Storia del musical. Teatro e cinema da Offenbach alla musica pop, Luca CerchiariProf. Luca Cerchiari, Lei è autore del libro Storia del musical. Teatro e cinema da Offenbach alla musica pop edito da Bompiani: cos’è, innanzitutto, il musical?
Musical è l’abbreviazione del termine anglo-americano musical comedy. È quindi una commedia teatrale (prima essenzialmente di argomento romantico, ma dal 1940 aperta anche a temi sociali, politici e religiosi, o sconfinante nel dramma) con elementi musicali, che sono sia canzoni, che interrompono ma anche unificano lo sviluppo dell’azione teatrale, sia orchestrazioni, che la sottolineano, o che integrano le canzoni. Il musical si caratterizza per una unica e irripetibile concomitanza di competenze espressive:i suoi interpreti devono saper cantare, danzare e recitare contemporaneamente. Questo “trivium” espressivo, pur avendo radici nell’antichità greco-mediterranea, deriva perlopiù dagli spettacoli ottocenteschi francesi e soprattutto statunitensi del cosiddetto vaudeville, genere economicamente “povero” e pre-metropolitano, nel quale necessitava esser in grado di fare di tutto. Dal 1930 il musical è divenuto anche cinematografico, e dal 1950, talora, anche un genere televisivo. Quasi tutti i musical sono nati a teatro, e alcuni sono divenuti film, mentre talora è accaduto anche il contrario. Infine, alcuni musical sono nati solo in teatro, o al cinema.

A quando si possono far risalire le origini del genere?
Secondo la letteratura di settore, il primo musical (New York, Niblo’s Garden, 1866) è The Black Crook, un ingenuo pastiche di autori americani e interpreti anche europei (tra cui due danzatrici del Teatro alla Scala e un corpo di ballo francese, composto da settanta ragazze quasi nude), della durata di ben cinque ore. Ma c’è chi considera la messa in scena del fortunatissimo romanzo La capanna dello zio Tom (Uncle Tom’s Cabin di Harriet Beecher Stowe) il primo esempio del genere, 1852. Le radici del musical -a fine Ottocento- sono però in Europa: nell’opera buffa francese di Jacques Offenbach, nell’operetta austriaca di Johann Strauss e Franz Lehar, nella commedia inglese prodotta da George Edwardes. Mescolate con elementi ritmico-melodico-armonici afro-americani e con aspetti culturali e socio-produttivi tipicamente ebraici, esse hanno dato vita al musical americano modernamente inteso, che ha peraltro, sempre, una vita parallela anche nel West End teatrale londinese.

Il musical, per come lo intendiamo comunemente oggi, nasce a New York?
Sì, nasce a New York nell’epoca tardo-ottocentesca della grande migrazione europea verso la città (irlandesi, tedeschi, italiani, inglesi, francesi, ebrei, afro-americani) e del rapido sviluppo teatrale, a Manhattan, della zona prossima a Times Square, la quarantaduesima strada, divenuta l’emblema e l’epicentro del musical: appunto col nome di Broadway.

In che modo Hollywood contribuì alla diffusione ed evoluzione del musical?
Dal 1930 il musical è divenuto anche cinematografico, e questo ha comportato una vera e propria impennata di notorietà del genere, grazie alla mondiale pervasività della pellicola filmica rispetto al ben più ristretto contesto del palcoscenico teatrale. Ma il cinema ha anche agito influenzando l’evoluzione del linguaggio del genere, con scenografie, coreografie e giochi di luci, di montaggio e di altro tipo, diciamo cinestesico, che ne rappresentano un forte contributo specifico. Oggi, per una serie di motivi storici e tecnici legati alla geografia (essenzialmente anglo-americana, o viceversa) e alla lingua del musical teatrale (l’inglese) il musical, poco circolato a teatro al di fuori degli Usa e dell’Inghilterra, è noto essenzialmente, ma erroneamente, per la sua dimensione cinematografica, mentre è quasi sempre, in primo luogo, uno spettacolo teatrale.

Chi sono stati i maggiori interpreti e autori del genere?
Per i motivi appena esposti (la maggior forza diffusionale, iconica e mitopoietica del cinema) gli intepreti, come i ballerini e attori (o cantanti) Fred Astaire, Ginger Rogers, Grace Kelly, Rita Hayworth, Ethel Merman, Bing Crosby e altri sono più noti degli autori. Ma gli autori ne sono la vera sostanza: musicisti -per limitarsi a nomi essenziali- come Irving Berlin, Jerome Kern, George Gershwin, Cole Porter, Richard Rodgers, Frederick Loewe, Frank Loesser, Jule Styne, Andrew Lloyd Webber, Claude-Michel Schoenberg, e parolieri come Pelham Grenville Wodehouse, Otto Harbach, Buddy DeSylva, Oscar Hammerstein II, Ira Gershwin, Edward ‘Yip’ Harburg, Dorothy Fields, Johnny Mercer, Stephen Sondheim. Alcuni (Berlin, Porter, Loesser, Sondheim) sono stati sia autori delle musiche sia dei testi delle canzoni. Nel contesto del musical è fiorita il grande song classico della prima metà del Novecento, destinato a rappresentare anche la maggior porzione del repertorio del jazz, che l’ha riletto in senso elaborativo e trasformativo. Certo, tra gli autori, dal 1940 in poi a musicisti e parolieri (e librettisti) dovremmo aggiungere anche coreografi, registi e altri rappresentanti delle nuove categorie professionali che hanno via via arricchito questo spettacolo.

Quali opere hanno segnato la storia del genere?
A teatro, almeno Sally (1920), Lady be Good (1924), Show Boat (1928), Anything Goes (1934), Pal Joey (1940), Oklahoma (1943), Annie Get Your Gun (1946), Kiss, me, Kate (1948), Guys and Dolls (1950), My Fair Lady (1956), Camelot (1960), Hair (1968), Jesus Christ Superstar (1969), Cats (1982), Rent (1996), Hamilton (2015); nel cinema, almeno Gold Diggers of 1933 (1933),Top Hat (1935), Swing Time (1936), The Wizard of Oz (1939), An American in Paris (1951), Singin’ in the Rain (1952), High Society (1956), West Side Story (1961), Mary Poppins (1964), The Sound of Music (1965), All that Jazz (1979), The Blues Brothers (1980), A Chorus Line (1985) e The Phantom of the Opera (2004). Il recente La la Land (2016) è carino ma citazionista e un po’ effimero.

Qual è il panorama attuale del genere?
È un panorama vivissimo, in trasformazione continua, e più che mai intercontinentale, caratterizzato da novità ma anche e soprattutto da riletture di classici.Questa fase viene dopo quella dei “megamusical” anni Ottanta-Novanta, che hanno fatto toccare i record storici di affluenza nei teatri anglo-americani e mondiali, con anche quindici milioni di spettatori e vent’anni di repliche.

Anche il nostro Paese può vantare importanti scuole di musical?
Più che una vera scuola, l’Italia vanta alcuni autori importanti, soprattutto nella commedia musicale anni Cinquanta-Sessanta, come Garinei e Giovannini, o nella rivista, generi paralleli, e simili, al musical vero e proprio.Tra i più recenti interpreti e autori, Riccardo Cocciante, in Francia buffamente “nazionalizzato” in “Richard”.

Il musical rappresenta uno dei generi di spettacolo più amati dal grande pubblico: come mai?
Per la sua attualità ed effervescenza, e per la sua componente interclassista, intermediale, romantica e talora surreale.