“Tra le mura del carcere. Torpore e passione” a cura di Giovanna Testa

Tra le mura del carcere. Torpore e passione, Giovanna TestaÈ stato pubblicato dal Gruppo Editoriale Albatros il libro Tra le mura del carcere. Torpore e passione, a cura di Giovanna Testa. Il libro si distingue per il suo approccio innovativo e coinvolgente rispetto ad altre pubblicazioni sul tema della vita carceraria. Ciò che rende questo testo particolarmente interessante è il fatto che non si basa solo sulle conoscenze accademiche e sulla vasta letteratura in materia, ma trae spunto soprattutto dalle esperienze dirette e critiche degli autori, alcuni dei quali hanno lavorato o ancora operano all’interno del sistema penitenziario. Il libro, pertanto, non costituisce solo un arricchimento bibliografico, ma rappresenta una finestra aperta su un mondo spesso invisibile, offrendo ai lettori uno spaccato autentico e profondo della vita carceraria.

La prospettiva di analisi adottata nel libro è inedita, potente, poiché si incentra sulla dimensione affettiva ed emozionale di tutti i soggetti coinvolti, dai detenuti agli operatori penitenziari. Si addentra nelle pieghe più intime dell’esperienza umana, esplorando il bisogno di connessione emotiva e il desiderio di dare un senso alla propria esistenza, anche in condizioni di costrizione. Pone l’accento sull’importanza della sfera affettiva non solo per i detenuti, ma anche per coloro che vi lavorano, come la polizia penitenziaria, psicologi, educatori, assistenti sociali, medici, infermieri, mediatori culturali, cappellani e volontari. Gli autori esaminano approcci e stati d’animo di queste figure, nonché le complesse dinamiche relazionali che caratterizzano l’ambiente penitenziario, cogliendone molti aspetti e sfaccettature ed anche le possibili implicazioni e i rischi insiti in queste situazioni. Ogni dettaglio acquista significato e porta il lettore in un mondo separato e misterioso: in carcere, nonostante le circostanze avverse, molti guizzi vitali pulsano con forza, dimostrando che la dignità e la ricerca di un’esistenza significativa sono universali.

Questa pubblicazione è un invito a riflettere sulle condizioni carcerarie, a riconoscere la resilienza degli individui e a valorizzare la dimensione affettiva come elemento centrale del percorso di riabilitazione e reintegrazione sociale. In sintesi, “Tra le mura del carcere. Torpore e passione” offre una prospettiva nuova e profondamente umana della vita in carcere, rendendolo un testo utile e interessante per chiunque voglia comprendere la complessa realtà del sistema penitenziario.

Il libro si compone di sei capitoli.

Nel primo capitolo intitolato “In carcere. Corpi in letargo, cuori in subbuglio”, Giovanna Testa esamina in modo approfondito e inconsueto la vita reclusa, focalizzandosi sulle componenti affettive, sui sentimenti e sulle reazioni emotive dei detenuti. Analizza lo spettro della solitudine, l’amore e la sessualità, le pulsioni e il loro contenimento all’interno del carcere. L’amore in carcere viene osservato e descritto nelle sue diverse sfumature e complessità, mettendo in luce le dinamiche uniche che si sviluppano in un contesto di privazione della libertà. L’autrice esplora anche le figure impegnate nel sistema carcerario, sia operatori volontari che professionali, indagando i possibili sconfinamenti e le ambiguità nelle relazioni tra detenuti e operatori. Viene discusso il ruolo cruciale dell’educazione emotiva nelle strutture penitenziarie, individuando strumenti e percorsi utili a promuovere la consapevolezza di sé e la gestione della sfera emotiva in un ambiente di contenimento. Questo approccio non solo migliorerebbe il benessere dei detenuti, ma contribuirebbe a promuovere un ambiente di lavoro più sano per tutti gli operatori, contribuendo in ultima analisi a un sistema penitenziario più umano e dignitoso e, dunque, maggiormente in grado di perseguire le proprie finalità istituzionali e costituzionali.

Il secondo capitolo “Affetti reclusi. Una prima riflessione sociologica sui rapporti emotivi e sentimentali in contesto carcerario”, a cura di Daniela Grignoli e Mariangela D’Ambrosio, propone un’analisi approfondita del carcere come luogo di ibridazione tra inclusione ed esclusione sociale. Le autrici presentano dati nazionali che delineano la situazione attuale della detenzione, mettendo in evidenza come l’ambiente carcerario spesso non riesca a sostenere adeguatamente le dimensioni personali, relazionali, affettive, emotive e sessuali dei detenuti. Questo limite rappresenta un ostacolo significativo nel percorso di riabilitazione e reinserimento sociale delle persone private della libertà. Inoltre, il saggio esamina l’impatto della pandemia da Covid-19 sul sistema penitenziario, con un focus particolare sulle relazioni familiari. Durante la pandemia, spiegano le autrici, le già fragili dinamiche affettive e relazionali all’interno delle carceri sono state ulteriormente messe alla prova, accentuando le difficoltà nel mantenere i legami con l’esterno e nel gestire le emozioni e i bisogni affettivi dei detenuti.

Nel terzo capitolo, Valentina Dardone offre una prospettiva psicologica inedita, sintetizzata nel titolo “Il carcere è affetto”, che esprime l’idea centrale del capitolo: «L’affetto che trasmette il carcere di fatto impressiona, turba chi dall’esterno si accinge ad entrare. Ben presto ci si ritrova auspicabilmente coinvolti e appassionati». Quale testimone privilegiata di una realtà complessa quale il carcere, inizialmente come tirocinante, poi come operatore volontario e infine come esperto psicologo, ha permesso all’autrice di alimentare una riflessione profonda sulla dimensione affettiva all’interno di questo contenitore di vite difficili. Attraverso queste esperienze, Dardone esplora le complesse dinamiche emotive presenti all’interno del carcere, evidenziando come l’ambiente carcerario influenzi profondamente le emozioni sia dei detenuti che di chi vi lavora.

Il quarto capitolo “Focus sulle interazioni professionali tra assistenti sociali e destinatari dei servizi di esecuzione penale esterna (UEPE). Funzione di controllo e relazione di aiuto”, curato da Giuseppe Di Leo, espone un quadro accurato e realistico delle relazioni e interazioni professionali tra assistenti sociali e destinatari dei servizi di esecuzione penale esterna (UEPE). Di Leo focalizza la sua attenzione sul difficile equilibrio che gli assistenti sociali devono mantenere tra funzione di controllo e relazione di aiuto. L’autore affronta, inoltre, il tema del trattamento e della motivazione dell’utente “non volontario”, riportando frammenti di storie di vita all’interno di una relazione professionale particolarmente complessa. Questo capitolo mette in luce le sfide quotidiane e le dinamiche emotive che caratterizzano il lavoro spinoso e talvolta arduo degli assistenti sociali, offrendo una prospettiva dettagliata e umana su taluni aspetti dell’esecuzione penale esterna.

Nel quinto capitolo, intitolato “Emozioni in gabbia. Report di un’esperienza laboratoriale a tema carcere ed emozioni”, Roberto De Lena riporta gli esiti di un interessante laboratorio di gruppo realizzato all’interno di una comunità pedagogico-riabilitativa per persone alcoldipendenti e tossicodipendenti, che ha coinvolto diversi ospiti con pregresse esperienze detentive e alcuni operatori. L’esperienza del laboratorio ha rafforzato l’idea che le emozioni siano universali e inscindibili dall’esperienza umana, e che l’esplorazione e la gestione consapevole di queste emozioni possano contribuire in modo significativo al processo di cambiamento e alla costruzione di una vita più sana ed equilibrata, nonostante le contrarietà presenti nell’ambiente circostante.

Il sesto capitolo si ricollega al tema dell’educazione emotiva trattato nel primo capitolo. L’autrice, Concetta Di Renzo (Dont), si concentra su “La poesia che cura” e sul potere trasformativo della scrittura. La Di Renzo parte dall’esperienza personale di “approccio ai versi” per proporre l’uso terapeutico della poesia nell’ambito dell’educazione emotiva all’interno delle strutture penitenziarie.

Giovanna Testa, PhD in “Istituzioni Giuridiche ed Evoluzione Economico-Sociale” e in “Promozione e tutela dei diritti dell’infanzia”, ha effettuato diverse collaborazioni con l’Università degli Studi del Molise in qualità di docente a contratto. Esperta di temi riguardanti il lavoro sociale, gli interventi socioeducativi, l’esecuzione penale e il mondo carcerario. Ha lavorato per molti anni nell’Area Educativa degli istituti penitenziari.

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