Tutti i numeri della Costituzione. Analisi logico-matematica della Carta fondamentale, Saulle PanizzaProf. Saulle Panizza, Lei è autore del libro Tutti i numeri della Costituzione. Analisi logico-matematica della Carta fondamentale, edito da Pisa University Press, una originale lettura della Costituzione italiana attraverso i concetti logico-matematici che in essa si rinvengono: cosa significa, innanzitutto, leggere la Costituzione a partire dai numeri?
Significa principalmente due cose.
La prima, mettere a disposizione di tutti un testo che consenta di conoscere meglio il documento fondamentale della nostra Repubblica attraverso un approccio differente da quelli più tradizionali (commento articolo per articolo, esame degli istituti, analisi lessicale, ecc.), ma non per questo meno interessante. Ed anzi, particolarmente adatto anche a chi abbia, in generale, una propensione meno “umanistica” e più di tipo logico-matematico.

La seconda, far emergere e sottolineare la struttura e il tessuto logico-matematico che caratterizzano la nostra Carta fondamentale, i collegamenti tra le sue parti, la necessità di un esame che non può mai essere se non di tipo sistematico, mettendo anche in guardia, indirettamente, da tentativi di modifica che talora, con il pretesto di riguardare solo un articolo o un singolo istituto, sembrano svalutare la portata di insieme che inevitabilmente finiranno per avere.

Naturalmente, la nostra Costituzione, come le fonti del diritto in genere, non è un testo matematico o di logica, né è stato elaborato con specifica preoccupazione per questi profili. Eppure esso si caratterizza per un tessuto intimamente coerente, già a partire dalla struttura e dalla distribuzione degli articoli (i Principi fondamentali, la Parte I dedicata ai diritti e ai doveri, la Parte II sull’organizzazione del potere, le disposizioni transitorie e finali in chiusura del documento).

Lo sforzo di estrapolare i concetti e le relazioni di tipo logico-matematico permette, poi, di far dialogare il diritto (in questo caso, quello costituzionale) con altre scienze (la matematica, la fisica, la logica, ecc.), secondo una prospettiva che non può che risultare di reciproco arricchimento. A tale riguardo, devo ringraziare per il prezioso aiuto i due colleghi dell’Università di Pisa, i professori Luciano Modica (matematico) e Paolo Rossi (fisico), i quali, in amicizia e con grande generosità, hanno scambiato opinioni, discusso e dato consigli, oltre a condensare nei box del libro vere e proprie pillole di scienza.

In che modo i concetti logico-matematici presenti nella nostra Costituzione consentono di mettere a fuoco temi come la parità, le maggioranze, l’idea di unità o quella di eguaglianza?
Il volume si struttura in una serie di Unità, le prime delle quali partono proprio da un esame dei numeri contenuti nella Costituzione – cardinali, ordinali, frazionari – per evidenziare come essi concorrano a definire talora un principio fondamentale (quello di unità della Repubblica nell’art. 5 o quello di bilateralità dei rapporti tra Stato e Chiesa cattolica nell’art. 7), in altri casi la composizione di un organo dello Stato (ad es. i 15 giudici della Corte costituzionale, scelti un terzo dal Parlamento, un terzo dalle magistrature, un terzo dal Capo dello Stato), in altri ancora un congegno di funzionamento delle istituzioni (i 60 giorni di efficacia del decreto legge, entro i quali l’atto del Governo deve essere convertito dal Parlamento).

Ma la Costituzione disciplina anche le maggioranze nelle votazioni, spesso con finalità di garanzia (basterebbe pensare ai vari casi previsti in relazione al procedimento di revisione della Costituzione), la tutela delle minoranze (un termine che viene impiegato con riferimento alle minoranze linguistiche e, in un caso, a quelle politiche), l’esigenza di unità e insieme la portata del principio di eguaglianza (così come il ricorso all’idea di analogia e di diversità).

Fino ad arrivare a concetti di tipo relazionale che sono di straordinaria importanza per capire il funzionamento del nostro sistema (si pensi solo alla autonomia e alla indipendenza dei magistrati o alla progressività dell’imposta) o a concetti che esprimono l’idea di limite o di misura (la inviolabilità di un diritto o la retribuzione del lavoratore, che deve essere in ogni caso sufficiente per assicurare a lui e alla sua famiglia una esistenza libera e dignitosa).

Come si può osservare, partendo dai numeri e da concetti che appartengono alla logica o alla matematica si può realmente ricostruire gran parte del significato e della portata giuridica della nostra Costituzione.

Quali relazioni e linee di sviluppo della Carta, non sempre immediatamente evidenti, emergono da tale analisi?
Come ho scritto nella Premessa, anche a chi già conosce la Costituzione o la sta studiando (ad es. nei corsi universitari dove sono impartiti gli insegnamenti di diritto pubblico o costituzionale) il volume consente di mettere a fuoco aspetti talora trascurati, evidenziando temi trasversali (come la parità, le maggioranze, ecc.), non sempre agevolmente ricostruibili, anche a partire dalle trattazioni manualistiche. E anche a chi abbia dimestichezza con la Costituzione il volume permette di scoprire o riscoprire collegamenti non sempre di immediata evidenza, cogliere linee di sviluppo più sotterranee o relazioni tra istituti apparentemente distanti.

Si pensi, per fare un esempio, alle frazioni.

Nel procedimento di formazione della legge del Parlamento è attribuito un potere specifico a un decimo dei componenti di una Camera (lo prevede l’art. 72, nel Titolo I della Parte II, dedicato al Parlamento). Ed è sempre un decimo dei componenti di una Camera il numero minimo di parlamentari che, oltre venti articoli più avanti, nel Titolo dedicato questa volta al Governo (il III, sempre della Parte II), può sottoscrivere la mozione di sfiducia nei confronti dell’Esecutivo.

Una frazione, dunque, che, nell’ottica del Costituente, rappresentava una consistenza significativa.

Si pensi, per fare un altro esempio, alle maggioranze.

L’idea di una maggioranza particolarmente qualificata come quella dei due terzi è prevista solo nel caso dell’elezione del Presidente della Repubblica (art. 83) e in quello del procedimento di revisione costituzionale (art. 138). Ebbene, quando si è trattato di riscrivere la disciplina della legge che concede l’amnistia o l’indulto (agli inizi degli anni novanta del secolo scorso), si è modificato l’art. 79 della Costituzione proprio nel senso che per poterla approvare occorre la deliberazione a maggioranza dei due terzi di ciascuna Camera, in ogni suo articolo e nella votazione finale, ad esprimere l’esigenza di un consenso molto ampio e trasversale.

In che modo le riforme costituzionali, anche nel caso di interventi riguardanti singoli istituti, si riverberano sull’insieme?
Riprendo un concetto che prima ho solo accennato. I testi giuridici contengono enunciati linguistici (che noi chiamiamo “disposizioni”) che si trasformano in “norme” attraverso l’interpretazione, che è appunto l’attribuzione di significato ad opera degli interpreti (qualificati o meno, dal giudice all’amministratore al comune cittadino destinatario di una previsione che lo riguarda). Questa attività di interpretazione è a sua volta soggetta a regole e può assumere caratteri diversi. Tra essi, una particolare importanza riveste l’interpretazione c.d. sistematica, che è addirittura fondamentale per una costituzione, dove le varie parti si tengono necessariamente e il senso di ciascuna previsione è illuminato dal collegamento con le altre.

Questa è la ragione per cui ogni modifica va sempre attentamente valutata in relazione al tessuto complessivo in cui si inserisce. Il tema delle riforme costituzionali nel nostro Paese occupa da anni il dibattito politico, spesso incentrandosi sulla contrapposizione tra modifiche della Parte II della Costituzione (l’ordinamento della Repubblica) e mantenimento come inalterato del quadro dei Principi fondamentali (i primi 12 articoli) e della Parte I (i diritti e i doveri dei cittadini). Non può essere così, nel senso che anche una modifica che tocchi solo la seconda parte ben potrebbe avere riflessi sui principi del sistema e sulle libertà del cittadino.

Senza scendere sul terreno del confronto politico anche di questi mesi (il referendum sulla riduzione del numero dei parlamentari è stato rinviato a tempo indefinito per l’emergenza sanitaria, ma prima o poi verrà stabilita una nuova data di indizione), vogliamo davvero credere che tagliare di circa un terzo il numero dei deputati e dei senatori non abbia conseguenze sulla rappresentatività delle assemblee parlamentari, sul principio democratico, sul funzionamento delle Camere, sulle modalità di svolgimento dei loro compiti, ecc.? Ed anche senza voler scomodare i grandi principi, e limitandosi ai “numeri”, è già stato fatto notare, ad es., che ridurre i deputati e i senatori finirebbe automaticamente per aumentare il peso percentuale dei delegati regionali che con i primi sono chiamati a eleggere il Capo dello Stato, il cui numero non verrebbe toccato dalla riforma.

Come vede, ancora una volta, partendo dall’aver presente “tutti i numeri della Costituzione” credo si possa comprendere meglio il nostro ordinamento e si possano fare considerazioni di un qualche interesse sul funzionamento delle nostre istituzioni.

Saulle Panizza, professore ordinario di Diritto costituzionale, è responsabile scientifico del Laboratorio di cultura costituzionale dell’Università di Pisa (http://culturacostituzionale.sp.unipi.it/), una iniziativa scientifica e didattica avviata nel 2016 dai Dipartimenti di Giurisprudenza e Scienze politiche per promuovere la conoscenza della nostra Costituzione. Autore di varie opere, anche manualistiche e divulgative, per la Pisa University Press dirige la Collana “Pubbliche funzioni e responsabilità” ed è co-autore della Introduzione alla Costituzione italiana, giunta nel 2020 alla undicesima edizione.

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