Storia dei giardini. Dalla Bibbia al giardino all'italiana, Carlo ToscoProf. Carlo Tosco, Lei è autore del libro Storia dei giardini. Dalla Bibbia al giardino all’italiana edito dal Mulino: i giardini hanno da sempre accompagnato la storia dell’uomo, per quale ragione?
Il giardino è un luogo allestito dall’uomo per favorire il godimento della natura e, come tale, ha sempre incontrato una grande fortuna, in tutte le società. Possiamo dire che ogni epoca della storia e ogni ambito culturale hanno promosso la nascita di giardini, secondo forme, tecniche e modalità caratteristiche. L’incontro con la natura è condizionato dalle componenti botaniche e climatiche, ma anche, e direi soprattutto, dagli orientamenti culturali delle civiltà del passato.

Quando e come nasce il giardino?
Non è possibile stabilire con precisione il periodo in cui nascono i giardini, anche se le ricerche archeologiche e paleobotaniche offrono alcune indicazioni. Nel Vicino Oriente antico i giardini sono testimoniati molto precocemente nelle fonti storiche, e già compaiono nella letteratura dei Sumeri, i primi civilizzatori della Mesopotamia meridionale.

Il giardino compare anche nella tradizione mitologica e religiosa: dall’Eden ai Campi Elisi.
Il legame tra i giardini e la vita religiosa è evidente nelle mitologie più arcaiche. Tutti conoscono il racconto dei primi capitoli della Bibbia che descrivono il giardino di Eden come patria d’origine dei nostri progenitori, perduta dopo la trasgressione del comando divino. E’ importante osservare che, secondo il racconto della Genesi, Dio ha posto l’uomo nell’Eden perché lo custodisca e lo coltivi, rendendolo responsabile del suo sviluppo. Adamo ed Eva non erano dei passivi fruitori delle bellezze dell’Eden, ma gli “agricoltori” di un paradiso verde, dove Dio passeggiava tra le piante, nel fresco della sera. Anche nella mitologia greca i giardini possono assumere il valore simbolico di luoghi al di là della storia, dove gli uomini vivono beatamente in contatto con gli dei. Nel mito del giardino delle Esperidi troviamo Ercole impegnato a rubare i pomi d’oro custoditi da un serpente, che difende l’albero magico. Il giardino diviene un luogo incantato che l’eroe, grazie alla sua forza, riesce a violare per impadronirsi delle sue ricchezze. Nell’età ellenistica questo mito verrà interpretato in senso allegorico, trasformando Ercole in un eroe iniziatico che compie un viaggio alla ricerca di un tesoro nascosto ai confini dell’Occidente.

Come nasce il mito di Babilonia?
Ancora oggi gli studiosi dibattono sull’effettiva esistenza dei magnifici giardini pensili di Babilonia. Le ricerche archeologiche non sono ancora riuscite ad identificare con certezza i resti di questi giardini, descritti dalle fonti greche e romane con grande ammirazione, ma sempre in maniera indiretta. Di fatto, indipendentemente dalla loro realtà storica, i giardini di Babilonia hanno rappresentato un mito di grande fascino per la cultura dell’Occidente, e hanno stimolato numerosissime ricostruzioni grafiche e pittoriche, che a loro volta hanno influenzato la progettazione degli spazi verdi più ambiziosi fino all’età moderna.

Qual era la funzione degli orti nella Roma imperiale?
Nella Roma imperiale i giardini divengono una manifestazione del potere e della ricchezza dei proprietari. Possedere un hortus ben curato, ricco di specie esotiche, di architetture aperte verso il verde, di statue e di acque era un segno di aggiornamento alle tendenze più preziose della cultura ellenistica. Naturalmente i giardini più splendidi erano quelli degli imperatori, che conosciamo dalle descrizioni delle fonti, ma anche l’archeologia ha restituito frammenti di questi spazi allestiti nel cuore stesso della città antica. Il giardino più straordinario era quello che circondava la Domus Aurea di Nerone, che doveva presentarsi come una “Versailles dentro Roma”, con aree verdi, boschi, prati, laghetti, canali e strutture architettoniche dedicate al piacere del principe. Dopo la caduta di Nerone vennero completamente eliminati e nel sito dove si trovava il lago venne costruito il Colosseo. A Roma esistevano poi dei giardini pubblici, donati da ricchi mecenati, che venivano frequentati dalla popolazione urbana come “polmoni verdi” in una città sempre più caotica e sovraffollata.

In che modo viene cristianizzato il giardino?
La cristianizzazione del giardino è un fenomeno culturale che inizia nell’epoca del tardo impero, e investe gli spazi verdi di nuovi miti e nuove simbologie. La Bibbia offriva diversi riferimenti su questo tema, che i cristiani collegavano alla figura del Salvatore. Secondo il vangelo di Giovanni il sepolcro di Cristo fuori dalle mura di Gerusalemme si trovava in un giardino, e questo dettaglio aprirà la strada a una interpretazione di quel giardino come nuovo Eden che aveva accolto la resurrezione del nuovo Adamo. In quel giardino si svolge la famosa scena del Noli me tangere, dell’incontro tra il Risorto e Maria Maddalena. Nel Cinquecento i pittori rappresentano questo episodio evangelico sullo sfondo di un perfetto giardino all’italiana.

Quando avviene l’invenzione del giardino all’italiana?
Il giardino all’italiana è una categoria storiografica che, di fatto, viene elaborata tra Otto e Novecento, rendendolo un emblema della civiltà del Rinascimento. In realtà nel corso del Quattrocento si realizzano forme molto diverse di giardini, allestite secondo caratteri che riprendono l’organizzazione degli spazi verdi tipica del tardo medioevo. Gli elementi di novità consistono soprattutto nella presenza di sculture e di resti archeologici, esposti all’ammirazione dei visitatori come dei veri musei a cielo aperto. Un altro elemento importante è il rapporto con il paesaggio e la ricerca di vedute panoramiche, aperte verso le campagne dell’Italia esaltate come esempio di bellezza e di armonia. I giardini più rappresentativi di questa tendenza sono quelli del palazzo di Urbino e del palazzo Piccolomini a Pienza, dove un arioso loggiato si affaccia sul verde pensile e sulle colline senesi verso il Monte Amiata. Anche a Roma venne realizzata la villa del Belvedere, all’interno dei giardini vaticani, con una vista magnifica sulla campagna laziale. 

Quali caratteristiche presenta il giardino all’italiana?
Nell’immagine tradizionale il giardino all’italiana è caratterizzato da un disegno geometrico, segnato da filari di siepi potate con cura e da aiuole fiorite, delimitato rispetto al territorio circostante, con all’interno fontane e giochi d’acqua, statue e architetture ispirate ai modelli antichi. Questa immagine fissata nella manualistica è però un’idealizzazione che riunisce sinteticamente fenomeni molto diversi. Quando viene codificata assume spesso il significato di una reazione alla moda imperante del giardino all’inglese, giudicata troppo “esterofila”. Un evento importante per questa riscoperta è la Mostra del Giardino Italiano organizzata a Firenze in Palazzo Vecchio nel 1931, con grande successo di pubblico. Il clima è quello di un’esaltazione in termini nazionalistici della “civiltà italiana”, dove il giardino rappresentava un condensato di valori e di principi estetici derivati dalla cultura del Rinascimento.

Carlo Tosco è Professore Ordinario di Storia dell’architettura presso il DIST – Dipartimento Interateneo di Scienze, Progetto e Politiche del Territorio del Politecnico di Torino

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