Dott. Elia Rosati, Lei è autore con Aldo Giannuli del libro Storia di Ordine Nuovo edito da Mimesis: quando e come nasce Ordine Nuovo?
Storia di ordine nuovo, Elia Rosati, Aldo GiannuliIl Centro Studi Ordine Nuovo (che darà poi vita alla rivista omonima) vede la sua genesi nel 1954 all’interno del Movimento Sociale Italiano da cui uscirà definitivamente nel 1956, operando una dolorosa scissione, durante il Congresso di Milano.
Ordine Nuovo si era infatti costituito come una corrente interna al MSI di Michelini composta da ex-giovanissimi repubblichini intransigenti che avevano, in precedenza, dato vita alla breve stagione terroristica dei secondi Fasci di Azione Rivoluzionaria (1949-1951).
Il gruppo si pose subito su di una linea nazional-rivoluzionaria e intransigente, rimproverando ai vertici missini di aver ceduto alla mollezza del gioco parlamentare e di ricercare, anche grazie all’avvicinamento con i Monarchici, un conservatorismo borghese inoffensivo; tradendo così la causa in nome del moderatismo.
La nascita di questa corrente, anche grazie al suo indubbio spessore culturale, segnò profondamente le strutture giovanili missine, ingenerando una vasta area di consenso anche dopo l’uscita dal partito e bel al di là della stessa consistenza militante di ON o della diffusione della rivista.
Dopo alcuni anni di proselitismo e strutturazione organizzativa (connessa alla creazione di importanti sinergie europee), Ordine Nuovo diventerà il più importante gruppo terroristico neonazista (a livello Occidentale) della prima metà degli anni ’70, responsabile non solo di alcune terribili stragi (come Piazza Fontana o Piazza delle Loggia) ma di decine di manovre destabilizzanti.

Quali erano i riferimenti ideologici e gli obiettivi dell’organizzazione?
Ordine Nuovo è figlio diretto e orgoglioso dell’elaborazione politico-spirituale di Julius Evola, il più importante filosofo della Rivoluzione Conservatrice in Italia, nonché intellettuale militante di notevole valore e prestigio.
Evola seppe infondere negli ordinovisti, con una didattica sistematica, il senso di essere guerrieri della Tradizione: un pugno di aristocratici monaci-guerrieri in armi contro il Mondo Moderno, figlio delle ideologia egualitarie tanto cristiane che liberal-democratiche o socialiste.
I futuri quadri di ON conobbero Evola alla fine degli anni ’40 e si legarono a lui in un sodalizio politico-militante che durò fino alla morte del filosofo (1974), passando per le riviste “La Sfida”, “Imperium”, “Ordine Nuovo” e, come ricordato, per l’azione dei Fasci di Azione Rivoluzionaria, per i cui attentati Evola fu anche arrestato e processato con loro nel 1951.
Per aiutare il progetto politico da cui nascerà ON, il filosofo siciliano scriverà nel 1950, oltre che numerosi articoli, un breve bignami di educazione militante (“Orientamenti”), mentre nel 1953 darà alle stampe “Gli uomini e le rovine”, che, insieme con “Rivolta contro il mondo moderno” (1934), costituisce la sua opera più importante.
Il credo di Ordine Nuovo sarà quindi aristocratico, pagano, orgogliosamente neonazista e di respiro europeo: una fondamentale novità per il neofascismo italiano e occidentale che determinerà l’assoluta centralità del gruppo nelle varie Internazionali Nere degli anni ‘50-‘60-‘70.
Il primo riferimento storico per ON sarà infatti costituito dalle SS naziste e dal progetto del Nuovo Ordine Europeo del Terzo Reich, come ultimo esempio storico della ripresa del concetto spirituale (prima che razziale) di Imperium e di lotta per la Tradizione.
L’organizzazione seppe unire una ricerca culturale mai banale ad una strategia militante offensiva, il tutto all’interno di un preciso e granitico contesto ideologico, creando un nucleo di militanti preparato, disciplinato e fanatico.
Al di là però dei proclami e della aristocratica fierezza ideale, di fatto, il gruppo rientrò in una più generale strategia atlantica anti-comunista, finendo per essere strumento consapevole di una tattica di contro-rivoluzione: un obiettivo che ON coscientemente praticherà con molto zelo, fino al suo ultimo istante.

Chi furono i principali esponenti dell’organizzazione?
A cavallo tra anni ’60 e ’70, ON arrivò ad avere circa diecimila militanti, molto spesso suddivisi in nuclei regionali e strutturati in compartimenti a seconda del livello politico e operativo.
Tra i suoi dirigenti, in primis, va ricordato il suo fondatore Pino Rauti che manterrà sempre, all’interno di Ordine Nuovo e successivamente tornato nel MSI, una assoluta centralità; sicuramente poi va menzionato Clemente Graziani, uno dei quadri più attivi (anche militarmente) e intransigenti dal punto di vista della linea politica.
Transitarono per Ordine Nuovo molti militanti che poi continuarono la loro attività politica nell’ambito del neofascismo italiano: da Giulio Maceratini a Paolo Andriani, da Paolo Signorelli a Rutilio Sermonti, da Massimiliano Fachini a Giancarlo Rognoni.
Al di là poi dei numerosi personaggi inquisiti, assolti o condannati per aver partecipato alle attività politico-terroristiche di ON, una citazione particolare va sicuramente fatta all’editore padovano Franco Freda, sicuramente il miglior quadro dell’organizzazione per tattica militare e spessore culturale.

Quale ruolo ha ricoperto Ordine Nuovo nella strategia della tensione?
Per quanto riguarda il mondo neofascista europeo, Ordine Nuovo fu in assoluto il grande protagonista e l’indiscussa punta di diamante operativa della Strategia della tensione.
Non va dimenticato infatti che si trattò di qualcosa di strutturato, sotto regia atlantista, su base continentale e non solo una vicenda italiana; sarebbe decisamente riduttivo fermarsi alla nostra storia patria.
È impossibile, infatti, comprendere davvero la Strategia della tensione nel nostro Paese se non si ricostruisce il quadro europeo e l’azione combinata di gruppi neofascisti (da Ordine Nuovo all’Aginter Press), apparati militari (interni e Nato), servizi di intelligence (civile e militare), mezzi di informazione e settori duri di alcuni partiti conservatori.
A dare sostanza e linea politico-militante a questo complesso intreccio, l’elaborazione della “Guerra rivoluzionaria” sottoscritta e propagandata in primis da Ordine Nuovo e diventata non a caso, poi, dottrina generale della Nato.
Ripercorrere la storia di questa organizzazione terroristica neonazista italiana è quindi addentrarsi direttamente nello scacchiere europeo della guerra fredda, comprendendo davvero qual è stato il ruolo centrale dell’Italia in quel contesto (come di Grecia, Spagna o Portogallo), fino al 1974.

Come si arrivò al decreto di scioglimento dell’organizzazione?
Come è noto parte fondamentale della Strategia della tensione era costituita da una sapiente opera di depistaggio, copertura e disinformazione, che accompagnò sistematicamente, in primis, la vicenda dello stragismo in Italia.
Solo nella seconda metà del 1973 la galassia di Ordine Nuovo, già in corso di disgregazione, venne colpita pesantemente a livello giudiziario, la lentezza dell’azione penale di quegli anni consentì, però, a molti suoi esponenti di fuggire all’estero.
Va ricordato inoltre che il decreto di scioglimento non fermò di fatto l’ala dura dell’organizzazione che operò in clandestinità per diversi anni con sigle terroristiche che riprendevano il gruppo originario (in primis Ordine Nero).
Sicuramente, però, il maggio 1974 concluse per buona parte la vita di Ordine Nuovo: la guerra fredda in Europa stava entrando in una nuova fase, cadevano le ultime dittature fasciste nel Vecchio Continente e la politica statunitense, con la fine di Nixon, si ricalibrava.
Contribuirono decisamente a tutto questo la straordinaria e costante mobilitazione della classe operaia, delle università, la controinformazione ed il protagonismo sociale dei movimenti giovanili.
Strutture come Ordine Nuovo, l’Aginter Press, Nuovo Ordine Europeo si spensero o vennero smantellate, sconfitte dalla risposta democratica o abbandonate da quegli stessi centri direzionali sotto le cui bandiere si erano così entusiasticamente arruolate.

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