Tech Impact. Luci e ombre dello sviluppo tecnologico, Gianmarco MontanariIng. Gianmarco Montanari, Lei è autore del libro Tech Impact. Luci e ombre dello sviluppo tecnologico pubblicato da Guerini e Associati: in che modo il progresso tecnologico sta cambiando le nostre vite?
La tecnologia ed il progresso tecnologico hanno favorito radicali cambiamenti nella storia dell’umanità, contribuendo a far evolvere la società e a migliorare la qualità della vita dell’uomo: pensiamo alle rivoluzioni industriali, all’evoluzione medica e della ricerca, all’avvento di internet e della società digitale. Grazie ad internet è oggi possibile abbattere ogni barriera geografica, lavorare da casa, comunicare con persone lontane, fare shopping restando comodamente seduti sul divano. Viviamo in una situazione di benessere che non ha precedenti. Ciò ci obbliga però a prendere coscienza anche di diverse problematiche che affliggono molti ambiti della nostra vita quotidiana: il sistema delle imprese, il mercato del lavoro, le crescenti disuguaglianze, la delicata questione ambientale. Se da un lato, dunque, i vantaggi della tecnologia sono evidenti ed innegabili, dall’altro lato non possiamo nascondere i condizionamenti che essa porta inevitabilmente con sé, e che sono essenzialmente legati alla pulsione incontrollata e innaturale di creare innovazione anche oltre le nostre reali esigenze. Come in ogni cosa esistono pro e contro, diritti e rovesci della stessa medaglia. Per questo ho scritto questo libro, per informare il lettore sulle reali implicazioni del progresso e della tecnologia e orientarlo nelle scelte del presente e del futuro. Ho voluto dare il mio personale contributo, acritico e apolitico, in un mondo in cui sempre più spesso la tecnologia dell’informazione causa un aumento smisurato della quantità di notizie che raggiungono gli utenti, a discapito della qualità e della validità dei contenuti. Non tutto ciò che circola è informazione, e solo con gli strumenti culturali adeguati l’uomo del futuro potrà garantirsi il successo.

Quali trasformazioni epocali sono in atto?
Fin dal passato i cambiamenti indotti dalla disponibilità delle tecnologie hanno riguardato un po’ tutti i campi della nostra vita ed hanno di volta in volta rivoluzionato e rimodellato la stessa società in cui viviamo. Tra le innovazioni e le trasformazioni più importanti che, consapevolmente o meno, oggi stiamo vivendo, a titolo puramente esemplificativo, ma non esaustivo possiamo citare l’IoT (internet degli oggetti) e l’IoE (internet del tutto), i veicoli a guida autonoma, la manutenzione predittiva, la stampa 3D, la genomica avanzata, la connessione ultraveloce 5G, i robot indossabili, i nuovi materiali, i big data…Tante sono le trasformazioni che stiamo vivendo, forse troppe, anche perché toccano ogni aspetto della nostra società: dal lavoro all’ambiente, dalla giustizia all’etica. Ma per tutte le trasformazioni in atto possiamo individuare un unico denominatore comune, rappresentato dalla trasformazione digitale. La trasformazione digitale non è un semplice momento di innovazione tecnologica, ma deve essere considerata per quello che è: una vera e propria trasformazione del sistema sociale, del tessuto economico ed industriale nel suo complesso. Come si vede dagli esempi, infatti, le possibilità di cui disponiamo vanno oltre il mondo strettamente materiale, ed hanno conseguenze importanti anche sul modello sociale e di business. Questo perché l’evoluzione tecnologica porta nella dimensione immateriale strumenti e attività tradizionalmente basati su componenti materiali, ed è ciò che la distingue da tutte le altre trasformazioni del passato.

Che nesso esiste tra nuove tecnologie e sicurezza internazionale?
La digitalizzazione dei processi di produzione, l’intensificazione delle connessioni tra le imprese e le nuove tecnologie per abbattere i costi incrementando efficienza e produttività sono solo alcuni degli aspetti che derivano dall’Industry 4.0, ma sollevano una grande sfida: come possiamo coniugare innovazione tecnologica e sicurezza del lavoro? Quali sono gli strumenti più idonei per migliorare gli attuali modelli economici, sociali e industriali senza minare la sicurezza nella circolazione delle informazioni? In un mondo iperconnesso dobbiamo preventivare abusi e reati informatici, dai più lievi, ai più gravi: banalmente i pirati informatici potrebbero causare diffuse perturbazioni dei computer, e i bioterroristi potrebbero rilasciare virus mortali tra la popolazione. Con un progetto finanziato dall’UE, tutti i Paesi si sono dati l’obiettivo di identificare e valutare le minacce alla sicurezza create dall’abuso delle tecnologie emergenti (robotica, nuovi materiali, nanotecnologie e biotecnologie…) e di proporre alcuni strumenti per affrontarle. Non dimentichiamoci infatti che le reti di comunicazione esaltano la transnazionalità: delle tematiche, ma anche delle violazioni. Violazioni che potrebbero anche incrinare i rapporti diplomatici tra stati, qualora l’abuso riguardasse l’illecito accesso ad informazioni nazionali sensibili e segretate. Ecco perché si rende quanto mai indispensabile una efficiente cooperazione internazionale affinché gli effetti distorsivi e pericolosi derivanti dalle nuove tecnologie possano essere efficacemente combattuti. In questo senso il libro può essere utile: mette in luce le possibili minacce future derivanti dalle tecnologie emergenti al fine di migliorare la cooperazione nella ricerca sulla sicurezza.

Quali cambiamenti sta producendo la quarta rivoluzione industriale?
Attualmente stiamo vivendo una nuova rivoluzione industriale, la quarta, che vedrà la nascita di modelli, strategie e paradigmi del tutto nuovi: l’Industria 4.0. La data d’inizio della quarta rivoluzione industriale non è stata ancora stabilita, probabilmente perché è tuttora in corso, ma l’argomento è stato al centro del World Economic Forum del 2016, dal 20 al 24 gennaio a Davos intitolato “Mastering the Fourth Industrial Revolution”. Il processo, che porterà alla produzione industriale del tutto automatizzata e interconnessa, si incentra sull’adozione di alcune tecnologie definite abilitanti, come Big Data Analytics, Cybersecurity, Cloud ecc. La Quarta rivoluzione industriale sta sensibilmente cambiando il mercato del lavoro e delle industrie, il mondo dell’informazione e dell’istruzione, e tanti altri.

Con il vapore e l’automazione (Industry 1.0) abbiamo abbandonato i campi e popolato le città, con l’elettricità (Industry 2.0) abbiamo modificato il rapporto tra giorno e notte e delegato alle macchine molti compiti, con la prima digitalizzazione e l’informatica (Industry 3.0) abbiamo messo in discussione i concetti di informazione, editoria, leadership, geografia e molto altro ancora. Oggi tra le caratteristiche distintive della Industry 4.0 possiamo sicuramente elencare la convergenza di differenti tecnologie in altrettanto diversi campi (intelligenza artificiale, quantum computing, ecc.), la velocità esponenziale dell’attuale mondo interconnesso, l’intensità della trasformazione che, dal digitale, porta a generare nuovi paradigmi economici, aziendali e sociali. A mio parere, però, l’aspetto più importante che la Quarta rivoluzione industriale sta evidenziando è che, per dare un senso compiuto al cambiamento, occorre investire nelle idee, nella formazione, e nella creazione di reti tra stakeholder.

Quali conseguenze è destinato a imporre il nuovo paradigma economico della sharing economy?
L’economia della condivisione, o sharing economy, è un sistema affermatosi negli ultimi anni per scambiare beni, servizi e competenze attraverso siti web o mobile app: trasporti, alloggi, servizi domestici e, da poco, anche forme di investimento collettivo. Grazie al massiccio sviluppo dei social network, infatti, si sono sviluppate piattaforme online che facilitano l’incontro di domanda/offerta tra gli utenti e la diffusione della sharing economy. Realtà quali Uber, AirBnb, BlaBlaCar o Foodora sono le più famose e strutturate, ma quasi tutti i settori del mercato sono interessati dall’economia collaborativa: trasporti e turismo sono primi tra tutti, ma anche l’alimentare e la cultura sono in crescita. Uno degli ambiti della sharing economy particolarmente sviluppato è appunto quello della mobilità: la propensione all’uso dell’automobile crescerà a discapito della propensione alla proprietà attraverso car sharing o car pooling, determinando un mutamento per esempio nel settore assicurativo, meccanico o produttivo. È evidente allora che la sharing economy modificherà sì il settore di riferimento e i modelli di business, ma anche l’approccio dell’utente/consumatore. Il fenomeno si è talmente ampliato che, per rispondere a questa domanda, occorrerebbe prima capire cosa sia e cosa non sia la Sharing Economy: è davvero un modello socioeconomico rivoluzionario, che soppianterà il capitalismo, oppure è solamente una moda effimera che non genera ricchezza e sfrutta lavoro precario? In ogni caso, le istituzioni europee dovranno fare i conti con un volume di affari spropositato, e quindi dovranno adoperarsi al meglio per costruire una regolamentazione solida e adeguata.

Quale futuro per il lavoro?
Questa è la domanda che mi viene fatta più spesso, credo dettata da una preoccupazione diffusa. Prima di rispondere vorrei solo ribadire che non c’è nulla di preoccupante nelle trasformazioni in sè, non è la prima volta che l’umanità affronta cambiamenti profondi: ciò che deve eventualmente preoccupare è la possibilità che manchino le idee, gli strumenti e quindi la capacità di gestirli.

Il lavoro e la tecnologia hanno una forte correlazione: proprio il mondo del lavoro è stato insieme motore d’innovazione e campo di applicazione della tecnologia. Molti sono stati i vantaggi (pensiamo per esempio ai lavori pericolosi), ma sono alcune delle potenziali criticità, note fin dai tempi della prima rivoluzione industriale, ad attirare l’attenzione di tutti. Nel recentissimo The Future of Jobs del World Economic Forum si è affrontato il dibattuto tema dei posti di lavoro che sono a rischio per via dell’automazione dell’impresa: i dipendenti delle aziende di oggi non possiedono le competenze adeguate e al passo con i processi produttivi di più recente generazione, quindi proprio la paura di perdere il posto di lavoro dovrebbe incentivare alla riqualificazione, alla digitalizzazione ed all’aggiornamento delle capacità e attitudini lavorative. Il lavoratore del futuro non eseguirà più lavori esecutivi e ripetitivi, ma verrà sempre più spesso impiegato a risultato, avrà più datori di lavoro e dovrà necessariamente essere flessibile e creativo, evidenziando le caratteristiche che le macchine, per fortuna, ancora non possiedono. È vero, l’impresa 4.0 può comportare rischi per l’occupazione, o anche generare conflitti, ma rappresenta assolutamente una sfida per incrementare la produttività e valorizzare persone e competenze. È una rivoluzione sociale, prima ancora che tecnologica

Quali scelte di ordine politico, aziendale e personale ci troveremo a dover compiere nei prossimi anni?
Come dicevo precedentemente, l’innovazione è di per sé portatrice di soluzioni che possono migliorare la nostra esistenza: il progresso è un fenomeno inarrestabile, ma è sbagliato pensare che sia ineluttabile nel suo tracciato e non governabile. Pensare, studiare, discutere e decidere su come gestire l’innovazione tecnologica è la via per non esserne travolti e per ottimizzarne la capacità di miglioramento qualitativo delle vite di tutti noi. Anche in passato ogni novità, per minuscola che possa sembrarci oggi, ha richiesto grandi sforzi di adattamento da parte di tutti. Il primo ed essenziale passo è quindi una presa di coscienza collettiva e diffusa, il secondo è leggere il mio libro che, muovendo da un’idea, si snoda poi attraverso un’analisi puntuale e precisa dei grandi temi sociali scossi o coinvolti da epocali incursioni tecnologiche, obbligando il lettore a formative riflessioni sul mondo che verrà.

Dopo la laurea in Ingegneria Gestionale al Politecnico di Torino, Gianmarco Montanari inizia la carriera che lo porterà a sedere nei Consigli di Amministrazione di grandi società come Fineco Bank, Agenzia delle Entrate, GTT e Università di Torino. Consegue altre quattro lauree e specializzazioni in management presso Insead, Columbia University, Imd, Bocconi. Viene nominato Cavaliere al Merito della Repubblica Italiana dal Presidente Napolitano e Ufficiale della Repubblica dal Presidente Mattarella. È l’attuale Direttore Generale dell’Istituto Italiano di Tecnologia.