“Tra il silenzio e il tuono” di Roberto Vecchioni

Tra il silenzio e il tuono, Roberto VecchioniTra il silenzio e il tuono
di Roberto Vecchioni
Einaudi

«Qui oggi, ovunque, si tratta di vendere, di infilartele negli occhi, in bocca e perfino in culo le cose, perché siamo in economocrazia. Bisogna inventare, sbolognare, tirar dietro di tutto, farlo sentire non essenziale ma obbligatorio. Consumare è un imperativo categorico. Che sia riso senza riso o mozzarella senza lattosio, bisogna individuare quel che serve ai tempi e bastonare duro, trovare la parola magica, oggi è «acido ialuronico», e piazzarla ovunque: creme, carte igieniche, scooter, infradito, dopobarba. Chi accumula e resta a piangere la sua montagnetta di invenduto è out. Provaci tu, a consolarlo con l’arte, l’amore, la messa della domenica. Non esiste monopolio. Appena si scopre qualcosa di nuovo parte la corsa all’oro, tutti a spintonarsi e superarsi e darsele per un unico prodotto con cento nomi diversi.

Questo per spiegare l’arrogante accumulazione seriale del vivere, la spietata differenza, come diceva Pasolini, tra progresso e sviluppo; cioè l’illusoria certezza di essere liberi avendo sempre di più senza il minimo sospetto di aver superato il limite di quel che possiamo usare. Ma mica potevamo restare là a mangiare le spighe crude e di una marca soltanto.

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Tra il silenzio e il tuono
  • Vecchioni, Roberto (Autore)

È il fantasma di una resa, quella dell’idea davanti alla realtà. L’idea è un fossile, un campo radioso all’alba che s’oscura a mezzogiorno. Un sasso fermo nel fiume. Non si sarà mai tutti uguali, figurarsi poi in pace; gli uomini sono inferiori alle loro idee. Quel bambino che gioca, che sogna il tempo di una rosa, non può mangiarsela, la rosa, e comincia a scrollare gli alberi più forte, sempre più forte perché venga giù di tutto, a costo di lasciar lì solo rami penzolanti. La mia, la tua meravigliosa idea è un masochismo, è un esercizio astratto; noi guardiamo dal vuoto in cui è sospesa. Ogni tanto, sì, spunta tra una parola una nota, colorata in tutta la sua gagliarda impotenza, splendida nell’attimo, ma svenevole in una gara di resistenza. Non è lei a cambiare il mondo, non può, non può niente perché non è il suo, di mondo. Qui si scrollano gli alberi.

Ma non molla. Non sa o fa finta di non sapere che solo il reale è reale. Si insinua clandestina coi suoi mezzi fuori tempo massimo, il riso e il pianto, o coi suoi soldati sbandati di una battaglia quasi sempre persa: le emozioni. O forse è solo una malattia, un inganno sinistro di qualche demone per tentare di estinguerci. O forse resta lì, come una sentinella immobile sulla riva ad attendere una nave che non verrà mai, che non è mai partita. O forse ancora è la verità di cui a nessuno frega un bel niente perché si vive di realtà, mica di verità.»

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