“Tolstoj: guida ad Anna Karenina” di Michela Venditti

Prof.ssa Michela Venditti, Lei è autrice del libro Tolstoj: guida ad Anna Karenina, edito da Carocci: che importanza riveste, per la letteratura mondiale, il romanzo di Tolstoj?
Tolstoj: guida ad Anna Karenina, Michela VendittiNonostante la posizione poco progressista di Lev Tolstoj sulle donne, che riteneva soprattutto mogli e madri, Anna Karenina è un romanzo moderno. Se da un lato offre uno spaccato della società specificamente russa degli anni ’70 del XIX secolo, dall’altro, racconta di una donna che si ribella alle convenzioni sociali ed è convinta di avere diritto di decidere della propria vita. Anna non accetta di dover mentire e vuole andare fino in fondo, contro tutto e tutti. È assolutamente consapevole della propria condizione e quando comincia ad essere gelosa di Vronskij, in modo sempre più morboso, esclama “io non sono gelosa, sono insoddisfatta”. Lei non accetta la crudele disparità di genere nella società russa, e non solo, di metà ottocento, e la rifiuta in una battaglia che sa di perdere. Il romanzo di Tolstoj tratta temi universali, che lo rendono attuale in ogni epoca, come ad esempio la coppia di fatto costituita da Nikolaj, il fratello di Konstantin Levin, e l’ex-prostituta Maša, che obbliga tutti a considerare sua moglie.

Dal punto di vista narrativo Tolstoj in Anna Karenina impiega procedimenti che preludono lo sviluppo letterario novecentesco, come il flusso di coscienza o il sogno, considerato specchio delle proprie pulsioni. Anna sogna addirittura di vivere un felice triangolo con marito e amante, in cui tutti sono felici!

La prosa di Tolstoj, infine, trasuda gioia, piacere della creazione e potenza dell’immagine e nel perfetto labirinto narrativo del romanzo non si sente alcuna tensione scrittoria, come afferma Nabokov, per questo affascina i lettori di ogni tempo.

Quali vicende segnano maggiormente la lunga vita di Tolstoj e la sua attività letteraria?
Tolstoj ha avuto una esistenza piena di alti e bassi, con veri e propri momenti di depressione, anche se si parla di una crisi degli anni ’80, ossia dopo la stesura di Anna Karenina. A questo proposito, è da poco uscito un bel libro di Roberta De Giorgi proprio sull’ultima, discussa e complessa, fase della vita di Tolstoj, Storia di un’ossessione (Del Vecchio, 2022).

Nel complesso la vita di Tolstoj è una continua ribellione, uno scontro costante di contraddizioni: ateismo e fede assoluta, lussuria e astinenza, desiderio di fare qualcosa di essenziale nella vita e desiderio di porvi fine, scarsa stima per le donne e valore della famiglia, contadino e possidente, cacciatore e vegetariano, contro la guerra da quando è ufficiale, contro il progresso mentre questo vede il suo apogeo, l’Occidente non gli piace, la città non gli piace, l’ambiente degli scrittori non gli piace, neanche l’università è al suo livello e quando non riesce negli studi decide di istruirsi da solo e diventa uno dei più grandi eruditi, dalla passione per la letteratura giunge poi al suo totale rifiuto, e, infine, alla disperata fuga notturna a ottantadue anni come ultimo segno di protesta. Ogni sua opera è una sorta di rivolta: i Racconti di Sebastopoli contro la guerra sono il risultato della sua esperienza da ufficiale; Felicità familiare è contro la falsità dei romanzi d’amore, come quelli di Turgenev; Anna Karenina è contro la questione femminile, ossia l’emancipazione, e così via. Nella prosa di Tolstoj penetrano esperienze vissute, come la morte dei figli, cui darà voce Dolly (VI, 16), ma anche la realtà storica: nell’ottava parte di Anna Karenina si insinua e si impone la guerra serbo-ottomana (1877), cui Tolstoj è assolutamente contrario, motivo per cui Katkov non pubblica sulla sua rivista l’ultima parte del romanzo.

Quando e come nasce il romanzo?
Sembra che lo spunto sia stato la rilettura di un frammento di Aleksandr Puškin, anche questo in contrasto col dominante “naturalismo” letterario. L’idea di scrivere un romanzo su una donna “sposata, che però si è smarrita”, appare nel 1870, ma Tolstoj inizia a scrivere tre anni dopo. La stesura di Anna Karenina è lunga e tormentata, piena di interruzioni, sia per motivi personali (perde due figli tra il 1873 e il 1875), che per difficoltà creative. Il romanzo viene pubblicato a puntate sulla rivista di Katkov Russkij vestnik tra il 1875 e il 1877, fino alla settima parte, in cui c’è il suicidio di Anna. L’ottava, l’editore si rifiuta di pubblicarla e Anna Karenina esce in volume singolo integralmente nel 1878. I lettori conoscono perciò il romanzo in modo incompleto, non ne hanno una visione d’insieme, e ogni possibile evoluzione della trama diventa oggetto di congetture e discussione. Il successo di Tolstoj è enorme, tutti parlano di Anna Karenina, e il pubblico accoglie con grande disappunto il suicidio della protagonista. La modernità del romanzo consiste anche nel violare il canone del romanzo di costume, offrire un’opera che viene recepita dalla critica e dal pubblico come diversa dalla tradizione e quindi perturbante.

Come si svolge la trama del romanzo?
Il romanzo è diviso in otto parti, ognuna delle quali contiene dai diciannove ai trentacinque capitoli. La trama di Anna Karenina è complessa. Se vogliamo seguire l’idea principale del romanzo indicata dallo stesso Tolstoj, ossia quella della famiglia, abbiamo diverse linee narrative: Stiva Oblonskij e la moglie Dolly, Anna Karenina, Aleksej Karenin, Aleksej Vronskij, Kitty Oblonskaja e Konstantin Levin, il principe Oblonskij e la moglie, e Nikolaj Levin e Maša. Ogni coppia cerca un proprio equilibrio: Dolly, dopo lo shock della scoperta del tradimento del marito, accetterà la propria condizione perché non ha altre soluzioni; Kitty e Levin si sposeranno e dopo un primo momento di difficoltà, troveranno un loro equilibrio e avranno un figlio. La coppia dei Karenin si scioglie dopo l’incontro tra Anna e Vronskij. I due amanti, dopo una serie di tentativi di condurre una vita normale, anche se contro le convenzioni, si distaccheranno sempre di più e non riusciranno a costruire un legame solido. Il più limpido sembra essere quello tra Maša e il burbero Nikolaj Levin, che però morirà.

Quale caratterizzazione offre, Tolstoj, dei personaggi?
Secondo Tolstoj non esistono persone buone o cattive: “Le persone sono come fiumi: l’acqua è in tutti e ovunque la stessa, ma ogni fiume può essere stretto, rapido, ampio, tranquillo, puro, freddo, torbido, caldo. Così sono le persone”. I personaggi di Anna Karenina non sono mai, quindi, assolutamente positivi o negativi, sono tutti dinamici, fluidi, cambiano nel corso della narrazione. Ciascuno ha un gesto che lo distingue, Karenin, ad esempio, ha il vizio, che Anna odia, di scrocchiarsi le dita, mentre Anna ad un certo punto della vita comincia a socchiudere gli occhi, “come se non volesse vedere tutto”, pensa la cognata Dolly. Stiva Oblonskij ha un sorriso buono che non riesce a nascondere neanche quando tenta di scusarsi con la moglie per averla tradita, ma alla fine del romanzo il suo è un sorriso più stupido che accattivante; Aleksej Vronskij ha dei denti brillanti, che mostra ogni volta che sorride, ma dopo la morte di Anna viene punito da Tolstoj con un mal di denti tale da riuscire a parlare a stento. Sebbene sia assodato che l’inquieto e puro Levin parli con la voce di Tolstoj, in realtà il narratore onnisciente si estende a tutti i personaggi, come il principe Ščerbackij o Dolly, nell’ultima parte della narrazione. Il mondo narrativo di Anna Karenina, cerca di cogliere ogni aspetto dell’essere umano anche e soprattutto nei suoi dubbi e contraddizioni. Un esempio può essere il personaggio di Karenin, che viene raffigurato come freddo e ironico, perciò distaccato, finché non ci viene raccontato che in sostanza è un orfano vissuto in un ambiente anaffettivo, quindi, la sua è solo una difesa.

Quali sono i temi e i motivi più rilevanti del romanzo?
La famiglia, come dicevo, ma anche le grandi domande: vita, morte, sentimenti (amore, passione, gelosia). Per Ėjchenbaum il romanzo non si basa sulla connessione degli eventi, ma su quella tra temi e immagini. La nascita viene raffigurata nel parto di Kitty, la prima descrizione in letteratura, e in quello di Anna, due eventi opposti: nel primo c’è il trionfo della vita, nel secondo il legame funesto con la morte (Anna rischia di morire). Il primo è un evento naturale, il secondo ha una valenza quasi simbolica, perché segna il perdono di Karenin e la riconciliazione sia con Anna che con Vronskij. La morte è presente in ogni sua declinazione, dal guardiano sotto al treno nel primo incontro alla stazione tra Vronskij e Anna, al cavallo Frou-Frou, alla tormentosa morte di Nikolaj (unico capitolo che ha un titolo: Morte), al desiderio di suicidio di Levin, al suicidio fallito di Vronskij, a quello riuscito di Anna. Ogni motivo e ogni tema, sono presentati da diversi punti di vista. Il continuo interrogarsi di Levin sul senso della vita, che connota il suo personaggio, ottiene una risposta quando smette di chiederselo, e decide di vivere. La stessa cosa farà Anna, che si accorge di non aver vissuto appieno finché non ha liberato i suoi sentimenti. Non si tratta tanto di una questione religiosa, sebbene il marito di Anna, Aleksej Karenin insista sul fatto che il matrimonio è un sacramento, sancito da Dio. Piuttosto Tolstoj si riferisce ad una sorta di religione naturale, un istinto, che si oppone nel romanzo a tutto ciò che è artificio e costrizione. Anna Karenina si costruisce, infatti, sugli opposti, da quello campagna vs città, di cui sono emblema Levin vs Stiva, o Vronskij; sincerità vs ipocrisia, Anna vs la contessa Vronskaja; natura vs società urbana, Levin vs Karenin, e così via.

La gelosia è raffigurata nel suo aspetto morboso e distruttivo in Anna, e in quello costruttivo e soprattutto reciproco in Kitty e Levin. Perché nessuno ne è esente, ma dipende dalla relazione.

Un espediente fondamentale nella narrazione tolstojana è infine la concretezza e la densità semantica del dettaglio, che attualizzano lo straniamento tipico di Tolstoj, e accompagnando gli interrogativi esistenziali, rendono pregnante il cercare di rispondere alle grandi domande sul senso della vita e della morte.

Quale interpretazione è possibile dare dell’opera?
Anna Karenina è un romanzo così ricco da rendere impossibile un’unica interpretazione. Nella mia analisi mi sono basata essenzialmente sul testo, senza perdere di vista il contesto storico e sociale. Si può considerare un affresco della società russa di fine ‘800, ma sarebbe riduttivo. Raffigura il carattere umano da ogni punto di vista, fino alla tragicità della scelta di togliersi la vita. Le difficoltà di relazione, l’incomunicabilità. Il rapporto tra natura e cultura, campagna e città, Mosca e Pietroburgo. Dubbi, contraddizioni, amore e passione, sincerità e ipocrisia, gelosia e insoddisfazione, scelte giuste e sbagliate, contrasti sociali, le riforme degli anni ’70 e la situazione agraria, nobiltà di nascita e nobiltà per ricchezza, la grande questione del rapporto tra la Russia e l’Europa, l’assurdità della guerra e della violenza…

Michela Venditti è Professoressa di Letteratura russa nell’Università degli Studi di Napoli L’Orientale

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