“Storia sociale della televisione in Italia” di Damiano Garofalo

Storia sociale della televisione in Italia, Damiano GarofaloStoria sociale della televisione in Italia. 1954-1969
di Damiano Garofalo
Marsilio

«Quindici anni fa, Aldo Grasso e Massimo Scaglioni individuavano tre specifiche dimensioni che caratterizzano il medium televisivo nella sua evoluzione storica: a) una dimensione istituzionale e tecnologica; b) una dimensione marcatamente testuale, simbolica e rappresentazionale; c) una dimensione, infine, più relazionale e sociale. La maggioranza della storiografia che ha indagato la nascita e lo sviluppo della televisione nell’Italia repubblicana si è per lo più concentrata, tuttavia, sulle prime due dimensioni, orientando la tradizione italiana dei television studies verso un approccio di tipo politico-istituzionale, critico-testuale, tematico-culturale, memorialistico. Allo stesso modo, le analisi sociologiche che hanno accompagnato l’arrivo della televisione nel nostro paese sono state scarsamente sistematizzate in chiave storico-culturale. A più di sessant’anni dalla messa in onda delle prime trasmissioni televisive in Italia, ciò che salta agli occhi è l’esistenza di una storiografia dal carattere mutevole e discontinuo, contrassegnata da diversi approfondimenti tematici, così come da alcune lacune metodologiche. […] Manca, infine, una storia sociale della televisione, ovvero una storia organica di quella terza dimensione sociale e relazionale che abbia per oggetto i pubblici della televisione, analizzati nei loro mutamenti storici a partire da una prospettiva etnografico-culturale. Questo lavoro, muovendosi in un ambito metodologico tra audience studies e cultural studies, vuole dunque avanzare un tentativo di storia del pubblico televisivo a partire dall’età delle origini. […]

Divisa in quattro capitoli tematici, la narrazione di questo libro seguirà solo parzialmente un andamento di tipo cronologico. Nel primo capitolo si tenteranno di definire i tempi e le modalità tramite cui l’avvento della televisione in Italia modificò le abitudini sociali delle classi popolari, sia nelle zone più disagiate che in quelle gradualmente industrializzate. Oltre ad analizzare nello specifico le dialettiche centro/periferia e città/campagna, nel secondo capitolo vedremo i passaggi attraverso cui il fenomeno pubblico e sociale dello “andare alla televisione” si sia trasformato, nel corso degli anni, in un processo essenzialmente privato e domestico, seppur con un notevole ritardo rispetto a ciò che accadde anticipatamente tra i ceti più abbienti. I processi connessi alla modernizzazione sociale e culturale, infatti, andarono di pari passo con quelli legati all’industrializzazione del paese e all’avvento del “miracolo”: sulla scia delle contraddizioni e degli squilibri generati da questo apparente benessere diffuso, vedremo nel terzo capitolo come la televisione andò ad assumere una specifica funzione simbolica legata alla modernità, inserendosi nel solco tra beni di consumo durevole e consumi culturali. Nel quarto e ultimo capitolo si tenterà di ricostruire i processi di integrazione delle abitudini televisive all’interno delle dinamiche di organizzazione del tempo libero: adottando un’ottica sistemica sui consumi mediali e culturali, si cercherà di rintracciare le relazioni che intercorsero tra la televisione e gli altri media a partire da una prospettiva di consumo.»

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