Terra senza tregua. Terremoti, alluvioni, eruzioni, cambiamenti climatici tra scienza e comunicazione, Federico Pasquaré Mariotto, Alessandro TibaldiProf. Federico Pasquaré Mariotto, Lei è autore con Alessandro Tibaldi del libro Terra senza tregua. Terremoti, alluvioni, eruzioni, cambiamenti climatici tra scienza e comunicazione edito da Mimesis. Catastrofi geologiche ed emergenze climatiche sono sempre più frequenti: la Terra ci ricorda che noi uomini viviamo e prosperiamo solo per “gentile e temporanea concessione” degli elementi geologici?
La Terra lavora, senza tregua, da quattro miliardi e mezzo di anni. L’homo sapiens la occupa da qualche decina di migliaia di anni, un nulla nell’immensità del tempo geologico. Ma in questo “battito di ciglia”, abbiamo soppiantato in importanza tutte le altre specie e occupato ogni angolo del pianeta, spesso sfidando le leggi che ne regolano il funzionamento. Sfidare e violare queste leggi sta portando a conseguenze sempre più gravi, rappresentate dall’incremento dell’intensità di cicloni, tifoni e uragani, oltre che dal bilancio sempre più pesante, in termini di vite umane, degli eventi estremi di carattere geologico-ambientale come terremoti, alluvioni ed eruzioni vulcaniche. Se consideriamo il caso italiano, il nostro Paese è un esempio di come una popolazione, nei millenni, possa occupare progressivamente un territorio senza prestare attenzione alle possibili conseguenze: sono milioni i concittadini che vivono oggi in aree soggette a terremoti, alluvioni, eruzioni vulcaniche e minacciate dagli effetti dei cambiamenti climatici. L’edificazione senza freni nel Belpaese, soprattutto negli ultimi decenni, ha riempito di cemento anche zone dagli equilibri particolarmente fragili, che sarebbe stato molto meglio lasciare alla cosiddetta “vocazione naturale”.

Come funzionano i processi che cambiano in modo irreversibile l’ambiente circostante?
Quasi sempre i processi geologici si sviluppano attraverso la sconfinata estensione del tempo geologico: ecco perché, per gli esseri umani, i cambiamenti sulla superficie terrestre sono spesso difficili da percepire. Ci sono casi invece in cui la morfologia del territorio viene cambiata o sconvolta in pochi attimi, in occasione per esempio di terremoti ed eruzioni vulcaniche, eventi naturali catastrofici che rilasciano in pochi minuti, o poche ore, tutta l’energia accumulata nel tempo a opera delle pressioni interne alla crosta terrestre. Ci sono altri fenomeni, come alluvioni e frane, che sono in grado di modificare, anch’esse, in poco tempo, l’aspetto del paesaggio. Dall’incontro/scontro fra questi processi del tutto naturali di evoluzione del territorio e gli esseri umani nascono i cosiddetti “rischi geologici”: dal rischio all’emergenza, poi, il passo può essere breve, anche perché le moderne società hanno occupato luoghi che non avrebbero dovuto occupare, o almeno avrebbero potuto farlo tenendo conto dei processi naturali che sono all’opera da miliardi di anni e continueranno a esserlo ancora per molto tempo, a prescindere dalla futura sopravvivenza della specie umana.

Quanto incidono le emergenze ambientali sui fragili equilibri delle moderne civiltà?
Sono tante le emergenze ambientali, anche detti “disastri naturali”, che investono l’Uomo ogni anno, da un angolo all’altro del pianeta. Ma quando un evento, semplice espressione del funzionamento della “macchina terrestre”, diventa una catastrofe, significa che il genere umano è vulnerabile o impreparato, oppure entrambe le cose. Il progresso tecnologico degli ultimi decenni, che ha permesso la conquista della Luna e che consente oggi a chiunque di sentirsi, seppur virtualmente, partecipe di quanto accade in luoghi lontanissimi da sé, non ci ha salvato dai disastri naturali. E ci sta facendo precipitare sempre più rapidamente nel caos dell’emergenza climatica. La scienza comprende oggi, sempre meglio, i meccanismi geologici e climatici; ma a questa conoscenza sempre più accurata non corrisponde un’adeguata presa di coscienza collettiva della necessità di rispettare i processi naturali. I cittadini del mondo civilizzato, protesi ad affinare la propria sintonia con la realtà tecnologica, appaiono sempre più distaccati dalla realtà fisica che li circonda. L’effetto di questo allontanamento è una sorta di incredulità quando gli elementi naturali, e in particolare gli eventi geologici estremi, tornano a ricordarci la nostra fragilità e precarietà sulla Terra. È sempre più urgente che tutti i cittadini del mondo siano consapevoli dei fenomeni e dei processi che sono al lavoro da quando esiste il nostro pianeta e che oggi sembrano particolarmente minacciosi solo in quanto la società umana si è esposta a rischi un tempo inimmaginabili.

È possibile prevenire o mitigare i rischi naturali?
Questa domanda è di una complessità enorme, e una riposta solamente preliminare richiederebbe decine di pagine di trattazione. Per sintetizzare al massimo, è possibile formulare alcune semplici considerazioni. Innanzitutto, i cittadini dovrebbero conoscere molto bene il significato e il valore della previsione e della prevenzione. Il primo termine riguarda quasi esclusivamente il lavoro degli scienziati; il secondo riguarda la società nel suo complesso, dai governanti ai cittadini. Si è più volte sottolineata la complessità della coesistenza del genere umano con gli elementi naturali: per evitare che questa coabitazione si trasformi in un rischio intollerabile, è necessario fare affidamento sulla capacità della scienza di prevedere futuri scenari di rischio naturale e climatico. La previsione consiste, in primo luogo, nell’individuare i luoghi che, più di altri, potrebbero essere soggetti a eventi naturali potenzialmente dannosi. Il lavoro di chi si occupa del monitoraggio delle fonti di pericolosità geologica è mirato a offrire alla società una previsione di massima di quello che potrebbe accadere in futuro. Spetta poi alle istituzioni, preferibilmente con la consulenza degli scienziati, identificare le modalità più appropriate per gestire il compito della prevenzione. Purtroppo quest’ultima risulta in genere poco gradita ai politici, in quanto comporta investimenti economici notevoli, i cui risultati si vedono spesso anni o decenni più tardi. La previsione delle fonti di pericolosità naturale è un’attività importante e scientificamente rilevante; tuttavia, pur immaginando significativi avanzamenti delle conoscenze nei prossimi decenni, è quasi impossibile che potrà mai esistere una previsione deterministica degli eventi naturali estremi. Non sarà mai possibile segnare sul calendario il giorno della prossima scossa di terremoto a Catania, della prossima eruzione del Vesuvio, della prossima frana in Valtellina. L’unica strada che ha dunque senso percorrere con decisione è quella della prevenzione e della mitigazione degli effetti degli eventi naturali estremi. Eppure, qualsiasi provvedimento di carattere strutturale ed edilizio, finalizzato alla prevenzione, è condannato a cadere nel vuoto senza un adeguato livello di sensibilizzazione, senza una presa di coscienza collettiva sulla necessità di affidarsi al ruolo degli scienziati, i soli in grado di prefigurare scenari futuri di rischio geologico e climatico, e di immaginarne le contromisure.

Federico Pasquaré Mariotto, geologo, Professore Associato di Comunicazione delle Emergenze Ambientali all’Università degli Studi dell’Insubria e Presidente Vicario del Corso di Laurea in Scienze della Comunicazione presso l’ateneo insubre. La sua ricerca è incentrata sulla geologia strutturale delle aree vulcaniche e sulla comunicazione dei rischi e delle emergenze geologiche e climatiche. Ha al suo attivo più di cinquanta pubblicazioni scientifiche, la maggior parte delle quali su riviste internazionali. Presiede l’Associazione GeoSocial, il cui obiettivo è la comunicazione e la sensibilizzazione pubblica nell’ambito delle Scienze della Terra.