Dottor Montecchio, Lei ha curato l’edizione del libro Tradimento e traditori nella Tarda Antichità pubblicato per i tipi di Graphe.it: da cosa origina l’attenzione per questo specifico periodo storico?
Tradimento e traditori nella Tarda Antichità Luca MontecchioLa Tarda antichità è quell’evo storico che copre alcuni secoli, dal secolo III al secolo VII ed è un periodo che ho sempre trovato interessante per il fatto che copre l’ultima epoca romana e la prima medievale. E’ una sorta di terra di nessuno che però ha avuto una notevolissima incidenza sui secoli alto medievali. Dal punto di vista sociale, per esempio, durante l’antichità tarda abbiamo i prodromi di quello che sarà il feudalesimo poi regolamentato in età carolingia. Mi riferisco in modo precipuo a come i domini, cioè i signori delle zone rurali (erano senatori durante il periodo romano) divennero via via nel tempo quei signori che governarono le campagne in modo sempre più indipendente dal potere centrale. Caratteristica questa che si accentuò nei primi secoli medievali. Essi divennero sempre più potenti sino a imporre determinate scelte, sia nell’ultima fase del potere romano e, ancor più, durante i disordini dell’età romano barbarica.

Non solo. Sempre durante quella che si può definire una fase di transizione dagli ultimi secoli imperiali ai primi alto medievali (in fondo tutte le fasi, nessuna esclusa, sono di transizione ma per comodità lo storico è portato a definire temporalmente almeno i macro periodi), abbiamo anche i prodromi della servitù della gleba. E’ noto che l’economia romana si basava anche sulla schiavitù ma uno schiavo rimaneva in tale stato per alcuni anni, non per sempre. Esisteva infatti l’usanza dell’affrancamento per cui, dopo un certo numero di stagioni, uno schiavo veniva liberato divenendo ‘liberto’ e poteva organizzarsi come meglio credeva. Nelle campagne, almeno teoricamente, esisteva il medesimo principio. Senonché una persona abituata a lavorare in campagna era per lo più impiegata come contadino e, pertanto, sapeva coltivare la terra. La questione della terra ai piccoli e medi proprietari è antica quanto Roma stessa. In buona sostanza il grande proprietario terriero non intendeva cedere parte dei propri terreni nonostante numerosi (ma infruttuosi) tentativi di imporre una qualche regolamentazione del tutto. I piccoli proprietari (ma anche i medi) qualora il raccolto fosse andato male sarebbero stati costretti a vendere le terre ai grandi latifondisti e a mettersi al loro servizio. Figurarsi quei servi affrancati.
Insomma l’antichità tarda rappresenta la chiave di volta per tentare di cogliere l’essenza di quello che sarà l’Alto medioevo.

Cosa si intende per «tradimento» e chi sono i traditori?
In proposito rispondo riportando alcune righe introduttive al libro per cui vengo intervistato: ‘Bruto e Cassio sono due dei traditori di maggior spicco della storia e della storia romana in particolare. Essi furono coloro che tramarono contro Cesare e lo uccisero. Appena perpetrato il cesaricidio, i due congiurati temevano, non a torto, per la propria vita. Ma anche i senatori, rimasti in senato, vennero letteralmente spiazzati da tale notizia. Il che vuole significare che, prima di far diventare Bruto e Cassio traditores, il senato tutto volle approfondire la situazione. Si voleva, insomma, vedere come tale notizia sarebbe stata accolta dal popolo e quali sarebbero state le reazioni del populus romanus. I senatores di Roma, almeno in un primo momento, vollero capire da che parte schierarsi. Erano, si capisce, persone prudenti. Dunque abbiamo un senato impressionato e fortemente impaurito per il tragico evento, soprattutto perché ignorava chi e quanti fossero gli assassini e gli assassini terrorizzati per una eventuale reazione popolare. Ecco quindi che, alla morte di Cesare, ancora non si poteva sapere chi sarebbe stato ‘vincitore’ e chi ‘sconfitto’: il senato o i congiurati?
In realtà la storia suggerisce che sconfitti furono entrambi, probabilmente perché non poterono gestire una situazione affatto nuova. Nell’ultimo secolo a Roma tanto sangue era stato versato, ma stavolta il nome dell’assassinato risultò essere particolarmente amato dal popolo romano. Fu pertanto il popolo a sancire chi sarebbe passato indenne dopo il delitto e chi avrebbe pagato per lo stesso. Non saremmo propensi a dire che sia stato il popolo a pagare perché sottomesso, dopo qualche anno di ulteriori disordini, all’imperium augusteo. In fondo Roma, a seguito della morte del proconsole delle Galliae, poté vivere sotto Augusto uno dei periodi di maggior serenità della sua storia. L’impero che nacque dalle ceneri della Repubblica divenne il più prestigioso del Mediterraneo e la sua incidenza fu impressionante. Ma non era più un regime repubblicano, nonostante la congiura fosse stata ordita per salvaguardare proprio la res publica. Nondimeno Bruto, Cassio e gli altri congiurati divennero l’emblema del tradimento. Poco prima e così subito dopo Cesare si verificarono numerosi episodi in cui traditores furono gli sconfitti, dal popolo, dalle istituzioni. Episodi, questi, che videro le istituzioni stesse traballare e ‘osservare’ le reazioni del popolo, esattamente come dopo il cesaricidio.
A rischio di apparire banali, si deve pur dire che la storia viene scritta dai vincitori, quindi da coloro che hanno sconfitto i cosiddetti “traditori”, avendone dapprima subito l’azione. Va altresì osservato che la storia va analizzata in prospettiva ben più ampia e complessa rispetto al periodo in questione. Di conseguenza, si va ben oltre una vittoria che potremmo definire parziale. Ogni essere umano tenta di imporre la propria verità sugli altri. Egli però riesce a offrire soltanto un contributo limitato al periodo storico in cui ha operato. Pertanto, la sua sarà soltanto una verità parziale’.

L’indagine da Lei curata, prima che del tradimento, rappresenta anche una storia della mentalità popolare nel mondo tardoantico.
L’indagine su cui si fonda il testo da me curato dimostra soltanto che ‘traditori’ lo siamo un po’ tutti così come tutti siamo latori di parte della verità. L’essere umano in se è a volte traditore, a volte eroe. Non mi sento insomma di condannare un periodo storico in particolare o personaggi che a noi sembrano per lo meno discutibili.
Ripeto che la storia è scritta dai vincitori. Lo storico ha il dovere di proporre nel modo più imparziale possibile quella che è sempre una verità parziale, in quanto personale. I traditori non sono esistiti o non sono in modo precipuo una caratteristica della tarda antichità. E’ normale che in un periodo di torbidi sia più facile ‘tradire’ rispetto ad un periodo ove il potere sia più sicuro.

Quali sono i principali episodi di tradimento in questo periodo?
Tutti gli episodi presi in esame nel testo sono importanti, ciascuno nel proprio ambito, Semmai vanno analizzati proprio gli ambiti presi in considerazione. Essi sono lo sfondo storico su cui si dipana la questione dei traditores e del tradimento che è inevitabilmente sviscerato per capire non solo le conseguenze dei vari tradimenti che si sono perpetrati nell’antichità tarda, ma anche la reazione imperiale di fronte a un atto giudicato estremamente vile.
C’è poi la questione legata al diritto. Il tradimento è analizzato secondo le leges del momento e secondo il sentimento popolare che sempre viene tenuto nella giusta considerazione. In fondo, soprattutto nella tarda antichità, l’imperatore veniva eletto dalle truppe che pur sempre facevano parte del populus romanus e non certo dell’élite dello stesso.
Ulteriore campo che si è cercato di approfondire è quello religioso. Non si è trattato di coprire solo il lato della cristianità o quello del paganesimo, bensì anche quello del giudaismo.

Quali sono le fonti a cui avete attinto nel Vostro lavoro?
Le fonti per affrontare un simile impegno sono tante e variano a seconda si affronti la questione dal punto di vista storico-politico, dal punto di vista storico-religioso, dal punto di vista giuridico. Inutile elencarle qui mentre rimando alla lettura del testo. Certamente una cosa posso dirla e cioè che si tratta essenzialmente di fonti edite che sono state rivisitate per una nuova lettura del fenomeno inerente il tradimento e, consequenzialmente, i traditori nella tarda antichità.