Storie della buonanotte per bambine ribelli 2, Francesca Cavallo, Elena Favilli, trama, recensioneTra le storie della buonanotte vi è anche la storia delle due autrici che hanno scritto sia il primo volume, uscito ormai due anni fa in sordina, sia l’attuale Storie della buonanotte per bambine ribelli 2, certamente destinato a replicare il successo del debutto.
Potrebbe essere davvero una favola moderna quella di Elena Favilli e Francesca Cavallo, che nel 2016 si affacciavano timidamente al mondo dell’editoria cercando i mezzi per pubblicare le loro storie attraverso uno dei portali più consultati in materia di crowdfounding, la raccolta online di fondi per finanziare i propri progetti virtuali o materiali. Il finanziamento di quell’idea iniziale nacque proprio su Kickstarter, portale in cui il finanziamento collettivo di progetti si rivolge proprio al mondo della musica, del cinema, del teatro, della fotografia, dell’editoria, un piccolo mondo parallelo al ‘mainstream’ di chi vive già l’affermazione delle proprie opere.

Ebbene, la loro idea piacque: le due ragazze e il loro mondo fiabesco e alternativo incontrarono dapprima i favori di novantamila acquirenti della versione americana, un segnale potente che dal pubblico di lettori anglofono arrivò fino in Mondadori, l’editore italiano di un successo nato però altrove.
Ciò dovrebbe aprire a riflessioni sul mondo dell’editoria nostrana, restia a credere che i sogni possano avverarsi, raramente al fianco di giovani scrittori e di nuove idee: l’esempio di Elena Favilli e Francesca Cavallo ci insegna che tutto è possibile, basta volerlo. D’altronde si parla proprio di favole, no?

Il secondo volume ricalca le orme impresse nel mondo dell’editoria dal debutto: Storie della buonanotte per bambine ribelli 2 è l’ennesimo mondo in cui non sono le principesse o le streghe, le regine o le creature fatate le dirette protagonista delle fiabe della coppia di scrittrici, ma le donne della vita di tutti giorni, o meglio, le donne che hanno lasciato traccia di sé nel secondo e nel terzo millennio.
Fiabe moderne nate nella realtà, così le principesse di Elena Favilli e Francesca Cavallo si chiamano Agatha Christie, regina (quindi personaggio assolutamente fiabesco nella sua essenza di narratrice) della letteratura gialla, Bebe Vio (il cui nome originale è davvero degno di una principessa delle cronache reali: Beatrice Maria Adelaide Marzia Vio), principessa di un sogno olimpico, vincitrice di personali mostri che portano il nome di malattie tremende come la meningite fulminante, che l’ha costretta su di una sedia a rotelle, ma mai piegata dagli eventi.

Dall’Oriente arriva la storia di una piccola Turandot infelice, Yeonmi Park, attivista nell’ambito dei diritti civili in Corea del Nord, a soli 25 anni già inserita nella lista delle cento donne più influenti al mondo per la sua caparbia volontà di cambiare il proprio paese, renderlo più amato all’opinione pubblica internazionale, assolutamente non piegato ai dettami della società occidentale ma aperto al mondo nel rispetto delle proprie tradizioni.
Sono queste le regine e le principesse delle Storie della buonanotte per bambine ribelli, un mondo affatto onirico ma concreto, in cui i sogni però aiutano a vincere nella vita, mutare sorti e destini, regalare emozioni a chi le storie le sa ancora leggere, a chi si pone al fianco delle piccole eroine le cui vicende sono narrate dalla coppia oggi trasferitasi in California, a proposito di sogni… il grande sogno dorato americano è ancora possibile.

Dalle scrittrici alle attiviste politiche, dalle astronome alle vulcanologhe, passando anche attraverso le regine del pop mondiale, da Madonna a Beyoncé: la prima, regina d’origine italiana, la seconda principessa dalla pelle scura come lo era Tiana ne La principessa e il ranocchio di dysneiana memoria.
Storie, alla fine solamente storie, ma che aiutano a credere ancora nella possibilità che il mondo s’accorga che il lato lunare, femminile di esso, è assolutamente in grado di porgere un volto autentico, vincente (termine orribile ma pregno del suo significato semantico e sociale), costruttivo, artistico, scientifico.

Un’altra regina la cui fiaba è raccontata nel secondo volume è Marina Abramovic, imperatrice del mondo dell’art performing, cresciuta in sordina sino a raggiungere le vette internazionali dell’arte performativa, allegorica, esistenziale, o Samantha Cristoforetti, le cui vette nascono nel suo Trentino per raggiungere altezze talmente in alto, lassù in cielo, da non essere nemmeno per un attimo concepibili da noi comuni mortali.

Francesca Cavallo ed Elena Favilli sono approdate in Mondadori ma non hanno dimenticato quale sia stata la loro palestra e nella California del Grande Sogno hanno fondato Timbuktu, una media company che si è occupata di raccogliere le sinergie delle illustratrici che hanno dato un volto alle bambine ‘ribelli’ in oltre sessanta illustrazioni di ottimo pregio.

Per entrare nel merito del testo (il concept editoriale crediamo sia ben chiaro a tutti), la scrittura di Francesca Cavallo ed Elena Favilli è lineare, scorrevole, l’America in cui vivono è in questo stata determinante nel volerle pratiche e dirette al cuore della narrazione, poco pindariche nelle costruzioni lessicali preferendo il cuore emotivo della narrazione.
L’aspetto più importante del fenomeno Francesca&Elena è che le loro fiabe si rivolgono soprattutto ai bambini, rivelando un aspetto pedagogico importante, quello cioè di non arrendersi mai alla vita, agli eventi, di vivere anche la dimensione pratica delle fiabe, di credere nei propri mezzi, rivolgendosi alle bambine in particolare ed educando i bambini al rispetto nei confronti del mondo femminile.

La cosa straordinaria nasce però nello scambio di letture generazionali: Storie della buonanotte per bambine ribelli 2, come fece del resto il volume d’esordio, cattura l’attenzione dei piccoli lettori così come quella dei loro genitori, forse troppo persi nell’avere da tempo smesso di credere nelle fiabe; a volte il principe non è azzurro ma veste la felpa e il denim, ma il sogno ha ugualmente il valore dell’infanzia ritrovata ad ogni età.

Vi lasciamo con una frase estratta proprio dalla ‘fiaba’ di Samantha Cristoforetti: «C’era una volta una bambina che sognava… Di sposare un principe azzurro? No! Di andare su Marte!» In due righe si intravede un universo narrativo fiabesco e concreto, onirico e possibile, come la vita.