Tecniche e strategie difensive nel processo civile tra storia e attualità, Arturo Maniaci, Nunzia DonadioProf. Arturo Maniaci e prof.ssa Nunzia Donadio, Voi avete curato l’edizione del libro Tecniche e strategie difensive nel processo civile tra storia e attualità pubblicato da Giuffrè Francis Lefebvre: quale importanza riveste nella formazione dei futuri avvocati lo studio e l’approfondimento delle strategie difensive processuali?
Studiare e approfondire le strategie difensive processuali riveste un’enorme importanza: sia per gli avvocati c.d. contenziosisti, i quali possono essere ritenuti responsabili verso i clienti per aver scelto una determinata strategia processuale (anche ove suggerita o sollecitata dal cliente stesso), sia per quelli che coltivano i metodi c.d. ADR, perché devono conoscere quali siano i concreti vantaggi rispetto al modello avversariale, sia per i praticanti avvocati, posto che il D.M. 9 febbraio 2018, n. 17 prevede come insegnamenti obbligatori materie come il linguaggio giuridico, l’argomentazione forense o le tecniche di redazione degli atti giudiziari e di impugnazione dei provvedimenti giurisdizionali.

Come si determinano le migliori tecniche e strategie difensive in sede di processo civile?
Nel processo civile, come altrove, le migliori tecniche e strategie si determinano con lo studio e con l’esperienza. In pratica, l’avvocato, quando redige un atto difensivo, deve mettersi il più possibile nei panni (non del cliente, ma) del giudice. In un momento di crisi di risorse come quello attuale, è imprescindibile abbandonare la convinzione sottesa alla logica del “più scrivo, meglio è”. La redazione degli atti processuali deve avvenire secondo canoni di sobrietà e sinteticità, come anche imposto dalle regole del processo telematico (che allo stato non si applicano soltanto nei giudizi di cassazione e nei giudizi dinanzi al giudice di pace), ma anche con modalità che si concilino con l’esigenza di esaustività e completezza della difesa.

In che modo le riforme che hanno interessato il processo civile di primo grado in Italia si sono riverberate sulla strategia difensiva?
Le numerosissime riforme del processo civile hanno indubbiamente reso meno agevole l’espletamento del mandato difensivo. Emerge oggi con particolare forza una contraddizione di fondo: da un lato, si predica il principio di libertà delle forme, aspirando a un processo rapido, di ragionevole durata, concentrato e diretto efficacemente dal giudice; dall’altro lato, si pone a carico delle parti un onere di allegazione, deduzione e produzione pressoché immediato e omnicomprensivo, che costringe attore e convenuto ad appesantire i propri atti introduttivi per il timore di vedersi precluse attività cruciali nell’ottica della risoluzione della lite in senso favorevole al proprio assistito.

Quali sono le principali tecniche e strategie difensive adottate nel processo civile?
Le strategie difensive da adottare nel processo civile devono tenere in debito conto i principi di preclusione e di eventualità, tipici del nostro ordinamento processuale. Accanto ad essi, in un quadro normativo sempre più mutevole, gli interpreti più qualificati hanno anche individuato, quali condizioni essenziali della difesa di parte, i principi di sinteticità e di chiarezza degli atti: gli avvocati sono, quindi, chiamati alla stesura di atti snelli ed essenziali, di facile lettura, ma al contempo completi e idonei a determinare il convincimento del giudice, evitando di incappare in rischi di vizi di nullità o inammissibilità.

Come si articola la strategia probatoria nella causa civile?
Che la strategia probatoria assume rilievo decisivo ai fini dell’esito di una controversia è confermato già dal fatto che la decisione se intraprendere o meno un’azione dipende dai criteri in forza dei quali verrà distribuito il carico probatorio fra le parti del processo. Ogni avvocato deve soppesare il rischio della mancata prova di certi fatti sia prima sia durante il processo. Per non fare che un esempio, per certi versi paradossale: se l’avvocato di un convenuto sa che dispone di scarsi mezzi per contestare la versione dei fatti fornita dall’attore, può ritenere processualmente conveniente la scelta di non costituirsi neppure in giudizio e rimanere contumace, al fine di non far operare il c.d. principio di non contestazione, e così non sgravare l’attore dal carico probatorio incombente su quest’ultimo.

In che modo è possibile perseguire una efficace strategia difensiva nel segmento delle impugnazioni?
Nel delicato segmento delle impugnazioni, un’efficace strategia difensiva è perseguita considerando che l’avvocato non gode di un raggio di azione paragonabile a quello che caratterizza il primo grado: incappa, infatti, in limiti temporali più stringenti e in preclusioni, anche probatorie, più rigide. Il suo argomentare giuridico non può svilupparsi in piena autonomia, ma deve muovere dalla sentenza del grado anteriore che afferma ingiusta e viziata. Un atto di appello che si limiti a reiterare le difese svolte nel giudizio di primo grado, oltre a rischiare l’inammissibilità (favorita dal meccanismo del c.d. filtro), risulta spesso controproducente.

Quali insidie dal punto di vista difensivo nasconde il processo civile in Italia?
In primo grado, una delle insidie più spinose è senza dubbio rappresentata dal regime delle preclusioni: per evitare il rischio di decadere dal potere di deduzione, allegazione e produzione, occorre un’attenta conoscenza dei termini processuali e una adeguata valutazione del principio di non contestazione. Nel grado di appello, occorre evitare una declaratoria di inammissibilità, che può però dipendere anche da ragioni di merito (ad esempio, mancanza di precedenti giurisprudenziali favorevoli). Nel giudizio di legittimità, la giurisprudenza, per ragioni più pratiche che dogmatiche o sistematiche, ha elaborato il principio c.d. di autosufficienza del ricorso, vera e propria “tagliola”, sicché molte impugnazioni vengono respinte senza alcun esame.

Arturo Maniaci è professore aggregato di Istituzioni di diritto privato presso l’Università degli Studi di Milano, dove insegna Istituzioni di diritto privato e Diritto minorile. È autore di due monografie – Rimedi e limiti di tutela dell’acquirente, Ets, Pisa, (2018) e La promessa di matrimonio (2015) – nonché di numerosi saggi, articoli e contributi scientifici, soprattutto in materia di diritto dei contratti, di famiglia e delle successioni. È abituale Relatore a Convegni, Master e Corsi di formazione in materia giuridica e di public speaking.
Nunzia Donadio è ricercatrice di diritto romano e diritti dell’antichità presso l’Università degli Studi di Milano, dove insegna diritto romano progredito. È autrice di tre volumi – 
Documentum supplicii e documentum criminis. Il corpo del reo tra precetto e sanzione nel mondo antico (2017); La tutela del compratore tra actiones aediliciae e actio empti (2004) e Vadimonium e contendere in iure. Tra certezza di tutela e diritto alla difesa (2011) – nonché di diversi saggi e articoli sul diritto romano. Nel 2017 ha conseguito l’abilitazione in prima fascia per il settore IUS 18, diritto romano e diritti dell’antichità. Ha lavorato presso l’Università di Bonn come ricercatrice a contratto.

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