“Tutti nella mia famiglia hanno ucciso qualcuno” di Benjamin Stevenson

«Nella mia famiglia tutti hanno ucciso qualcuno. Alcuni – i più ambiziosi – hanno ucciso anche più di una volta.»

Tutti nella mia famiglia hanno ucciso qualcuno, pubblicato nel 2022, è un giallo che dialoga costantemente con il lettore. Benjamin Stevenson, l’autore, racconta gli eventi dalla prospettiva di Ernest Cunningham, membro di una famiglia in cui tutti si sono resi responsabili di almeno una morte.

Trama

«Certo, questo non è un romanzo. Tutti gli eventi narrati mi sono accaduti davvero. Ma resta il fatto che anch’io mi sono ritrovato con un delitto su cui far luce. Più di uno, per essere precisi. Ma non corriamo troppo. Il punto è che leggo un mucchio di gialli. E so che buona parte di quelli scritti oggi ricorrono al cosiddetto “narratore inaffidabile”: in sostanza, la voce che vi racconta la storia in realtà sta mentendo. Perciò è probabile che nutriate dei sospetti anche su di me. Ebbene, giuro che io sarò l’esatto contrario: un narratore affidabile. Tutto ciò che vi dirò sarà la verità, o quantomeno la verità così come la conoscevo al momento in cui credevo di saperla. Potete prendermi in parola.»

Ernest Cunningham, autore australiano di manuali sulla scrittura di libri gialli, è invitato a trascorrere un fine settimana con la famiglia in occasione della scarcerazione del fratello Michael. Tre anni prima, Michael si era reso responsabile della morte del poliziotto Alan Holton, ed era stato arrestato a causa della testimonianza del protagonista. Sullo sfondo di rapporti familiari attraversati da profonde tensioni, una serie di omicidi rimette in discussione la storia dei Cunningham. Celebre per la commissione di diversi delitti, la famiglia è composta da personaggi che nascondono molti segreti. Audrey, la madre del protagonista, mantiene il riserbo sulla morte del primo marito, formalmente avvenuta durante una rapina commessa dall’uomo, e sulla sparizione del figlio Jeremy. Sofia, figlia di prime nozze del secondo marito di Audrey, è stata accusata per la morte di un paziente. Erin, la moglie di Ernest, ha intrecciato una relazione con Michael, e quest’ultimo ha consegnato al fratello un’ingente somma di denaro che Ernest non ha mai segnalato alla polizia.

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Il primo omicidio che sconvolge i piani dei Cunningham è quello di uno sconosciuto, ribattezzato Scarponi Verdi. L’uomo viene ucciso dal serial killer Lingua Nera, che soffoca le sue vittime con la cenere. Quando Crawford, poliziotto incaricato di indagare sugli eventi, attribuisce la responsabilità dell’omicidio a Michael, Ernest, su richiesta del fratello, decide di indagare a sua volta sui fatti. Le due vittime successive sono lo stesso Michael e la sua ex moglie Lucy. Grazie agli indizi precedentemente raccolti dal fratello, arrivato all’albergo con un camion al cui interno è celata una bara contenente due cadaveri, Ernest scopre che gli omicidi sono collegati alla morte del padre, Robert Cunningham, criminale divenuto collaboratore della polizia e ucciso dal poliziotto corrotto Alan Holton. Alan, l’uomo ucciso da Michael all’inizio del libro, è il punto di contatto tra la morte di Robert, le uccisioni di Lingua Nera, la sparizione di Jeremy e quella di Rebecca McAuley, una bambina scomparsa trentacinque anni prima. Ernest comprende che il fratello era in contatto con la famiglia di Rebecca, e che i soldi che gli aveva consegnato erano stati pagati dai genitori della bambina per ottenere le prove della morte della figlia – prove un tempo raccolte da Robert, poi ottenute da Alan Holton, di cui Michael era diventato l’intermediario. I genitori della bambina intendevano così occultare la propria responsabilità per l’omicidio di Rebecca. Per quanto riguarda Lingua Nera, Ernest scopre che il serial killer è Jeremy Cunningham, scomparso da anni e considerato morto dalla famiglia. Jeremy ha assunto l’identità del poliziotto Crawford e intende ottenere vendetta nei confronti di tutte le persone coinvolte nel suo rapimento e nei confronti della famiglia che non lo ha mai cercato. Crawford/Jeremy tenta di uccidere i familiari appiccando un incendio nell’albergo. È a questo punto che il protagonista commette il suo primo omicidio, facendo intuire di aver lasciato morire il fratello ritrovato. Il libro si conclude con una breve panoramica del futuro di Ernest, che ha scritto un libro sull’accaduto e ha intrecciato una relazione con Juliette, la proprietaria dell’albergo di cui i Cunningham erano ospiti.

Recensione

Tutti nella mia famiglia hanno ucciso qualcuno svela costantemente i propri segreti, come un anti-giallo che riesce comunque a costruire un’indagine, e una rivelazione credibile, nonostante la raccolta e la contestuale segnalazione di tutti gli elementi utili a risolvere il mistero. Stevenson, tramite Ernest, rivela persino la collocazione delle scene di omicidio.

«Se siete mossi solo dalla curiosità per i fatti di sangue, vi anticipo da subito tutti i punti del libro in cui ha luogo o viene riferita una morte: alle pagine 23, 55 e 73; una doppietta a pagina 82 e una tripletta a pagina 89. Poi c’è una lunga pausa, ma i delitti riprendono a pagina 183, alle pagine 218 (circa), 228, 243, 259; ne trovate un altro da qualche parte tra pagina 253 e pagina 260 (difficile indicare esattamente dove), e poi ancora a pagina 272 e a pagina 366. Controllate pure: è come vi dico, salvo che il tipografo abbia fatto casino con le pagine. C’è un unico buco nella trama, ma ci passerebbe un camion. Inoltre, ho la tendenza allo spoiler. E non ci saranno scene erotiche.»

L’espediente, teoricamente incompatibile con qualsiasi forma di suspence, contribuisce ad incrementare la curiosità del lettore, che viene condotto alla soluzione del giallo attraverso un cammino fitto di anticipazioni. Questi richiami ad eventi non ancora accaduti ritornano in tutto il libro. Ernest preannuncia un bacio con Juliette, o l’ultima sigaretta fumata da Lucy, che sarà uccisa. La ricerca di trasparenza è esplicita, come affermato nel testo. D’altronde, una delle promesse – e premesse – fondamentali è la sincerità del narratore, che fa emergere la conoscenza solo parziale che Ernest ha rispetto a certe vicende, e anche la ritrosia a raccontare avvenimenti che hanno sconvolto la sua infanzia, come la sparizione del fratello Jeremy. Questo tratto, che appare tipico dei Cunningham, genera nel lettore il sospetto che le verità presentate manchino di alcuni tasselli, e talvolta questa mancanza di passaggi è evidente. Stevenson, o meglio Ernest, racconta alcune storie a metà e le riprende in seguito, quando il narratore decide che è il momento di condividerle, o quando è ormai necessario farlo. La scelta di assicurare la trasparenza è ispirata alle indicazioni di Ronald Knox sulla stesura del giallo perfetto.

«Sembra ovvio, ma i gialli moderni imboccano spesso un’altra via. Tendono a concentrarsi più sugli espedienti narrativi che sui fatti, più sugli assi nella manica che sulle carte in tavola. La trasparenza, invece, era il tratto distintivo dei giallisti del l’Epoca d’oro: Agatha Christie, per esempio, o Chesterton. Io lo so perché scrivo libri su come si scrivono i libri. E per i gialli esistono regole ben precise. Ronald Knox, che fu membro di quella cerchia di eletti, le mise nero su bianco, anche se lui le chiamava “Comandamenti”. Qui le trovate in epigrafe, quella parte di un libro che tutti saltano a piè pari. Ma datemi retta, stavolta vale davvero la pena di leggerla. Anzi, il mio consiglio è di fare un’orecchia alla pagina. Non vorrei tediarvi ripetendole di nuovo, perciò, in estrema sintesi: la regola d’oro dei gialli del l’Epoca d’oro è: Gioca pulito.»

Anche la struttura delle sezioni svela i contenuti del libro. Ogni sezione è dedicata ad un personaggio (Mio fratello, La mia sorellastra, Mia moglie, Mio padre, ecc.), e di quel personaggio rivela qualcosa, a partire dai precedenti omicidi – sebbene non tutte le uccisioni a cui fa riferimento il protagonista siano realmente omicidi. Ernest è, nel testo, l’autore di Tutti nella mia famiglia hanno ucciso qualcuno, e in quanto tale si rivolge spesso al lettore. Talvolta, il protagonista-scrittore dialoga persino con il suo editor immaginario.

«Sarà anche una digressione irrilevante (ti sfido, editor: cassa tutto il paragrafo, se hai il coraggio), però siate sinceri: voi siete mai riusciti a passare davanti alla porta aperta di una stanza d’albergo senza sbirciare all’interno? Impossibile.»

La scelta di conferire un tono comico al libro è deliberata, e il lettore che si approccia alla lettura è consapevole della persistenza di quel tono per tutta la durata del romanzo. Per quanto la tendenza di Ernest ad intervenire sul testo sia d’intrattenimento, e le numerose digressioni che rievocano e spiegano al lettore gli eventi del passato siano in certi casi indispensabili, la costante interruzione della narrazione rischia di appesantire il romanzo. In parte, tale rischio è compensato dal coinvolgimento del lettore, che è richiamato all’attenzione e sfidato a risolvere il mistero.

Anna Raucci

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