Storie e segreti dal mercato dell’arte. Opere, collezionisti, mercanti, Simone FacchinettiProf. Simone Facchinetti, Lei è autore del libro Storie e segreti dal mercato dell’arte. Opere, collezionisti, mercanti edito dal Mulino. Per quali ragioni definisce il mercato dell’arte un «luna park»?
Perché è un luogo seducente, colorato, pieno di luci abbaglianti, dove è meraviglioso perdersi. C’è un’attrazione per ogni gusto e ogni età. In fondo tutti ritorniamo un po’ bambini quando ci inoltriamo tra le bancarelle e le attrazioni di questi spazi incantati. Chi manda avanti il luna park conosce e manovra le regole del gioco, sa benissimo come si comporteranno gli avventori, cosa cercheranno per: divertirsi, provare spavento, eccitazione e così via. Tutti sentimenti che sperimentano in prima persona i collezionisti quando frequentano le aste. In realtà anche i desideri possono essere indotti: chi governa il luna park lo sa perfettamente.

L’altro parallelo è tra il mercato e il gioco d’azzardo. Anche nei casinò esistono delle regole e dei meccanismi che si perpetuano nel tempo. Tutti immaginiamo di essere baciati dalla fortuna, prima o poi, anche se in cuor nostro sappiamo benissimo che solo pochi potranno godere quella gioia.

Il libro però non parla mai di teoria: affronta e risolve casi concreti e specifici.

Quali meccanismi governano l’attribuzione delle opere, la determinazione dell’epoca o dell’autenticità?
Il libro si snoda intorno al problema dell’attribuzione (che riassume e risolve in sé anche le altre due questioni). È un tema che reputo di estremo interesse perché sta alla base del mercato dell’arte antica. Per quelle moderne e contemporanee questo problema non si pone. Non capiterà mai di trovarsi di fronte a una tela di Picasso che ha bisogno di essere riconosciuta come tale. Al limite bisognerà ritrovare il certificato smarrito che ne attesti la provenienza. Per la maggior parte delle opere d’arte antica in circolazione non c’è certificato che tenga, ciò che conta è solo l’opera in sé, tutto parte da lì. Allora diventa estremamente affascinante capire come si comportano gli esperti, ovvero i conoscitori, gli unici ancora in grado di dare un nome a degli oggetti che l’hanno perduto. Nel libro ci sono conoscitori del tempo passato e di quello presente: il patriarca Giovanni Morelli e alcuni dei suoi principali seguaci del XX secolo, da Roberto Longhi a Mina Gregori a Luciano Bellosi.

Ci descriva il mondo dei collezionisti.
I collezionisti si percepiscono, di riflesso, in molte delle storie che racconto. Sono loro, prevalentemente, che determinano le fluttuazioni del mercato. Nel libro ci sono anche le storie di alcuni personaggi fuori dalla norma. Sono soggetti che hanno sperimentato scelte eccezionali, alle volte superando tutti i principali attori che operano sulla scena del mercato (i mercanti, i musei ecc.). Le loro collezioni sono il risultato di un percorso di conoscenza oppure più semplicemente, se si vuol dir così, la manifestazione di un gusto personale. Le collezioni di Luigi Koelliker e di Gimmo Etro sono formidabili. Descrivendole appare, in controluce, il profilo di chi le ha create.

Quale ruolo svolgono le case d’aste e i mercanti?
Le case d’aste dominano incontrastate il mercato, almeno in apparenza. Nel libro sono messe sotto la lente d’ingrandimento, in particolare sono segnalati alcuni comportamenti scorretti, leggerezze che sembrano meditate a tavolino e che ingenerano cattive abitudini nei collezionisti meno preparati. Dei mercanti parlo meno. C’è però un’intervista a Marco Voena, lo sciamano.

Quali fattori determinano il valore delle opere d’arte?
Sono tre, in ordine di priorità: la qualità, lo stato di conservazione e l’attribuzione. Solo nel caso di alcuni celebri autori questo ordine può essere invertito.

La recente vicenda del Salvator Mundi di Leonardo apre uno squarcio su un mondo dove si intrecciano intrighi internazionali, misteri e vere e proprie truffe: possiamo considerarla una vicenda isolata?
Direi che sono episodi molto più comuni nel mondo dell’arte contemporanea dove si muovono capitali enormemente più “ingombranti”. Nel settore dell’arte antica è tutto più piccolo, anche gli intrighi.

Simone Facchinetti insegna Storia dell’Arte Moderna all’Università del Salento. È uno specialista di pittura italiana del XVI secolo. Ha curato mostre alla Royal Academy of Arts di Londra e alla Frick Collection di New York. Collabora con Alias-D del Manifesto e con il Giornale dell’Arte.