Storie di testi e tradizione classica per Luciano Canfora, Rosa Otranto, Pasquale Massimo PintoProf.ri Rosa Otranto e Pasquale Massimo Pinto, Voi avete curato l’edizione del libro Storie di testi e tradizione classica per Luciano Canfora pubblicato dalle Edizioni di Storia e Letteratura, una Festschrift nell’occasione del settantacinquesimo compleanno dello studioso barese: quale importanza riveste, per lo studio della filologia greca e latina, della storia dei testi antichi e della ricezione dell’antichità classica l’opera di Luciano Canfora?
Il volume con cui amici, allievi e colleghi hanno voluto festeggiare Luciano Canfora in occasione di quell’anniversario riflette solo alcuni dei molti ambiti di indagine in cui il suo infaticabile lavoro di ricerca ha lasciato un segno importante. L’intera sua produzione è caratterizzata da una grande varietà, nella quale, tuttavia, si può cogliere un elemento unificatore: per Canfora tutto ciò che rimane del mondo antico è testo, e per ciascun testo è necessario che lo studioso si domandi perché si è conservato, come è giunto fino a noi, e perché ci riguarda. Centrale è, in particolare, lo studio della storia dei testi antichi e della loro tradizione in relazione a fattori concreti (composizione, circolazione e conservazione dei libri, trasmissione manoscritta) e alle società in cui i testi furono composti (la città antica e gli imperi, e al loro interno il ruolo delle élites, dei gruppi di potere, degli ambienti decisivi). A questo grande ambito di studi si affianca l’indagine su alcune forme cruciali della letteratura antica, come la storiografia e l’oratoria, e su grandi autori come Tucidide, Aristofane, Demostene, Cesare, Sallustio, Lucrezio, Diodoro, Appiano, fino al bizantino Fozio. Fondamentale, poi, è stato l’impegno di Canfora per una storia critica degli studi classici in Italia e in Europa: un lavoro che ha avuto ed ha come voce autorevole la rivista da lui fondata nel 1975, “Quaderni di Storia”. Buona parte della produzione di Canfora, inoltre, è animata da una tensione che si muove tra paradigmi antichi e riproposizioni, metamorfosi, attualizzazioni e distorsioni moderne. In un piccolo libro sempre attuale, Canfora spiega perché Gli antichi ci riguardano (il Mulino, 2014): «perché i loro problemi, quelli che loro non sono stati in grado di risolvere, sono ancora i nostri» e che si entra nelle civiltà antiche «non per gusto o diletto o esercizio, ma perché lì vediamo meglio ciò che, aggirandoci nel presente, non sempre capiamo».

La riflessione sull’interpretazione critica della democrazia greca è un tema centrale nell’opera di Luciano Canfora: a quali conclusioni giunge il professore?
La democrazia è uno dei nodi centrali della riflessione storico-critica di Canfora. Nel caso della democrazia ateniese, Canfora ha letto la natura e l’evoluzione del fenomeno tra V e IV secolo soprattutto attraverso autori in vario modo critici verso di essa: Tucidide, Aristofane, l’autore della Athenaion politeia pseudo-senofontea, Platone, Isocrate, Aristotele. Un libro come Il mondo di Atene (Laterza, 2011) offre al lettore una visione dinamica e un’analisi acuta dei meccanismi della democrazia nella storia di Atene; ma si può anche ricordare La democrazia come violenza, il primo titolo pubblicato con Sellerio nel 1982, in cui è proposta una innovativa interpretazione dell’opuscolo pseudo-senofonteo. Tra i caratteri principali che emergono nitidamente dal lavoro di Canfora ci sono la natura esclusiva, schiavistica e imperialistica della democrazia antica e il ‘patto’ tra popolo e signori che per molto tempo le ha permesso di funzionare; al tempo stesso, nell’indagine di Canfora, Atene resta il luogo del primo grande esperimento di uguaglianza tra gli uomini, in cui i rapporti di forza sono regolati dalla parola e in cui alla parola è affidato il compito di veicolare le idee: di qui la grande ricchezza della cultura ateniese.

La democrazia antica è stata poi anche un banco di prova cruciale per le ideologie del classicismo. Appropriazioni e usi moderni del paradigma democratico sono oggetto di analisi nella Critica della retorica democratica (Laterza, 2002). Ma la riflessione più articolata sul tema si legge nell’importante volume intitolato La democrazia. Storia di un’ideologia, apparso nella collana diretta da Jacques Le Goff «Fare l’Europa» (Laterza, 2006). Un libro che è stato, paradossalmente, al centro di una polemica legata alla sua (già annunciata) edizione tedesca: la mancata pubblicazione da parte dell’editore Beck portò l’autore a raccontare l’istruttiva vicenda in un pamphlet intitolato L’occhio di Zeus (2006).

Canfora ha dedicato molta attenzione alle vicende della Biblioteca di Fozio: come si è sviluppata la sua indagine?
La vicenda di Fozio e i destini della sua opera più importante, la Biblioteca, avevano tutte le caratteristiche per suscitare l’interesse di Luciano Canfora, che al mondo delle biblioteche (antiche e moderne) e al fenomeno della censura ha dedicato molte ricerche. Il riconoscimento dell’importanza della Biblioteca di Fozio – una grande ‘arca’ che ha messo in salvo dal sicuro naufragio una straordinaria schiera di testi greci – è ben presente nel suo lavoro, fin da Conservazione e perdita dei classici (1974). Col tempo è maturata l’idea che la biografia di Fozio e la composizione della Biblioteca costituissero una vicenda emblematica della libertà di pensiero: attorno alla figura di Fozio e attorno alla sua opera – un lavoro di ricerca, lettura collettiva e selezione di libri profani e cristiani – si intrecciano infatti questioni cruciali che riguardano il senso dell’impegno intellettuale e il rapporto tra intellettuali e potere.

La percezione forte del carattere non neutro della Biblioteca accompagnò la sua riscoperta e il suo avvio alla stampa nel clima di tensioni dell’Europa moderna appena riemersa dalle guerre di religione e abitata dai contrasti tra protestanti e cattolici. Una storia che Canfora ha raccontato, in maniera avvincente, in una triade di documentatissimi volumi: La Biblioteca del patriarca (1998), dedicato alle vicende di censura dell’edizione di Rouen del 1653; Il Fozio ritrovato (2001), che ricostruisce le fasi che portarono alla (ri)scoperta dell’opera e all’editio princeps; Convertire Casaubon (2002) incentrato sul ruolo fondamentale del gesuita André Schott nella storia moderna del testo.

Nel 2016, infine, è stato portato a compimento un progetto molto caro a Canfora: la prima traduzione italiana completa e annotata della Biblioteca, a cura di un gruppo di studiosi coordinati da Nunzio Bianchi e Claudio Schiano (Edizioni della Normale; l’edizione è apparsa in veste rinnovata e ampliata nel 2019).

Luciano Canfora ha dimostrato la falsità del papiro di Artemidoro: quale lezione per la scienza filologica è possibile trarre dalla sua indagine?
L’indagine sui falsi è un aspetto ricorrente della ricerca di Luciano Canfora. La storia del papiro di Artemidoro è stata un’avventura intellettuale che abbiamo avuto il privilegio di condividere con lui lavorando ai numerosi e a dir poco singolari aspetti problematici di questo papiro – da quelli bibliologici e paleografici, a quelli filologici, storici, geografici, cartografici e artistici –, che sin da subito avevano colpito l’attenzione di Canfora. La sua tenacia investigativa ha mostrato come il dubbio e la verifica realizzata con le armi della filologia, intesa nella sua accezione più ampia, producano sempre effetti salutari. Nel caso del papiro di Artemidoro, geografo vissuto tra II e I secolo a.C., l’indagine filologica è stata seguita e ripresa dai media nazionali e internazionali, dando vita a una vera e propria battaglia che ha coinvolto papirologi, storici, archeologi, storici dell’arte, che per anni si sono confrontati dalle pagine di riviste specialistiche, ma anche dalle colonne di giornali. Com’è noto, la vicenda ha coinvolto persino la polizia scientifica ed è finita, letteralmente, nelle aule dei tribunali: su di essa, infatti, si è pronunciata anche la procura di Torino con una sentenza che ha riconosciuto sul piano giudiziario «la certezza del falso». Un duro colpo per questo sedicente straordinario reperto riemerso da oscuri commerci della fine del secolo ormai passato. Canfora ha condotto un’accuratissima indagine a tutto tondo, mettendo in rilievo una grande quantità di incongruenze ed errori di varia natura, sospettando da subito anche della provenienza del papiro e dei relativi documenti, e suggerendo di vedere nella figura di Costantino Simonidis l’abile autore del falso.

Il volume contiene anche una preziosa Bibliografia di Luciano Canfora dal 1963 al 2017: quali, tra le numerose opere dello storico, si sono maggiormente imposte nel dibattito storico e filologico contemporaneo?
Non sono pochi i lavori di Canfora che hanno lasciato un segno importante negli studi o hanno aperto nuove prospettive e favorito la discussione critica.

Nel campo degli studi sulla tradizione dei testi si possono ricordare Conservazione e perdita dei classici (1974, 20162) e il capitolo Le collezioni superstiti (1995), sintesi che non ha l’uguale, inclusa nei volumi dello Spazio letterario della Grecia antica diretti con Giuseppe Cambiano e Diego Lanza. La storia di una istituzione fondamentale nella trasmissione dei testi antichi, la biblioteca di Alessandria, è al centro di un piccolo libro di enorme popolarità, come attestano le numerose traduzioni: La biblioteca scomparsa (1986, 19882). Sempre da Sellerio fu pubblicato un piccolo saggio di grande originalità molto apprezzato dagli studiosi di filologia: Il copista come autore (2002).

Concetti interpretativi caratterizzanti della riflessione di Canfora sulla storiografia antica (ciclo storico, analogia, mutamento, rapporto tra struttura e pensiero, tra fatti e parole) si ritrovano, invece, a partire da libri come Totalità e selezione nella storiografia classica (1972) e Analogia e storia (1982, nuova ed. 2010); in quest’ambito si può rinviare anche a due raccolte di saggi assai significative: Studi di storia della storiografia romana (1993) e La storiografia greca (1999). E qui non si può non menzionare il cinquantennale “dialogo” con l’opera di Tucidide, incentrato sui problemi della biografia dello storico e della composizione e prima circolazione della sua opera: da Tucidide continuato (1970) a Tucidide. La menzogna, la colpa, l’esilio (2016), un esempio fulgido del modo di procedere di Canfora attraverso un continuo ripensamento. Politica, autobiografia e storiografia sono gli assi lungo i quali si muove anche la ricostruzione della figura di Cesare in un volume laterziano di grande successo e tradotto in molte lingue (Giulio Cesare. Il dittatore democratico, 1999).

Nel campo della storia degli studi non si può non ricordare l’impatto avuto dalla fondazione dei «Quaderni di storia» nel 1975, con le prime ricerche dedicate al ruolo dei classicisti nell’età dei fascismi che alimentarono un acceso dibattito (su questo e sulla storia della rivista si può ascoltare un recente intervento del professore, sollecitato da Andrea Giardina, presso la Scuola Normale di Pisa: https://www.youtube.com/watch?v=qFgo7ZpXFqw). Un libro come Ideologie del classicismo, pubblicato da Einaudi nel 1980, proseguiva lungo questa direzione. Le biografie e le opere di alcuni importanti protagonisti degli studi classici hanno rappresentato occasioni per illuminare momenti e vicende dimenticati della storia culturale e politica, in particolare del Novecento italiano: ne è un esempio straordinario Il papiro di Dongo, pubblicato da Adelphi nel 2005, estesa ricostruzione, su documentazione in gran parte inedita, della storia dell’antichistica italiana negli anni Trenta. Gli si può ora mettere accanto il corposo saggio su Concetto Marchesi (Il sovversivo, Laterza 2019), che porta a compimento, con nuovi materiali, le ricerche avviate su Marchesi all’epoca di un libro molto discusso incentrato sull’assassinio di Giovanni Gentile, La sentenza (1985, 20052).

Infine, per quanto riguarda la scuola – mondo a cui Canfora ha sempre guardato con grande attenzione – ci piace ricordare la Storia della letteratura greca (19892), un manuale che non assomiglia a nessun altro e che conta su una folta schiera di ammirati lettori (compresi gli intervistati).

I lavori a cui abbiamo fatto riferimento sono solo una parte della imponente bibliografia di Luciano Canfora e siamo sicuri che presto torneremo a parlare di nuovi libri.

Pasquale Massimo Pinto insegna Filologia greca e latina e Storia della filologia e della tradizione classica all’Università di Bari Aldo Moro. Tra i suoi interessi ci sono l’oratoria attica, in particolare Isocrate; la storia dei testi e lo studio delle tradizioni manoscritte; la storia degli studi classici.
Rosa Otranto insegna Filologia classica e Papirologia all’Università di Bari Aldo Moro. Si occupa di tradizione manoscritta degli autori greci e latini, di forme librarie e trasmissione dei testi, di storia delle biblioteche antiche.

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