“Storia dell’ambiente nel Medioevo” di Michele Campopiano

Prof. Michele Campopiano, Lei è autore del libro Storia dell’ambiente nel Medioevo. Natura, società, cultura, edito da Carocci: come rappresentò, la cultura medievale, le interazioni tra società e ambiente e la posizione dell’essere umano nel cosmo?
Storia dell'ambiente nel Medioevo, Michele CampopianoUna delle caratteristiche del mio volume è proprio mostrare la varietà di queste rappresentazioni, e il fatto che esse mutarono profondamente nel corso dei secoli. Ad ogni modo, mi sembra che si possano distinguere tre fasi essenziali per capire questa grande varietà. Nell’Alto Medioevo il legame tra essere umano e natura è stretto, quotidiano, vitale: pertanto si avverte meno il bisogno di definire la natura come ente distinto e in qualche modo contrapposto alle comunità umane, ma anche in un certo senso di distinguerlo dal soprannaturale. Nel corso del secolo XII si sviluppa sempre più l’idea della natura come ente a sé stante, che viene anche con sempre maggior insistenza personificato. La natura diventa proprio per questo ente agente, e nel corso del Tardo Medioevo queste azioni vengono viste sempre di più come ‘reazioni’ ai comportamenti (e agli abusi) degli esseri umani.

In che modo nel Medioevo occidentale si concettualizzò la natura quale entità distinta?
Si è trattato di un percorso complesso e non privo di contraddizioni. In primo luogo, c’è l’eredità antica, che offre sia una riflessione che mette il mutamento e il movimento alla base della speculazione sulla natura (si pensi ad Aristotele) sia personificazioni dell’entità natura. Tuttavia, credo che la riflessione dei secoli centrali del Medioevo sia stata fondamentale. Questa infatti pose l’attenzione sull’esplorazione delle cause seconde, di quelle cause che governano l’universo materiale secondo uno schema razionale (alcuni autori parlano non a caso proprio di leggi di natura). Quindi consentì di concepire il mondo naturale in termini di ordine nel movimento, un ordine che era possibile comprendere. Inoltre, si delineò, soprattutto nel XIII secolo, una riflessione per distinguere il naturale dal soprannaturale, distinzione che in gran parte manteniamo ancora oggi.

In che modo l’eredità del mondo antico, in particolare la riflessione classica e cristiana sulla natura, influenzò il Medioevo?
Le influenze furono molteplici: in primo luogo, una riflessione sulle possibili definizioni di natura aveva caratterizzato la filosofia antica (pensiamo ad Aristotele, come già detto). Da Platone e dai filosofi medio-platonici e neoplatonici furono ereditate idee come quella di microcosmo, vedendo una riproduzione nell’essere umano delle caratteristiche del macrocosmo, o una visione gerarchica del cosmo stesso, visto come una sequenza non interrotta di enti che scende da Dio agli aspetti più infimi dell’universo. Ma non si tratta solo di concetti scientifici e filosofici: pensiamo alla tendenza alla divisione e ripartizione dello spazio rurale esemplificata dalla centuriazione dei campi, e quindi in generale un’idea di controllo e manipolazione dell’ambiente secondo le aspirazioni del potere.

Quali trasformazioni del mondo naturale avvennero nei primi secoli del Medioevo?
La fine delle strutture politiche ed economiche dell’Impero romano significò anche una trasformazione dei rapporti con l’ambiente. I paesaggi e le coltivazioni relativamente monotone delle villae di epoca romana si aprirono agli usi multiformi delle comunità contadine. Alleggeriti dall’obbligo di produrre eccedenze per la commercializzazione e il pagamento delle tasse, i contadini ottennero una maggiore libertà di organizzare le attività economiche secondo i propri interessi. Il villaggio fonda spesso un ecosistema attorno a una comunità di coltivatori-allevatori, uniti dal loro grado di cooperazione nell’uso delle risorse “naturali”: piante e animali, la superficie regolarmente coltivata, l’area pastorale con le sue brughiere, macchie, pascoli e boschi.

Quali trasformazioni radicali dell’ambiente caratterizzarono i secoli centrali del Medioevo e a quali rappresentazioni ideologiche diedero origine?
I secoli centrali del Medioevo sono visti tradizionalmente come un periodo di grande trasformazione dell’ambiente naturale. Le attività di disboscamento e di bonifica si estendono a quasi tutta l’Europa. Anche la pesca e l’attività di estrazione mineraria si espansero. Questa opera di trasformazione trovò giustificazioni ideologiche e religiose: l’opera di colonizzazione poteva essere vista come parte dell’attività di custodia del creato assegnata da Dio all’essere umano. I grandi proprietari fondiari ad esempio potevano rappresentare questa attività come un processo spirituale, una parte del lavoro che era richiesta al buon cristiano per portare ordine in questo mondo. La creazione di nuovi agro-ecosistemi medievali è stata accompagnata anche da altre conseguenze indesiderate. Il disboscamento ad esempio destabilizzò le relazioni tra suolo, piante e acqua. Si apriva così la strada a molteplici scenari di ‘crisi’.

Quali categorie sviluppò la cultura medievale per definire i confini tra l’umano e l’animale e tra il naturale e il soprannaturale?
Un tema che si impone già nell’Alto Medioevo è quello della presenza di un’anima immortale negli esseri umani, cosa spesso negata agli animali. Ne deriva quindi che anche la razionalità sembra essere un aspetto che distingue la nostra specie dalle altre. Queste caratteristiche rendono l’essere umano in grado di ricevere la rivelazione religiosa. Inoltre, si mette a volte in evidenza una superiorità del corpo umano rispetto a quello animale: Il pensiero scientifico e filosofico del tempo seguiva, come abbiamo detto, l’idea della corrispondenza tra macrocosmo e microcosmo: facendo dell’essere umano lo specchio dell’intera creazione questa sembrava così assicurare la sua superiorità sugli altri esseri viventi. Secondo Bernardo Silvestre, l’essere umano è creato per essere cittadino del cielo, in armonia tra due principi, materiale e spirituale. La natura ebbe il compito di stabilire l’equilibrio e l’unione tra anima e corpo. La creazione dell’essere umano fu quindi molto più complessa della creazione delle altre specie. Ma l’essere umano resta pur sempre un animale, e le numerose leggende su creature in qualche modo ‘ibride’ (lupi mannari, incroci tra donne e orsi ecc.) ci ricordano quanto fosse complessa e in qualche modo ‘insicura’ l’idea della supposta superiorità dell’essere umano. L’ordine comune della natura diventa la base anche per distinguere ciò che è naturale da ciò che è soprannaturale: il miracolo rappresenta ad esempio un intervento divino al di fuori delle abituali ‘leggi’ della natura, anche se San Tommaso ricorderà che nessuna azione che proviene dal creatore e primo motore dell’universo, che ha istituito questo stesso ordine del cosmo, può essere considerata contro natura

Come cambiò l’idea di natura in relazione alle pratiche di sfruttamento dell’ambiente e quali conseguenze ebbero le crisi ecologiche del Tardo Medioevo?
Le crisi ecologiche tardomedievali portarono ad una maggiore attenzione verso il problema della gestione delle risorse naturali, anche in vista della prevenzione di eventi estremi, e a un più forte interesse da parte delle autorità politiche verso gli effetti di questi eventi naturali estremi, e in una certa misura anche a cercare di avviare politiche ‘preventive’, nonché ad articolare secondo determinate regole le forme di sfruttamento del paesaggio (limiti al disboscamento, regole per l’uso delle acque ecc.). Si inizio a riflettere anche sull’origine e le cause di questi eventi, dalle alluvioni, ai terremoti, alle pandemie. Nel Tardo Medioevo si comincia a configurare con maggior chiarezza l’idea che i cambiamenti imposti dagli esseri umani all’ambiente circostante possano avere conseguenze catastrofiche: in pratica, si cerca lo zampino dell’uomo nella lunga serie di epidemie, inondazioni e altri eventi che sconvolgono l’Europa del tempo. Le catastrofi naturali vengono interpretate, in modi a volte molto originali, tanto come la conseguenza dei peccati dell’uomo quanto come il risultato di pericolose trasformazioni del paesaggio o di specifiche dinamiche ambientali. La natura è in grado quindi di ‘reagire’ agli abusi degli esseri umani, una linea di pensiero facilitata proprio da quel processo di personificazione del quale abbiamo già parlato.

Michele Campopiano insegna Storia medievale all’Università di Catania