Sui binari della storia. Cento anni di incontri politici, viaggi segreti, diktat, eventi bellici, rivoluzioni avvenuti sui treni, Carlo De RisioDott. Carlo De Risio, Lei è autore del libro Sui binari della storia. Cento anni di incontri politici, viaggi segreti, diktat, eventi bellici, rivoluzioni avvenuti sui treni pubblicato da IBN Editore: di quali dei più importanti eventi storici i treni sono stati protagonisti o testimoni?
Il pensiero corre, istintivamente, al vagone‑saloncino di Compiègne dove (11 novembre 1918) avvenne la resa della Germania guglielmina. Pochi spiriti eletti compresero che, con le condizioni “cartaginesi” imposte dagli Alleati, si erano sparsi i semi di un nuovo conflitto perché il risentimento dei vinti sarebbe stato alimentato dalla durezza delle clausole di pace. Ventidue anni dopo, Hitler fece tirare fuori dal padiglione, dove era custodito, lo stesso vagone‑saloncino, per la capitolazione della Francia. Si sedette nello stesso posto occupato da Foch, ma non prese la parola.

A cosa si deve la storica popolarità delle strade ferrate?
Le ferrovie sono state essenziali per l’unificazione degli Stati, soprattutto per quelli molto estesi, come Stati Uniti e Russia, collegando coste distanti migliaia di chilometri. Lo stesso vale per l’Italia post‑1860; una penisola dalla orografia “difficile”. Basti ricordare la Transiberiana, la ferrovia nordamericana (che unisce la costa orientale a quella occidentale), la Valigia delle Indie (il treno Londra-Nuova Delhi), l’Orient Express (Parigi-Instanbul), la Transiraniana, ecc.

Leader come Lenin, Trotzky o Hitler facevano uso di treni blindati: con quali finalità?
Il solo treno blindato passato alla Storia fu quello di Trotzky, fondatore dell’Armata Rossa. Lenin, fece ritorno in Russia (1917) grazie ai buoni uffici della Germania (il “vagone piombato”) che videro impegnati diplomatici, militari, Servizi di Intelligence e intermediari, mentre lo zar Nicola II abdicava nel vagone‑saloncino del treno imperiale. Hitler si muoveva sul suo treno per finalità politiche e/o operative. Il suo treno era corazzato con ristorante e suite private, cannoni antiaerei; con esso riusciva ad avvicinarsi ai fronti più caldi di battaglia. In Germania, poi, il treno era diventato uno status symbol: anche Hermann Goering e Heinrich Himmler lo avevano.

Quali caratteristiche aveva il treno speciale di Mussolini, su cui, tante volte, incontrò il Führer?
Il convoglio ‑ almeno all’inizio ‑ era composto da due locomotori, cinque vagoni‑letto, una vettura ristorante e una portabagagli. Hitler “donò” a Mussolini in occasione del suo compleanno un treno armato con vagoni passeggeri rinforzati e blindati, da agganciare a quello principale, ma non risulta che entrò in azione. Successivamente questi vagoni furono assegnati ad un gruppo di artiglieria contraerea per la difesa mobile di Roma.

Quali vicende segnarono l’uso che dei treni facevano Churchill, il “Caudillo”, Pancho Villa e Zapata?
Churchill, su un treno armato, visse una pericolosa avventura in Sud Africa contro i Boeri, che gli diede la notorietà. Fatto prigioniero compì il suo venticinquesimo anno in cattività. Fuggito, salì su un treno merci da cui saltò non conoscendone la destinazione. Infine su un treno carico di balle di lana giunse a Lourenço Marques (Maputo) concludendo la sua avventura il 21 dicembre 1899. Il “Caudillo” usò un vecchio treno di Alfonso XIII per incontrare Hitler a Hendaye (confine franco‑spagnolo) per esporre il suo rifiuto e Mussolini a Bordighera. Quest’ultimo sperava di recuperare Francisco Franco, il “figliol prodigo spagnolo” alla causa dell’Asse. Il Führer incontrò Pétain a Montoire per convincerlo ad aderire ad un fronte antibritannico,.

Pancho Villa e Zapata, si avvalevano dei treni per spostare i rispettivi contingenti; del resto in un paese con una estensione di circa due milioni di chilometri quadrati le ferrovie erano essenziali.

Quali, tra gli episodi da Lei descritti, ritiene più determinanti per il destino dei popoli nel XX secolo?
A parte i citati precedenti, il “treno storico” più recente (agosto 1968) fu quello sul quale Breznev “notificò” a Dubcek che la “primavera praghese” era incompatibile con la dottrina sulla “sovranità limitata”. Venti giorni dopo, l’Armata rossa invase la Cecoslovacchia, Dubcek estromesso, il nuovo corso di Praga cancellato. Ma in realtà, il “primato” dell’URSS aveva i giorni contati.

I treni sembrano tuttora mantenere un appeal speciale per il potere, basti pensare a Kim Jong-un e al suo treno: per quali ragioni a Suo avviso?
Emulazione, con i precedenti di Trotzky, Lenin e dei dittatori: senza dimenticare i “signori della guerra” cinesi degli anni Venti, immortalati dalla filmografia in bianco e nero.

Carlo De Risio (1935), giornalista professionista e ricercatore, per molti anni collaboratore de “La Nazione”; poi in servizio a “Il Tempo”, prima come redattore, poi come inviato, ha scritto libri ‑ sempre di carattere storico ‑ con Mondadori e Mursia; ha inoltre compilato tre volumi con l’Ufficio Stori­co della Marina Militare. Ha pubblicato per l’IBN Editore una serie di saggi e testi storici, in particolare: I Servizi Segreti (due edizioni), Nel segno del Sol Levante, Cronache della Guerra Fredda, Le Tre guerre del Mediterraneo, Infidi alleati, Pagine scelte della rivoluzione russa, Quei misteri irrisolti della Seconda Guerra mondiale, Gli Affondatori. I mezzi d’assalto della Marina italiana nella 2a Guerra mondiale, 1300 bare d’acciaio. La Guerra sotto i mari 1939-45, Top secret. Le carte segrete del generale Amè capo del SIM, 6650 chilometri. La corsa al Nilo fin de siècle delle grandi potenze, Affondate la Graf Spee.

NON PERDERTI LE NOVITÀ!
Iscriviti alla newsletter
Iscriviti
Niente spam, promesso! Potrai comunque cancellarti in qualsiasi momento.
close-link