culmine della disperazione) Cioran infatti si allontana dalla filosofia “ufficiale”, quella delle università e delle istituzioni accademiche, fatta di diatribe su questioni che nulla hanno a che fare con l’esperienza concreta, quotidiana, vissuta che l’uomo ha di sé e della vita. La filosofia, secondo Cioran, non può e non deve ridursi a un sapere astratto (tecnico, teorico, teoretico), fatto di nozioni concettuali e privo di contenuti vivi (i sentimenti, le emozioni, le passioni). E nemmeno deve ridursi a una mera ricostruzione storiografica sul proprio excursus passato. La filosofia – semplicemente – deve essere incessante riflessione sulla vita, ossia su quella cosa, assolutamente sconcertante e irrazionale, che, in maniera gratuita – non voluta – è venuta ad essere, oltrepassando l’orizzonte del nulla. Ecco, l’aver ricondotto la filosofia ad una interrogazione circa il senso della vita, e dunque ad una dimensione privata, mi sembra il tratto peculiare del pensiero esistenziale di Cioran.

Quali sono i temi più significativi affrontati da Cioran nelle interviste raccolte nel volume?
In Cioran le vicende della vita privata costituiscono un elemento chiave per comprendere il suo pensiero. Dunque di fondamentale importanza risultano essere le interviste e i carteggi. Le interviste che ho raccolto in Ultimatum all’esistenza (più di 30) sono di grande interesse perché attraverso di esse possiamo ricostruire il suo pensiero, avvalendoci delle sue stesse parole. Egli si racconta a vari giornalisti, parla della propria vita, anche di aneddoti simpatici e divertenti. In questo volume però sono presenti delle tematiche nuove, innovative direi. Ne cito alcune: il rapporto con le donne, la passione per la Spagna, la Romania post-comunista, la rievocazione di Noica, il ruolo dell’islam in Occidente. Il tema delle donne, in particolare, è davvero inedito, Cioran ne parla raramente. Qui invece, troviamo indicazioni davvero interessanti, come questo passaggio tratto da un’intervista con Ben Ami Fijmann (1979):

In gioventù, quando ero studente, ho letto un libro straordinario e folle di Weininger che mi ha arrecato molto danno. Per quattro o cinque anni ho avuto relazioni solo con prostitute. Le donne erano escluse dalla mia vita. Per me esistevano solo le prostitute e il bordello era un tempio. Andavo a ballare al bordello. Ho assistito al matrimonio di una prostituta e sono stato il suo testimone di nozze. Ho stretto amicizie molto solide. Ho vissuto tutto ciò intensamente. Più tardi, per curiosità e nonostante avessi conosciuto donne “oneste”, ovunque andassi cercavo prostitute, per fedeltà al mio passato. Ricordo in particolare un’occasione. Come le ho detto, ho insegnato per un anno in Romania. Avevo proibito ai miei studenti di andare al bordello di notte. Potevano andare di pomeriggio, la notte era per noi. Un giorno, tuttavia, in un momento di follia andai di pomeriggio. Il bordello era una specie di salotto, ci si poteva fermare una, due ore senza essere disturbati da nessuno. Stavo fumando quando una signora mi si avvicina e mi dice: “Che strano, sento che lei si trova in uno stato simile al mio. Credo di comprenderlo”. In effetti mi sentivo molto strano: “Cosa intende dire?”. “Ero molto legata a mio marito e l’ho perso molto giovane. Da allora ogni volta che faccio l’amore vedo il suo cadavere al mio fianco. Lei si trova in una disposizione d’animo simile”. Mi parve di una intuizione psicologica straordinaria. Queste donne hanno un’intuizione straordinaria. Senza perdersi in sciocchezze né fare del romanticismo. Perciò le cito ogni volta che posso. Quando uno ha conosciuto tutto questo, a che scopo parlare d’amore?

Cito questo passaggio, ma non lo faccio in maniera “provocatoria”. A mio avviso per comprendere pienamente Cioran, bisogna focalizzare il tema dell’amore e il ruolo della donna nella sua vita. Cioran insomma era un uomo d’amore.

Quali tratti della personalità di Emil Cioran emergono dalle interviste inserite nel volume?
È una personalità complessa e in divenire (il volume copre una fascia temporale molto ampia), ma comunque una personalità affascinante. Cioran è generalmente considerato un nichilista, un pensatore tragico, un “pessimista”. In queste interviste scopriamo invece l’uomo gentile, garbato, che accoglie i propri ospiti e offre da bere. È un Cioran che sorride spesso e fa delle battute. È un Cioran che racconta aneddoti, mentre sta parlando della propria teoria del suicidio. Spiazzante no? Scopriamo il Cioran seduttore, quello che ama la vita, quello che chiede raccomandazioni per ottenere una borsa di studio. Oppure, il Cioran tenero delle ultime pagine del libro, quando oramai è malato. In ogni caso Cioran non è mai stato un “maestro”, ma un pensatore di grande umiltà. E non è l’umiltà il tratto distintivo dei grandi uomini? Nel libro, oltre le interviste e le lettere, a un certo punto c’è anche un “questionario” sottoposto a Cioran, con domande e risposte brevi. Alla domanda: “Quale qualità apprezza di più in un uomo?”, Cioran risponde: “Ironia”. Ecco potremmo dire che l’ironia è il tratto distintivo del nichilista Cioran, che nonostante abbia vissuto una vita “al culmine della disperazione”, ci ha lasciato una grande dose di “ironia”. Insuperate in tal senso le sue parole: “L’ironia è soltanto una maschera dell’infelicità. È una via indiretta, una via traversa, e tutti coloro che sono feriti nell’intimo la scelgono per nascondere la loro vera condizione, per non dover parlare della propria infelicità. È l’espressione intellettuale di una vulnerabilità interiore”.

Antonio Di Gennaro, saggista, coordinatore del “Progetto Cioran” (Università “L’Orientale” di Napoli – Università “Tibiscus” di Timişoara). Tra le sue pubblicazioni: Metafisica dell’addio. Studi su Emil Cioran (2011) e Cioran in Italia (a cura di, 2012, con Gabriella Molcsan). Da anni svolge un’intensa attività di ricerca sui testi inediti del pensatore romeno, con particolare attenzione a interviste e carteggi. In tal senso ha curato i volumi: L’intellettuale senza patria (2014), Vivere contro l’evidenza (2014), Al di là della filosofia (2014), Tradire la propria lingua (2015), La speranza è più della vita (2015), Un’altra verità (2016), I miei paradossi (2017), Tra inquietudine e fede (2017), Itinerari di una vita. L’apocalisse secondo Cioran (2018), Dio e il Nulla. La religiosità atea di Emil Cioran (2019, con Pasquale Giustiniani), L’insonnia dello spirito (2019), Ultimatum all’esistenza. Conversazioni e interviste [1949-1994] (2020).

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