“Todo modo” di Leonardo Sciascia

Todo modo, Leonardo SciasciaIl romanzo, pubblicato nel 1974, è il quarto giallo pubblicato da Sciascia dopo Il giorno della civetta (1961), A ciascuno il suo (1966) e Il contesto (1971). Si tratta di un giallo atipico in cui non si giunge all’individuazione del colpevole. L’autore di Racalmuto, per denunciare la corruzione politica e morale che piega la società italiana, rovescia il canone del genere letterario da lui ritenuto più adatto a rispecchiare la dissolutezza di un’intera classe dirigente.

Il titolo richiama gli Esercizi spirituali di Sant’Ignazio da Loyola: “Todo modo, todo modo, todo modo […] para buscar y hallar la voluntad divina”. Il riferimento non è casuale, visto che il romanzo, pregno di riflessioni afferenti alla sfera spirituale e religiosa, è intessuto di mistico mistero. Come in una metafisica capovolta, il misticismo esula dalla sfera propriamente religiosa per invadere quella del potere e della politica.

Todo modo, dal ricchissimo intertesto, si apre e si chiude con due citazioni. La prima è del critico letterario Giacomo De Benedetti: «A somiglianza di una celebre definizione che fa dell’universo kantiano una catena di casualità sospesa a un atto di libertà, si potrebbe riassumere l’universo pirandelliano come un diuturno servaggio in un mondo senza musica, sospeso ad una infinita possibilità musicale: all’intatta e appagata musica dell’uomo solo».

Pirandelliano è dunque l’universo in cui Sciascia colloca il protagonista della narrazione: un pittore noto, ma anonimo al lettore. Dopo tre giorni di vagabondaggio egli giunge, in assoluta solitudine, all’Eremo di Zafer. L’eremo è stato inglobato in un albergo diretto dal deuteragonista don Gaetano, prelato dalla vastissima cultura con cui il pittore instaura dialoghi fitti di citazioni ecclesiastiche, letterarie, storiche, filosofiche. Il personale e il clero dell’eremo si preparano ad accogliere Ministri, funzionari, burocrati e uomini delle istituzioni che periodicamente si riuniscono in quel luogo per gli esercizi spirituali. Il pittore chiede di restare e, incuriosito, di assistere all’evento. Ignaro che l’infinita possibilità musicale sottesa a scoprire fortuitamente l’eremo e incontrare don Gaetano si sarebbe trasformata di lì a poco in un fragore di colpi di arma da fuoco, delitti e omicidi, egli fa da spettatore agli esercizi di potere, agli scambi di favori e, in definitiva, alla corruzione dilagante. Tra omelie, preghiere, meditazioni, refezione copiosa, calici di vino e intrecci amorosi con cinque donne ospiti dell’eremo, i politici e prelati impegnati negli esercizi spirituali, infatti, tessono i loro giochi di potere. «Si sentivano in vacanza: ma una vacanza che permetteva di riannodare fruttuose relazioni, ordire trame di potere e di ricchezza, rovesciare alleanze e restituire tradimenti».

Offerta
Todo modo
  • Editore: Adelphi
  • Autore: Leonardo Sciascia
  • Collana: Gli Adelphi
  • Formato: Libro in brossura
  • Anno: 2003

Durante una bizzarra e suggestiva recita del Rosario in cui gli oranti sono in piedi a formare una figura geometrica che dal buio del cortile, al confine con il bosco, si muove verso la luce dell’eremo, si ode come uno scoppio. L’onorevole Michelozzi è trafitto da un colpo di pistola. Alla vista del morto e all’arrivo della polizia e del procuratore Scalambri, che si scopre essere un ex compagno di liceo del protagonista, si apre una nuova fase del romanzo: quella delle indagini. Esse procedono come una quete impossibile, destinata a fallire non tanto per l’erigersi del muro dell’omertà, ma per quello del mistero più fitto e insondabile. Le supposizioni di Scalambri, guidate spesso dal protagonista, delineano un quadro di razionalità e parola (i dialoghi sono molto più frequenti in questa zona del testo) che viene risucchiato dal buio asfissiante della disgregazione in atto. Un altro omicidio segue il primo: quello dell’avvocato Voltrano. Il terzo è quello dello stesso don Gaetano, rinvenuto morto nel bosco antistante l’eremo ucciso da una pistola trovata accanto al cadavere. L’albergo è fatto sgomberare. I delitti restano avvolti nel mistero, senza la possibilità di definirne moventi e colpevoli.

Il romanzo si chiude con una citazione tratta da I sotterranei del Vaticano di Gide, a sottolineare il perverso connubio di realtà e finzione, mistica del bene e mistica del male che attraversa per intero quest’opera di Sciascia.

L’intertestualità è caratteristica peculiare del romanzo, che, soprattutto nella prima parte, è intessuto di citazioni: Pirandello, Diogene, Belli, La Rochefoucauld, Mallarmé, Pascal, Voltaire… I dialoghi del protagonista con don Gaetano trasudano conoscenza, arguzia, ironia. Essi riguardano il destino della Chiesa, la sua attualità, la sua storia, la sua essenza e, spesso, la vita stessa.

Afferma don Gaetano: «La sopravvivenza, e, più che la sopravvivenza, il trionfo della Chiesa nei secoli, più si deve ai preti cattivi che ai buoni. È dietro l’immagine dell’imperfezione che vive l’idea della perfezione: il prete che contravviene alla santità, o, nel suo modo di vivere, addirittura la devasta, in effetti la conferma, la innalza, la serve…».

Don Gaetano, che molto sa degli orditi tessuti durante gli esercizi spirituali, conserva un atteggiamento di irrisione, quando non di disprezzo, verso i suoi ospiti. Il protagonista nota una certa somiglianza tra il prete e il diavolo presente in un quadro in cui il santo Zafer legge un libro. Il diavolo è raffigurato con un paio d’occhiali che, se presi dal santo, consentirebbero a questi di vedere meglio, ma al prezzo di leggere il Corano anziché i testi sacri al cattolicesimo.

Numerosi i riferimenti pittorici, tra cui uno è alla celebre opera di Géricault La zattera della Medusa. Per don Gaetano la zattera della Medusa è immagine di ciò che è la Chiesa. Il cannibalismo è la metafora più sconcertante tra quelle presenti nel testo, dal quale emerge la disperata presa di coscienza dell’autore, consapevole dell’impossibilità di portare alla luce della ragione i crimini e i misfatti della classe dirigente italiana a meno che non si scenda in quei bui meandri sotterranei fitti di trame massoniche e giochi di potere, omicidi e rapimenti che a lungo hanno caratterizzato la nostra storia repubblicana.

L’intreccio di potere politico, potere ecclesiastico e massoneria qualificante il partito politico protagonista della storia italiana nel corso della Prima Repubblica, vale a dire la Democrazia Cristiana, è romanzato dalla finissima penna di Leonardo Sciascia con la finalità di penetrarne gli antri più segreti per scoprirne, infine, la loro imperturbabile impenetrabilità. Di lì a poco, Sciascia scriverà L’affaire Moro rinunciando al giallo e al poliziesco. In Todo modo, sembra quasi profeticamente annunciare quanto di lì a poco sarebbe avvenuto: l’omicidio di Aldo Moro.

L’anno successivo alla pubblicazione di Todo modo, avrà inizio l’impegno politico di Sciascia, dapprima come consigliere comunale e poi come deputato. In questa veste egli si occupò principalmente della Commissione parlamentare d’inchiesta sul sequestro e l’omicidio di Moro.

Naturalmente la sua attività letteraria avrà seguito, ma assumerà connotati diversi a seguito di Todo modo.

L’intera opera di Leonardo Sciascia si può leggere come il tentativo disperato di opporre l’ordine al caos, la luce della ragione all’oscurità della corruzione e dell’illegalità. Todo modo è il romanzo in cui, più di ogni altro, la forma letteraria è aderente all’argomento trattato in maniera puntuale, fluida, inoppugnabile. Sembra che la ragione e la razionalità portate avanti dal genere giallo e poliziesco non possano che arenarsi dinnanzi alle storture del potere, al livello di degrado e corruzione raggiunto. La scelta dell’autore di discostarsi definitivamente da questo genere letterario dopo la pubblicazione di Todo modo e, soprattutto, dopo l’omicidio di Aldo Moro, è il necessario passo da compiere di una ricerca letteraria che, nel caso di Sciascia, coincide con la vita stessa.

Scrittore profetico Sciascia, in grado di penetrare l’attualità italiana fin nei suoi più profondi orditi, per smascherarne, attraverso pagine di altissima letteratura, le trame più oscure e segrete, che coinvolgono clero e politica in un reciproco scambio di ruoli e funzioni.

Al 1976 risale il film Todo Modo di Elio Petri, ispirato al celebre romanzo sciasciano.

Glenda Dollo

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