“Storia e geopolitica della crisi ucraina. Dalla Rus’ di Kiev a oggi” di Giorgio Cella

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Dott. Giorgio Cella, Lei è autore del libro Storia e geopolitica della crisi ucraina. Dalla Rus’ di Kiev a oggi, recentemente uscito per Carocci, e definito nella prefazione del professor Massimo de Leonardis come un unicum nel campo degli studi di storia delle relazioni internazionali. Dalla lettura del libro si comprende anche come l’odierno conflitto in Ucraina abbia radici lontane…
Storia e geopolitica della crisi ucraina. Dalla Rus' di Kiev a oggi, Giorgio CellaL’idea del libro, in origine mia tesi dottorale, era, tra le altre cose, proprio quella di fornire al lettore – sia allo studioso, sia al non addetto ai lavori – una visione della crisi che trascendesse largamente le risapute e ripetute questioni odierne geopolitiche della crisi russo-ucraina, ma che andasse alle più antiche origini della crisi, per giungere, gradualmente e in un approccio il più olistico possibile, sino al 2014, data d’inizio dell’odierno conflitto ucraino. Così operando, l’obbiettivo implicito dietro tale sforzo intellettuale e di ricerca, è stato a un tempo anche quello di colmare quel vuoto storiografico riguardo tale tematica e area geografica, quantomeno a livello nazionale. Questa impostazione ha tra l’altro condotto a una configurazione del volume non nel senso di una mera storia dell’Ucraina – cosa già affrontata in modo completo ed eccellente da altri autori, penso ad esempio ai mirabili lavori del Magocsi – bensì come un’articolata mappa orientativa di quella storia e geopolitica centro-orientale europea sul cui sfondo si staglia la traiettoria dei rapporti tra Kiev e Mosca, e che coinvolge quindi, in un legame a doppio filo tra multidisciplinarietà e di un approccio comparatistico, vari attori: Ucraina in primis, certo – rilevandone la centralità nella storia dell’area in questione – ma largamente anche Russia, Polonia, Lituania, sino ad arrivare all’analisi della proiezione estera nell’area ruteno-ucraina delle potenze dei blocchi contrapposti della prima e della seconda guerra mondiale e il periodo della Guerra Fredda come Germania, Turchia e Stati Uniti. Nel solco di questa impostazione metodologica, si è voluto procedere sin dagli inizi, esaminando le tuttora in parte ignote origini degli slavi – e ancora più indietro, con gli sciti, i sarmati e poi più tardi con i khazari – e la complessa quanto controversa e storiograficamente dibattuta formazione del primo macro-Stato degli slavi occidentali, la Rus’ di Kiev. Quest’ultima entità proto-statuale dalle condivise comuni radici slave ma con sfumature multiculturali o se vogliamo, più precisamente, multi-identitarie già visibili al tempo, destinate ad ampliarsi in quell’etnogenesi ricostruita nel libro una volta tramontata l’unità della Rus’. La trattazione di quest’ultima prende un posto di riguardo nel volume, campeggiando financo nel sottotitolo dello stesso. Tale regno, o proto-Stato che dir si voglia, incarna anche il lato metastorico di questa secolare, se non millenaria questione, in quanto la sua scia ha nei secoli continuato a emergere e riaffiorare come tema di discussione in termini di primato nazionalista e di contesa del passato, tra i tre eredi principali di questa entità statuale medievale: Russia, Ucraina, Bielorussia, ma in modo minore anche da altri Stati della regione come ad esempio la Lituania. Multidisciplinarietà e analisi comparatistica, dicevamo, insieme a una prospettiva di continuo rimando tra passato e politica internazionale contemporanea e di rapporto tra ambito micro – ciò che accadde all’interno dei perimetri dell’Ucraina poi, e della regione rutena prima – con l’ambito macro, ossia le dinamiche internazionali o regionali, che influenzarono a loro volta quelle interne all’ambito ucraino. Il combinato disposto di questi strumenti d’analisi che ho selezionato, hanno altresì potuto fare emergere determinate persistenze geopolitiche nei secoli della proiezione estera delle potenze protagoniste del volume. Da ultimo, non certamente a livello d’importanza, il volume ricostruisce, a fianco alle questioni geopolitiche e diplomatiche, quindi della politica di potenza tra Stati e imperi, una cornice culturale di enorme interesse: un mosaico di identità, fedi, confessioni, ethos e dei vari influssi culturali che da occidente ad oriente e da oriente ad occidente hanno investito (positivamente) l’area in considerazione. I tre capitoli concernenti lo sviluppo diacronico dell’ebraismo nell’area in questione sono un chiaro esempio del sopracitato intreccio multiculturale regionale di fedi e culture.

Quali vicende hanno segnato maggiormente la storia ucraina?
Legandomi alla precedente risposta, e rimanendo quindi su un piano metastorico, l’emersione e l’evoluzione della Rus’ di Kiev è sicuramente uno di quei grandi eventi che nei secoli non solo si riverbera nell’odierna crisi ucraina che abbiamo osservato negli ultimi anni, bensì anche l’iter di creazione dell’impero russo e dello Stato ucraino – così come di quello bielorusso e per indirette conseguenze altresì le traiettorie imperial-statuali dell’impero tataro-mongolo e del regno polacco-lituano ne furono influenzate – quindi un evento le cui conseguenze hanno plasmato a fondo l’intera evoluzione diacronica della macro-area in questione. Per queste ragioni nel libro è stata dedicata tale attenzione e approfondimento a quell’antico regno altomedievale, sebbene appartenente a una così lontana era. Per venire a tempi relativamente più prossimi alla contemporaneità, si ricordi invece senz’altro la rivoluzione del 1648 per mano cosacco-ucraina, incarnata e capitanata dall’etmano Bohdan Chmel’nyc’kyj, figura di rilievo della geopolitica centro-orientale europea del XVII, che destabilizzò pesantemente il Commonwealth polacco-lituano. Pochi anni più tardi, un altro evento a mio avviso fondamentale proprio alla luce della crisi russo-ucraina, sebbene molto poco noto, è rappresentato dagli Accordi di Perejeslav del 1654, che portarono, per volontà personale del sopramenzionato Etmano cosacco Bohdan Chmel’nyc’kyj, l’Ucraina nell’orbita russa, sotto l’iniziale concordata e ben vista protezione dello zar del tempo, Alessio I. Scelta che derivò da tutta una serie di elementi e motivazioni – nel volume ampiamente descritti – sia contingenti sia più strutturali, qui ovviamente non ripercorribili, come ad esempio la dimensione confessionale in comune. L’analisi degli accordi di Perejaslav e delle sue diramazioni in termini geopolitici così come in termini di storia dei trattati (Accordi di Perejaslav II, Pace di Hadjač), sono stati altrettanto sviscerati, poiché è in quei frangenti storici in cui il complesso rapporto tra ucraini e russi prese una piega dirimente anche per i secoli futuri. L’analisi complessa e olistica di tale periodo presente nel libro, dei differenti riorientamenti geopolitici dei cosacchi ucraini verso i russi prima e verso i polacchi poi, rappresenta una chiave di lettura imprescindibile per chi volesse addentrarsi a fondo nelle traiettorie storico-geopolitiche che condussero lungo i secoli all’animosità corrente tra Russia e Ucraina. Tra le altre questioni principali che hanno plasmato l’area, e quindi direttamente i ruteni, poi ucraini – tornando indietro di un secolo – non posso non menzionare due altre pietre miliari prese in esame nel volume: l’unione di Lublino del 1569 e l’unione di Brest del 1596. La prima fu l’atto con il quale la Polonia si formalizzò come impero, tramite la fusione con il Granducato di Lituania, divenendo così socio di netta maggioranza nella nuova Confederazione polacco-lituana; il secondo invece è l’atto finale, siglato in Vaticano nel 1595 sotto l’egida di Papa Clemente VII, culmine di un lungo processo che condusse alla nascita della chiesa sui iuris greco-cattolica.

Come si è sviluppato storicamente il rapporto tra russi e ucraini?
Riprendo, di nuovo, da dove ho lasciato nella risposta precedente. Il momento cruciale si è forgiato nella seconda metà del XVII secolo, ai tempi della rivoluzione cosacca e in seguito ai già citati Accordi di Perejeslav con lo zar Alessio I, come esposto sopra. Rispondere alla sua domanda in modo anche remotamente completo prenderebbe pagine, e la risposta è evidentemente rintracciabile lungo le oltre trecento pagine del testo. Qui desidero tuttavia rammentare che tale rapporto, nato in un contesto geoculturale comune – seppur con differenze poi evolute e aumentate nel corso dei secoli – pensiamo ad esempio al già citato incontro geopolitico tra l’etmano e lo zar, non sempre fu di attrito e ostilità, ma prese differenti pieghe in diversi frangenti storici: le fasi di ostilità ovviamente sono ben note e anch’esse sparse in differenti archi temporali, sempre a partire da quel fatidico 1654. Oltre a quelle già citate, altre fasi critiche che hanno forgiato il rapporto tra questi due popoli, in grande sintesi, si possono riscontrare nel periodo di Pietro I e lo scontro con l’etmano Mazepa, nei due conflitti mondiali – pensiamo alla immane tragedia dell’Holodomor avvenuta nell’era staliniana – e poi al resto dell’era sovietica nel dopoguerra.

Quali vicende caratterizzarono, a proposito, la storia dell’Ucraina nell’era sovietica?
Sebbene la più importante sotto vari aspetti tra le quindici repubbliche socialiste sovietiche, dopo la Repubblica socialista sovietica russa evidentemente – e sebbene rimase sostanzialmente all’ombra di Mosca e senza una vita politico-istituzionale propria nei decenni di vita all’interno dell’URSS – anche nell’era sovietica post ’45 l’Ucraina fu coinvolta in alcune vicende storiche di primaria importanza, che costituiscono capitoli specifici del volume. Il libro, infatti, dopo aver ricostruito i periodi della russificazione e dell’espansione della Repubblica ucraina sia sotto Lenin che sotto Stalin, i vantaggi territoriali acquisiti dall’Ucraina all’indomani della fine del secondo conflitto mondiale e la destalinizzazione con le sue relative ripercussioni nel mondo comunista, analizza due vicende occorse nella seconda metà del XX secolo di enorme interesse e importanza storica. In primo luogo, la molto dibattuta quanto controversa consegna della Crimea alla sovranità interna ucraina per mano di Chruščёv, atto che, tout se tient, si ricollega agli Accordi di Perejaslav di cui sopra, in quanto avrebbe dovuto per l’appunto celebrare il tricentenario della vicinanza politica tra russi e ucraini. Tale trasferimento così controverso e storiograficamente dibattuto, viene nel libro decodificato tramite un’originale chiave di lettura dell’autore, legando tale atto a formule del diritto latino medievale – poi riemerse anche in epoca contemporanea – rifacentisi al concetto della plenitudo potestatis, prerogativa propria di una sovranità imperiale piena, del potere proprio del Basileus. Il secondo fatto dirimente non solo della storia dell’Ucraina sovietica, ma vicenda nota mondialmente, riguarda la tragedia di Černobyl’ con i relativi effetti che essa provocò sui destini, ormai di lì a poco segnati, della moribonda URSS. Ciò ebbe nondimeno effetti (deleteri) sui rapporti russo-ucraini, mentre le conseguenze che innescò nel sistema politico ucraino – e più ampliamente in tutta l’URSS – ai tempi della glasnost’, sono ben note.

Che ruolo svolge l’Ucraina in relazione al processo di allargamento ad est della NATO e nel confronto tra Russia e Occidente?
Nel lungo iter di cooptazione e engagement da parte di Stati Uniti e Europa degli Stati post-sovietici dell’area europea centro-orientale, figura certamente tra i protagonisti l’Ucraina, la quale ha goduto dal principio di questa nuova era della politica internazionale, intendendo dal ’91 in poi, di una attenzione speciale da parte dell’Occidente e degli Stati Uniti in particolare. Rispondendo specificamente alla sua domanda, il ruolo di Kiev nei rapporti contemporanei tra Occidente e Russia si è rivelato di importanza capitale: fu infatti la crisi ucraina del 2014, con il conseguente regime sanzionatorio – ancora in essere – e con il tentativo da parte occidentale di marginalizzare e ostracizzare la Russia di Putin, che portò quest’ultima a rifugiarsi tra le braccia del dragone, stringendo rapporti sempre più stretti con la Cina di Xi Jinping e portando così le due potenze a formare quell’attuale quasi formale alleanza che così tanto inquieta l’alleanza euro-occidentale. Tornando invece precipuamente al libro, il capitolo interamente dedicato a quel cammino di progressiva integrazione nelle strutture euro-atlantiche, NATO, l’Ucraina e l’Europa centro-orientale dopo la Guerra fredda, una duplice strategia: allargamento a est e dialogo con Mosca, lumeggia e ricostruisce le principali tappe diplomatiche, dal summit di Londra a quello di a Pratica di Mare, per poi includere, nel finale del libro, ulteriori capitoli riguardanti la geopolitica del Mar Nero nell’era post-sovietica e sul poco noto, ma rilevante dal punto di vista diplomatico e strategico, Memorandum di Budapest. L’Ucraina, come si evince dal volume, ha rappresentato storicamente un terreno di contesa (e a volte di scontro) tra occidente e mondo russo-eurasiatico, e questa sua pregnanza geostrategica è tuttora la cifra del suo essere e del suo agire sullo scacchiere della politica continentale eurasiatica. Questa sua particolarità, la rende oggetto conteso tra le varie forze internazionali, in primis Stati Uniti, all’interno dell’architettura di sicurezza a stelle e strisce nell’area Mar Nero in chiave antirussa, ma vediamo come anche i recenti rapporti rafforzati con la Cina riconfermano l’importanza strategica di questa terra. Per quanto concerne invece il discorso delle alleanze, al netto dei rapporti in fieri con Pechino per lo più declinati all’ambito commerciale-economico, la sua collocazione rimane per ora saldamente nel campo euro-atlantico, come dimostrato anche dall’imminente visita del ministro della difesa americana Lloyd Austin a Kiev. Da ultimo, una possibile riconciliazione con la Russia appare oggi poco plausibile: anche se le variabili della politica internazionale possono sempre riservare sorprese, specie in un momento così fluido e convulso del sistema internazionale come quello odierno, tale eventualità appare decisamente poco plausibile nel breve-medio termine.

Quali prospettive per la crisi ucraina?
Sebbene il libro si fermi giusto prima dello scoppio della crisi corrente esplosa sul finire del 2013 – inizi 2014, a mio avviso, la crisi purtroppo appare ormai priva dell’attenzione mediatica mondiale ricevuta negli anni scorsi e, in parte, anche di quella della diplomazia internazionale, anche se, come visto nell’ultima escalation del giugno scorso, il conflitto, e le luci mediatiche su di esso, possono riaccendersi da un momento all’altro. Potrei aggiungere che tale crisi latente si stia configurando in quel tipo di conflitti noti come congelati, termine sensazionalistico al quale, sia sul piano terminologico, che sostanziale, prediligo quello di (conflitti) protratti. Per quanto concerne l’area del Donbass, parimenti sembra essersi creata una situazione prossima a quella di altri stati de facto dello spazio post-sovietico, sebbene sia incerto quanto possa durare una situazione tale, anche per la popolazione stessa di questa area contesa; per ciò che concerne la Crimea invece, la situazione appare invece gradualmente sempre più trascurata e de facto in qualche modo congelata da parte della diplomazia internazionale, che continua invece sul piano de iure a vedere una chiara violazione del diritto internazionale e della sovranità territoriale da parte russa. Come sempre, oggi non meno del passato, i destini dell’Ucraina saranno legati a doppio filo agli andamenti della politica internazionale, ai mutamenti nei blocchi di alleanze e, nel caso specifico, all’attenzione e cura che gli Stati Uniti (la Germania e l’EU) decideranno di continuare a proiettare, o meno, sulla nazione e sul popolo ucraino. Al netto di ciò, come affermato anche nella parte introduttiva al libro, l’auspicio è che le due popolazioni, e le rispettive diplomazie, sappiano e possano trovare in futuro forme e modus vivendi praticabili e sostenibili per gli anni a venire, pena un’ulteriore destabilizzazione ed erosione della sicurezza non solo regionale, ma altresì per tutto il continente europeo.

Giorgio Cella è dottore di ricerca in Istituzioni e Politiche all’Università Cattolica di Milano, dove svolge attività di docenza nell’ambito del corso Storia e politiche: Russia ed Europa orientale. Come analista geopolitico ha all’attivo decine di articoli, saggi e pubblicazioni scientifiche di politica internazionale, ed è stato osservatore elettorale per l’OSCE nelle elezioni in Ucraina del 2019 e in Georgia nel 2021.

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