“Talassocrazia. I fondamenti della geopolitica anglo-statunitense” di Marco Ghisetti

Dott. Marco Ghisetti, Lei è autore del libro Talassocrazia. I fondamenti della geopolitica anglo-statunitense edito da Anteo: quale rilevanza assume il dominio sugli oceani nella lotta per l’egemonia mondiale?
Talassocrazia. I fondamenti della geopolitica anglo-statunitense, Marco GhisettiIl dominio sugli oceani riveste indubbiamente una funzione primaria nella competizione per il dominio mondiale. Basta guardare al mondo colombiano, periodo geostorico in cui l’Inghilterra riuscì appunto, affermando la propria insularità del proprio essere un’isola al largo del grande continente, a diventare il più forte attore politico mondiale tramite la doppia strategia della politica dell’equilibrio in Europa – cioè giocando sulle divisioni tra Stati europei onde evitare l’unificazione continentale – e del dominio egemonico sugli oceani del mondo. Durante il periodo colombiano, l’Inghilterra fu lo Stato più potente non solo in Europa, ma nell’intero mondo poiché, grazie all’unità degli oceani – unità che aveva ottenuto gettando basi navali in vari punti strategici e grazie alla caratteristica del mare di essere accessibile da ogni punto – poteva proiettare la propria potenza in ogni angolo del mondo per il tramite della propria flotta pur rimanendo inattaccabile da altri Stati per via della propria insularità. A ciò va inoltre aggiunto che grazie alla propria flotta l’Inghilterra governava anche il commercio mondiale, il quale necessariamente era trasportato per la maggior parte dalle navi.

Attualmente l’egemone marittimo non è più l’Inghilterra, ma gli Stati Uniti, i quali nel XX secolo hanno a loro volta affermato la propria insularità (cioè il loro essere circondati da due enormi oceani ed avere due deboli Stati ai propri confini) e successivamente ereditato dall’Inghilterra l’impero marittimo che questa aveva costruito nel periodo colombiano. Con il XX secolo si è infatti aperta l’epoca degli Stati continentali, ovvero l’èra in cui solo potenze che godono di una dimensione continentale possono giocare un ruolo di protagonista sullo scenario mondiale. L’isola inglese è nel XX secolo diventata troppo piccola e il doppio sforzo bellico delle due guerre mondiali bruciò le risorse che avrebbe potuto utilizzare per mantenere il proprio impero transoceanico.

Gli Stati Uniti, non appena finirono di colonizzare il Nordamerica, decisero di rompere la propria politica di isolazionismo e decisero di darsi al mare, proprio come gli Inglesi avevano precedentemente fatto. Gli Stati Uniti costruirono un’enorme flotta militare e mercantile, seminarono per il mondo le proprie basi navali extraterritoriali ed ereditarono l’impero inglese una volta che l’Inghilterra, pur di evitare l’unificazione continentale, decise di consegnare agli Usa il proprio impero.

Oggi gli Stati Uniti sono la vera isola contemporanea, un’isola di dimensioni continentali che, grazie per via della loro posizione insulare unita al dominio che esercitano sull’oceano unito, sono in grado di proiettare la loro potenza a ridosso delle coste di ogni altro Stato, attaccare ed influenzare attivamente gli eventi in ogni angolo del mondo. Tutti gli altri Stati, invece, non disponendo di una flotta sufficientemente forte per penetrare le difese marittime statunitensi sono impossibilitati dal fare altrettanto. A questa capacità statunitense va inoltre aggiunto che chi controlla i mari controlla anche il commercio mondiale. L’egemone marittimo è in grado, quindi, grazie alla propria flotta di arricchirsi tramite il commercio mondiale, così come di isolare il proprio avversario dal commercio mondiale (sanzioni economiche).

Nella perenne lotta per il dominio mondiale che caratterizza il mondo internazionale, dominare l’oceano unito o comunque una sua parte implica l’essere in grado di dominare tutto il commercio che di lì passa; significa essere in grado di proiettarsi in tutta quella regione senza temere che un altro attore faccia altrettanto; significa godere di una situazione di benigna sicurezza mentre si moltiplica esponenzialmente la propria potenza grazie al controllo egemonico che si esercita su quelle acque.

È molto significativo che la stessa Cina, nel suo tentativo di tradurre la propria potenza economica in potenza militare e politica, stia lanciando degli enormi progetti di costruzione navale e di basi navali nei vari punti strategici del mondo; l’obiettivo cinese è di dotarsi, proprio come gli USA, della possibilità di proiettarsi all’esterno per il tramite della flotta militare e mercantile. È altresì significativo che il Presidente della Repubblica Popolare abbia invitato i Cinesi ad abbandonare la loro tradizionale visione continentalista del mondo e di donarsi invece al mare proprio come a loro tempo fecero Inglesi e Statunitensi. È per questa ragione che le più recenti dottrine militari statunitensi ritengono che la principale minaccia per gli Stati Uniti sia proprio che la Cina riesca diventare egemone regionale, ovvero che riesca ad espellere la marina statunitense dal mediterraneo asiatico (detto comunemente Mar Cinese Meridionale). Se gli Stati Uniti perdessero la propria capacità di proiettarsi e navigare in ogni parte del mondo (in questo caso nel Mar Cinese), allora l’unità dell’oceano, che genera agli Stati Uniti la loro superpotenza, verrebbe spezzata. Il risultato finale di ciò sarebbe che lo strapotere statunitense diminuirebbe drasticamente, mentre la Cina godrebbe del controllo egemonico del mediterraneo asiatico e, aumentando così la propria potenza, diventerebbe in grado di proiettarsi nelle varie regioni del mondo senza dover temere lo strapotere della marina statunitense. Per come la vedono Stati Uniti e Cina, il potere per l’egemonia mondiale è racchiuso negli oceani.

Infine, è opportuno notare che anche i nuovi spazi di competizione che si sono aperti per via dello sviluppo tecnologico possono (ed in effetti sono) interpretabili attraverso gli occhi della geopolitica marittima. L’Artico, che è in tutto e per tutto un mare ghiacciato, si sta sciogliendo aprendosi così alla competizione marittima. Lo spazio cibernetico, cioè la Rete internet, è uno spazio fluttuoso, instabile, poroso che non può essere governato nello stesso modo in cui uno Stato governa un territorio su cui esercita la propria effettiva sovranità; per questa ragione, anche la Rete internet è spesso letta come se fosse un mare. Anche lo spazio extra-atmosferico è un mare, un enorme oceano che sovrasta e racchiude come una cappa il globo terracqueo, un luogo dove non vi sono Stati e territori statici e ben definiti ma una spazio vuoto che può essere navigato, in cui satelliti e aerei extra-atmosferici si sostituiscono alle navi.

Comprendere cosa sia il potere del mare, quali siano le strategie intraprese dagli attori politici che cercano di ottenerlo o di mantenerlo per sé, quale sia l’orizzonte di senso che una politica di potenza di tipo marittimo offre è un punto imprescindibile per chiunque vogliano capire come le varie potenze del mondo stiano giocando la lotta per la potenza o che, per lo meno, per chi non vogliano essere un passivo oggetto di brama di potenze straniere.

Quale importanza rivestono le opere di Alfred Mahan, Halford Mackinder e Nicholas Spykman per la dottrina geopolitica di Stati Uniti e Regno Unito?
Come ho rilevato nei miei studi, Mahan, Mackinder e Spykman sono i tre autori che hanno fondato il discorso geopolitico contemporaneo del Regno Unito, degli Stati Uniti e del potere marittimo. Già all’inizio del Novecento Theodor Roosevelt invitava i propri concittadini a leggere Mahan di modo da capire “cosa richiede il vero interesse di questo Paese”, mentre proprio in questi giorni John H. Maurer, professore presso il Naval War College degli Stati Uniti, ha invitato politici ed analisti a rispolverare i classici della geopolitica marittima per potersi orientare nell’attuale fase di competizione mondiale. Mahan, Mackinder e Spykman sono i tre autori che hanno colto le costanti geopolitiche e di potenza del mondo postcolombiano, del mondo che noi oggi abitiamo. Fino a che le la struttura del mondo internazionale non sarà cambiata, ovvero fino a che non saremo entrati in una nuova epoca geostorica, le opere di Mahan, Mackinder e Spykman continueranno a fornire la stella polare ad ogni attore che intenda promuovere i propri interessi tramite una strategia di dominio marittimo o comunque capire il modo in cui un attore marittimo promuove i propri interessi. E siccome il potere marittimo rimane, proprio come durante il periodo colombiano, una delle componenti fondamentali (se non addirittura la più importante) nella competizione mondiale, ogni attore politico che voglia essere un partecipante attivo nelle politiche mondiale deve necessariamente capire questo concetto, ovvero leggere e capire i lavori dei maestri del pensiero marittimo contemporaneo.

Nel mio libro mi sono particolarmente dedicato all’eviscerazione del pensiero di questi tre autori, collocando il loro pensiero sia all’interno della contingenza storica in cui vivevano, sia applicandolo alla situazione odierna ed al modo in cui esso evoluto nella riflessione politica ed accademica. Ho inoltre messo in evidenza differenze, similitudini, contraddizioni, così come i loro desideri, timori ed errori.

In che modo le altre principali correnti geopolitiche si sono opposte o hanno cercato di contrastare la talassocrazia anglo-statunitense?
Le correnti geopolitiche che si sono opposte sono state naturalmente sviluppate da autori ed attori che non godevano della supremazia marittima e che hanno perciò tentato di sviluppare varie strategie con l’obiettivo o di strappare il potere del mare a Regno Unito e Stati Uniti o per lo meno organizzare le varie macro regioni del globo di modo da non dover necessariamente fare affidamento il commercio marittimo.

Nella prima metà del XX, cioè quando Mahan, Mackinder e Spykman stavano sistematizzando il potere del mare e delineando le costanti di interesse e strategiche delle potenze marittime, il più rilevante di questi tentativi è certamente quello proposto dalla scuola geopolitica di Karl Haushofer, il generale tedesco che dedicò l’intera propria produzione intellettuale al delineamento di varie strategie che permettessero alla Germania di rompere l’accerchiamento marittimo e l’aggressività dei lupi di mare anglo-statunitensi. Essenzialmente, Haushofer promuove due progetti: le pan-idee, con cui intendeva generare una molteplicità di centri di potere mondiali che rompessero l’unità degli oceani goduta dalle potenze talassocratiche, e il blocco continentale euro-asiatico, con cui intendeva promuovere una sintonia di interessi tra i vari centri di potere euroasiatici che permettesse alle potenze euroasiatiche di generare abbastanza potenza da respingere un’eventuale aggressione dei lupi di mare anglo-statunitensi. La realizzazione del blocco continentale è l’idea a cui Haushofer dedica l’ultima parte della propria riflessione, e durante la seconda guerra mondiale essa venne effettivamente in essere, anche se per poco tempo, in seguito all’asse formatosi tra Italia, Germania, Unione Sovietica e Giappone, alleanza che mise Stati Uniti e Regno Unito in guerra contro l’intero vecchio mondo.

Recentemente le idee di Haushofer stanno godendo di una nuova fioritura per via del recente affermarsi di nuovi centri di potere eurasiatici, in particolar modo Russia e Cina, i quali hanno lanciato innumerevoli progetti di integrazione continentale nell’ottica di organizzare le macroregioni euroasiatiche sotto la propria egemonia. Tra queste la più importante, per lo meno per quanto concerne l’Europa, è la neo-eurasiatista, la quale promuove la ricerca di un equilibrio tra i vari centri di potere euroasiatici che permetta loro di svilupparsi reciprocamente estromettendo la presenza statunitense dal continente.

Come mi impegno a dimostrare nel libro, si potrebbe dire che attualmente vi sono due tendenze principali nelle relazioni internazionali: quella delle integrazioni continentali e quella della frammentazione planetaria. La prima è promossa dagli attori che cercano di opporsi all’egemonia statunitense, mentre la seconda è promossa proprio dai lupi di mare americani. Infatti, una delle più importanti costanti del pensiero geopolitico talassocratico (e visibilissimo in Mahan, Mackinder e Spykman) è che l’Eurasia disponga di un potenziale di potenza immensamente superiore a quello di cui dispongono gli Stati Uniti (anche nel caso in cui l’oceano unito rimanesse sotto il controllo statunitense), per cui qualora uno o più centri di potere eurasiatici tra di loro in sintonia riuscissero ad organizzare le proprie macroregioni, essi godrebbero di una economica e politica che permetterebbe loro di costruire una flotta talmente grande abbastanza da sconfiggere quella statunitense o comunque di riuscire interdire l’accesso alle proprie regioni alla potenza statunitense.

La Nuova Via della Seta cinese e il Grande Partenariato Euroasiatico russo sono attualmente i due maggiori progetti che stanno cercando di organizzare la massa euroasiatica. L’Europa, continente-penisola che costituisce la parte più occidentale del continente euroasiatico, è non per nulla continuamente corteggiata sia dalla Russia che dalla Cina, affinché essa si unisca ai loro progetti di integrazione e riveda il proprio rapporto privilegiato cogli Stati Uniti, mentre gli Stati Uniti (con i loro alleati inglesi) stanno facendo il possibile per isolare l’Europa dai suddetti progetti (Iniziativa dei Tre Mari, Accordi di Abramo, ecc.). L’attrito che si sta generando dallo sfregarsi di queste due doppie ed opposte tendenze sta rendendo l’Europa orientale ed il Mar Mediterraneo degli spazi di scaricamento delle tensioni internazionali. Il modo in cui l’Europa deciderà di giocare la sua partita dipenderà sia dalla sua capacità strategica sia dalla consapevolezza che essa ha di se stessa. Ma per decidere che cosa si vuole fare alla luce dei vari macroprocessi internazionali, non si può prescindere dalla conoscenza degli autori che hanno individuato la stella polare seguita dalle principali potenze che si contendono il dominio mondiale, dominio che in larga parte è racchiuso nelle spumeggianti acque del mondo.

Marco Ghisetti è dottore in Politica Mondiale e Relazioni Internazionali e in Filosofia, con esperienze lavorative e di studio in Europa, Russia e Australia. È autore di varie dozzine di articoli e saggi, i quali sono stati pubblicati su varie riviste internazionali e tradotti nelle principali lingue europee. Tra i vari centri studi con cui collabora si ricorda: “Eurasia. Rivista di studi geopolitici”, “Vision & Global Trends” e “Opinio Juris”. È responsabile dell’area anglosassone presso il Centro Studi Eurasia-Mediterraneo e della collana “I classici della geopolitica” presso Anteo Edizioni.

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