“Storia dell’inquisizione. I metodi e i processi del tribunale di Dio” di Massimo Centini

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Storia dell'inquisizione. I metodi e i processi del tribunale di Dio, Massimo CentiniProf. Massimo Centini, Lei è autore del libro Storia dell’inquisizione. I metodi e i processi del tribunale di Dio edito da Diarkos: quando e con quali scopi nasce l’Inquisizione?
L’Inquisizione medievale fu uno strumento di controllo considerato allora fondamentale per agire, anche drasticamente, nei confronti delle correnti eretiche attive in alcuni Paesi europei. Tali correnti divennero via via sempre più diffuse e strutturate, conseguentemente avvertite come un pericolo rilevante e un gravissimo attacco alla cristianità.

Schematicamente possono essere indicate alcune fasi che hanno caratterizzato il Tribunale dell’Inquisizione: Inquisizione medievale (1179/84-metà XIV secolo) il cui diretto responsabile era il papa; suddivisa in vescovile e legantina: la prima attribuiva ai vescovi il ruolo di ricerca e giudizio degli eretici; nella seconda il papa nominava gli inquisitori con poteri maggiori del vescovo.

Inquisizione spagnola (1478-1820) e portoghese (1536-1821): gli inquisitori erano nominati dai sovrani.

Inquisizione romana (1542) detta anche Sant’Uffizio e poi mutatasi in Congregazione per la dottrina della fede.

Come era organizzato il tribunale dell’Inquisizione?
Sulla scorta delle fonti costituite in primis dalle bolle, dalle decretali, dagli atti conciliari e dai manuali a uso dei giudici, a cui vanno aggiunte le ricerche effettuate dagli studiosi moderni, abbiamo modo di ricostruire la procedura inquisitoriale, nelle sue diverse fasi e negli sviluppi che caratterizzarono il Tribunale.

Si tenga comunque conto che pur essendo evidenti procedure e metodologie investigative e giudiziarie strutturate e applicate in modo uniforme, non mancarono varianti determinate prima di tutto dai contesti storici e geografici, poi dagli sviluppi interni alla stessa istituzione: il più emblematico è ovviamente il passaggio epocale dall’Inquisizione medievale al Sant’Uffizio.

Dobbiamo chiarire che l’intervento era strutturato su due istituti giuridici: il primo era costituito dall’Inquisizione generale e il secondo dall’Inquisizione speciale. Quella generale solitamente era indetta quando si riteneva che in una località vi fosse la presenza di eretici (in genere in aree confinanti con territori in cui la presenza di anti-cattolici era attestata); quando i vescovi, visitando la propria diocesi, indagavano sulla possibile presenza di eretici o simpatizzanti; quando un nuovo inquisitore prendeva possesso delle diocesi a lui affidate.

Come si articolavano i processi per eresia?
Quando si trattava di procedere, l’inquisitore, giunto nella località in cui avrebbe dovuto condurre l’inchiesta, dava inizio al cosiddetto “tempus gratiae”: il primo stadio era costituito da un sermone che il giudice ecclesiastico rivolgeva alla popolazione, invitando a testimoniare chi fosse al corrente di notizie utili all’indagine, oltre a spingere gli abitanti a denunciare gli eretici. Poi si invitavano gli eretici e i simpatizzanti a presentarsi spontaneamente, con la garanzia di ricevere un trattamento che avrebbe tenuto conto della loro volontà di ritornare in seno alla Chiesa (in questo caso, generalmente le pene erano spirituali).

Quindi, si stabiliva l’“editto di fede”, che obbligava chiunque sapesse il nome di qualche eretico a denunciarlo, in caso contrario sarebbe stato riconosciuto correo.

Finito il tempo di grazia (variabile da due settimane a un mese), gli eretici riconosciuti come tali se reperiti erano arrestati, quelli irreperibili considerati contumaci.

All’inizio del dibattimento, il tribunale prevedeva la presenza dell’inquisitore, dell’ordinario diocesano, di un consiglio di chierici e giurisperiti (i cosiddetti consilia sapientum) convocati dall’inquisitore.

L’imputato – che davanti al giudice ecclesiastico era considerato soprattutto un peccatore – doveva presentarsi al cospetto della corte per difendersi dalle accuse che, come sappiamo, potevano condurre alla condanna a morte.

A quali pene facevano ricorso gli inquisitori?
Le pene erano suddivise in tre tipologie: pene spirituali (abiura, riconciliazione, pellegrinaggio, ecc.); pene corporali (morte, imbarco su galere, fustigazione, prigione, esilio, ecc.); pene finanziarie (confisca, totale o parziale, multe, ecc.).

La condanna al remo sulle galere, fu introdotta come pena per gli eretici verso la fine del XV secolo: fu un “investimento” non da poco, poiché in quel modo l’Inquisizione si liberava di prigionieri da mantenere, mentre gli stati potevano contare su rematori a cui non riconoscere alcun salario

Vi furono casi, soprattutto attuati dall’Inquisizione spagnola, che prevedevano una sorta di spettacolarizzazione della condanna con il rito dell’autodafé (che poteva essere un preludio alla pena capitale, oppure un atto penitenziale prima della riammissione nella comunità cattolica): deriva dal portoghese autos da fé, cioè atto di fede.

Dopo il sermone e la lettura della sentenza, i condannati si muovevano in corteo, scalzi con un copricapo a forma di cono e vestivano il sambenito: uno scapolare o tunica smanicata. Se riammessi nella comunità pronunciavano l’abiura, cioè il ripudio dell’eresia che aveva due livelli: de levi o de vehementi, applicati in relazione alla gravità della colpa.

Chi sono stati gli inquisitori più noti?
La storia dell’Inquisizione può essere ricostruita soprattutto con l’ausilio dei documenti ufficiali che pongono in luce gli aspetti operativi sul piano direttamente procedurale (la trascrizione delle indagini, degli interrogatori e gli atti dei processi) e su quello organizzativo e burocratico (documenti relativi alle relazioni del Tribunale con enti interni ed esterni alla Chiesa).

È però necessario aggiungere altri significativi contributi che consentono la ricostruzione, da un lato calando sulle singole personalità (la biografia degli inquisitori) e dall’altro osservando le modalità ufficiali da applicare praticamente alla luce del diritto canonico, della teologia e dell’esperienza (i cosiddetti manuali).

Tra i più famosi, sia per la loro opera non solo pratica, ma anche teorica, espressa con la realizzazione di manuali giuridici, ricordiamo: Bernard Gui (1261-1331), Nicolau Eymerich (1320-1399), Tomás De Torquemada (1420-1498), Jakob Sprenger (1436-1495) e Heinrich Kramer [Institor] (1430-1505), Eliseo Masini (seconda metà del XVI secolo-1627).

In quali aree era maggiormente diffusa?
Francia, Italia e Germania; Spagna e Portogallo con un indirizzo orientato a reprimere soprattutto ebrei e musulmani convertiti.

Chi furono le vittime dell’Inquisizione?
L’inquisizione agì in origine contro l’eresia: vale a dire chi appunto era eretico, ma anche nei confronti di chi in qualche modo era legato agli eretici. Parlare di vittime è parzialmente corretto, poiché vi furono anche persone che, seguendo forme di dissidenza, si macchiarono di gravi crimini.

L’azione dell’Inquisizione spagnola e portoghese agì soprattutto in direzione dei conversos e dei moriscos: cioè ebrei e musulmani convertititi.

Con l’avvento del Sant’Uffizio furono perseguite anche categorie, come le streghe, i bestemmiatori, ecc. Da ricordare inoltre l’Indice dei libri proibiti, che ebbe un peso rilevante nell’opera di censura della cultura per alcuni secoli.

Massimo Centini è docente di Antropologia culturale presso la Fondazione Università Popolare di Torino

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