Pubblicata da NekoEdizioni nel 2026, Stelle Comete è una raccolta di racconti che intreccia esperienze personali, personaggi di finzione e temi di forte attualità. Fin dalla premessa, Loredana Piacentini dichiara l’intenzione che ha portato poi alla pubblicazione di questo volume, ovvero quella di «raccontare storie di vita, reali e non, di parlare della violenza contro le donne e di Roma», la sua città, che è anche protagonista di alcuni di questi racconti. Come una stella cometa lascia una scia luminosa nel cielo così ogni racconto prova a lasciare nel lettore un’emozione o una riflessione che lo accompagnerà anche dopo la lettura.La raccolta è organizzata in tre sezioni ben distinte, che corrispondono ad altrettanti nuclei tematici. La prima, Storie, raccoglie racconti che ruotano attorno all’infanzia, alla famiglia e ai primi amori. La seconda, Donne violate, affronta il tema della violenza domestica e psicologica attraverso personaggi femminili che cercano una via d’uscita da relazioni fondate sul controllo, sul possesso e sulla sopraffazione. L’ultima parte, Roma e me, assume invece un carattere quasi memorialistico: la città diventa il luogo della memoria personale, uno spazio emotivo in cui rifugiarsi.
Questa struttura contribuisce a dare unità a una raccolta che, pur composta da testi autonomi, costruisce un percorso coerente. I racconti sembrano dialogare tra loro, richiamando continuamente alcuni temi ricorrenti come l’abbandono, la nostalgia, la ricerca di libertà, la capacità di conservare uno sguardo sensibile anche di fronte alle delusioni. È il caso di La primavera di Tania, dove una ragazza segnata dall’abbandono della madre riesce a ricostruire sé stessa grazie all’affetto ricevuto da un’anziana signora e al contatto con la natura; oppure dei racconti La bicicletta e L’uovo di Pasqua di Mia, in cui il desiderio dei bambini diventa il simbolo delle promesse mancate degli adulti e delle delusioni che accompagnano la crescita. Piacentini si sofferma così su episodi apparentemente ordinari, mostrando come siano proprio questi a lasciare le tracce più profonde nella memoria e a contribuire alla formazione di sé.
Lo stile adottato riflette perfettamente questa scelta narrativa. La scrittura è lineare, diretta, con un linguaggio accessibile che privilegia la sincerità emotiva. In diversi racconti l’autrice entra direttamente nella narrazione, raccontando esperienze, ricordi e impressioni in prima persona; in altri preferisce lasciare spazio ai suoi personaggi, come accade nelle storie dedicate a Giulia o Stefania, costruendo così un continuo alternarsi tra memoir e finzione. Questa oscillazione restituisce l’impressione che ogni racconto, anche se frutto dell’immaginazione, nasca comunque da un nucleo autentico di esperienza o di osservazione, in cui il lettore può ritrovarsi.
La prima sezione è quella in cui emerge con maggiore evidenza questa dimensione intima. Molti racconti sono costruiti attorno allo sguardo dei bambini, alle loro aspettative e alle inevitabili delusioni provocate dal mondo degli adulti. I protagonisti sono bambini educati, responsabili, che imparano presto come i desideri possano essere ignorati proprio dalle persone dalle quali si aspettano maggiore attenzione. Piacentini osserva queste situazioni senza indulgere nel melodramma, mostrando però quanto un piccolo gesto mancato possa incidere sulla crescita emotiva di un figlio.
Tra i racconti più significativi si distingue Il diario dei segreti. La scoperta, da parte dei genitori, delle pagine più intime scritte dalla protagonista segna una frattura profonda nel rapporto con la scrittura: quel senso di tradimento porta infatti ad abbandonare il diario e ad affidare i propri pensieri a fogli destinati a essere distrutti subito dopo essere stati riletti.
Un altro dei testi più intensi della prima parte è L’ultima mandata. Ritornando nella casa dell’infanzia, la protagonista ripercorre un ambiente familiare caratterizzato dall’indifferenza e dalla freddezza dei legami. A colpire è soprattutto l’immagine della camera dei genitori, considerato come uno spazio proibito e inaccessibile. Questa distanza riflette una sensazione più profonda della protagonista, ovvero quella di essersi sempre sentita ospite in una casa che pure occupava, e nella quale ora, per l’ultima volta, si muove come se finalmente le appartenesse.
Accanto ai ricordi dolorosi trovano spazio anche quelli più luminosi. Estate – I primi tumulti racconta la nascita del primo innamoramento sulle spiagge di Ostia, fatto soprattutto di sguardi, sorrisi e possibilità mai davvero realizzate. È una storia semplice, quasi universale, che invita a custodire quei momenti destinati a rimanere impressi proprio perché irripetibili.
Con la seconda sezione il tono cambia sensibilmente. Donne violate affronta il tema della violenza domestica attraverso racconti che descrivono relazioni fondate sul possesso, sull’umiliazione e sul controllo psicologico. Nei tre racconti, che costituiscono questa seconda parte, non assistiamo soltanto agli episodi di violenza fisica, ma soprattutto al lento processo attraverso cui le protagoniste finiscono per sentirsi colpevoli, incapaci di reagire o convinte di meritare il trattamento ricevuto. È un meccanismo ben noto nelle dinamiche abusive, che Piacentini sceglie di rappresentare con autenticità.
L’ultima parte della raccolta rappresenta quasi un ritorno a casa. In Roma e me la città non è soltanto uno sfondo, ma un personaggio vero e proprio. La Roma raccontata da Piacentini è quella dei quartieri popolari, delle passeggiate, dei ricordi d’infanzia e dei luoghi capaci di assumere un significato affettivo profondo. Ne La casa del mistero una vecchia abitazione abbandonata alimenta le fantasie e le paure dei bambini del quartiere; in Gli archi di Piazza Lodi un monumento diventa il simbolo di un confine emotivo tra la sicurezza della propria casa e il resto della città; ne La terrazza del Pincio il paesaggio urbano si trasforma in uno spazio di contemplazione, dove «il tempo smette di andare avanti».
Uno degli aspetti più interessanti di Stelle comete è proprio la capacità di alternare continuamente il piano individuale e quello collettivo. Le esperienze raccontate appartengono all’autrice o ai suoi personaggi, ma finiscono spesso per evocare emozioni condivise: il desiderio di essere ascoltati, il bisogno di sentirsi amati, la nostalgia per un luogo o una stagione della vita, la fatica di liberarsi dalle ferite del passato.
Stelle comete è un libro che si legge rapidamente. La brevità dei racconti permette di leggerlo in poche ore, ma la lettura invita anche a soffermarsi sui singoli episodi, quasi fossero piccole riflessioni su cui meditare. Ma è bene sottolineare che, come suggerisce il titolo, la forza di Stelle comete non risiede nella durata dei racconti, bensì nella capacità di lasciare una traccia nel lettore ed è proprio questa scia, discreta ma persistente, a costituire il tratto più riconoscibile della raccolta.
Giorgia Carta
L’Autrice
Mi chiamo Loredana Piacentini, sono nata, cresciuta e ancora residente a Roma. Inutile dire che questa città per me è fonte di ispirazione continua. Sono sposata con Mauro e ho due figli, Michele e Marco, che sono la mia vita. La mia vita è cambiata appena mi sono messa a studiare percorsi di meditazione, di cui sono diventata insegnante qualificata, organizzo workshop quando mi è possibile. La scrittura è sempre stata una mia passione, da piccola scrivevo su un diario i miei pensieri e i miei sogni. Le speranze di una bambina. Questa passione è diventata con gli anni indispensabile per il mio equilibro. Ho pubblicato nel settembre 2025 una raccolta autobiografica, dal titolo Nella nebbia, dove descrivo la mia infanzia in modo realistico, senza infiocchettature. Ho pubblicato nel gennaio scorso un libro di poesie, dal titolo poesie. Questa raccolta Stelle Comete è un insieme di racconti veri e inventati che parlano di riscatto, nostalgie e la mia Roma. Ci sono ancora tanti progetti nella mia testa, che a breve trasferirò su carta per condividere con gli altri i miei pensieri e fantasie.




