“Sostiene Pereira” di Antonio Tabucchi: riassunto trama e recensione

Sostiene Pereira, Antonio Tabucchi, riassunto, trama, recensionePubblicato nel 1994, Sostiene Pereira è uno dei libri più famosi dello scrittore italiano Antonio Tabucchi. Fin da subito amato dai lettori e dai critici, il romanzo ispirò, l’anno successivo, una trasposizione cinematografica con la regia di Roberto Faenza, Marcello Mastroianni nel ruolo di Pereira e la colonna sonora di Ennio Morricone.

Il Dottor Pereira, protagonista del romanzo, è un uomo anziano, grasso, abitudinario, che consuma ogni giorno il medesimo pasto a base di omelette e limonata nel medesimo Cafè, e che lavora come direttore della pagina culturale del “Lisboa”, un quotidiano che si autodefinisce “apolitico e indipendente”. E apolitico è certamente Pereira, del tutto indifferente a quanto accade nel Paese in cui vive, il Portogallo degli anni Trenta, più interessato anzi alla morte che alla vita. Le sue giornate trascorrono quietamente in compagnia degli adorati scrittori francesi dell’Ottocento e del ritratto dell’amata e defunta moglie, con cui ama dialogare. “Gli raccontava quello che aveva fatto durante il giorno, gli confidava i suoi pensieri, chiedeva consigli”, e gli confessava lo strano interesse che provava per la morte: “Non so in che mondo vivo, disse Pereira al ritratto, me lo ha detto anche Padre Antonio, il problema è che non faccio altro che pensare alla morte, mi pare che tutto il mondo sia morto o che sia in procinto di morire.”

Ma in una giornata di luglio del 1938, “una magnifica giornata d’estate, e Lisbona sfavillava”, la sua attenzione viene colpita da un articolo in una rivista letteraria d’avanguardia. Nella sezione di filosofia è infatti pubblicato un estratto della tesi di un certo Francesco Monteiro Rossi. “Il rapporto che caratterizza in modo più profondo e generale il senso del nostro essere è quello della vita con la morte”, legge Pereira nell’articolo, “perché la limitazione della nostra esistenza mediante la morte è decisiva per la comprensione e la valutazione della vita”.

Attratto e turbato da quelle parole, che sembrano rispondere ai quesiti sulla morte che proprio in quei giorni si andava facendo, Pereira decide di contattare il giovane giornalista per affidargli la stesura di una rubrica intitolata “Ricorrenze”, in cui vengono proposti necrologi di letterati e poeti recentemente morti, per il “Lisboa”. Monteiro Rossi, tuttavia, non è quel filosofo estraneo al mondo che Pereira aveva immaginato, ma è un attivista rivoluzionario, anarchico con idee socialiste che, al contrario di Pereira, è coinvolto in prima persona nella politica contemporanea. I necrologi che scrive sono quindi infarciti di riferimenti politici e il ragazzo suggerisce di parlare di quei sedicenti poeti che per fortuna sono morti o che farebbero bene a morire presto, come D’Annunzio, insopportabile guerrafondaio, o quel furfante di Marinetti che “dopo aver cantato la guerra si è schierato con le camice nere e con Mussolini”.

Naturalmente gli articoli di Monteiro Rossi sono impubblicabili. Sono infatti gli anni in cui il Portogallo è sotto la dittatura di Antonio De Oliveira Salazar che, con il suo “partito unico “Unione Nazionale” ha introdotto nel Paese il “fascismo portoghese”, tra le cui azioni figura la censura di stampa, teatro, cinema e letteratura, con il divieto di parlare di socialismo e comunismo o di diffondere qualsiasi notizia potenzialmente contraria all’ideologia salazarista.

Pereira non pubblica gli articoli di Monteiro Rossi – è troppo intimorito dalle conseguenze per farlo – ma li legge e li conserva e a poco a poco il rapporto con il ragazzo e con la sua ragazza Marta inizia a scavare nella sua mente, suggerendogli che forse in lui è sepolto un altro “io”, meno apatico, meno pusillanime. Le idee del ragazzo, che in un primo momento gli erano sembrate così radicali, giungono a scuotere la sua coscienza e Pereira realizza la realtà del Portogallo in cui si trova a vivere è una realtà distorta, a cui non può restare indifferente.

Al progressivo risveglio della sua coscienza concorrono anche i colloqui con il Dottor Cardoso, medico che lo ha in cura presso la clinica talassoterapica si reca per qualche settimana quella stessa estate. Cardoso, che di Pereira diventa amico e confidente, gli fa comprendere che un cambiamento, non solo fisico ma anche mentale e morale, è ancora possibile anche per il vecchio scrittore. “Quella che viene chiamata la norma, o il nostro essere, o la normalità, è solo un risultato, non una premessa”, gli spiega infatti il Dottore, “e dipende dal controllo di un io egemone che si è imposto sulla confederazione delle nostre anime; nel caso che sorga un altro io, più forte e più potente, codesto io spodesta l’io egemone e ne prende il posto”.

A mano a mano che questo nuovo “io dominante” si fa strada nell’uomo Pereira, egli inizia a modificare non solo la concezione di se stesso come persona e del suo ruolo nella società, ma anche a ripensare la sua idea di letteratura. Questa non deve essere un rifugio dalla realtà, come per lui è in effetti sempre stata, ma uno strumento per comprendere il mondo e all’occorrenza modificarlo.

Rientrato a Lisbona, Pereira riceve la visita di Monteiro Rossi che, in fuga dalla polizia, gli domanda rifugio a casa sua. Pereira lo accoglie ma, proprio mentre il ragazzo si sta riposando, i poliziotti lo raggiungono e lo uccidono.

Questo fatto convince definitivamente Pereira della brutalità e delle ingiustizie perpetrate dal regime di Salazar tanto che, proprio lui che aveva avuto sempre il terrore di esporsi, decide di pubblicare un articolo che racconti la vicenda della morte di Monteiro Rossi e della sua vita impegnata a seguire le ragioni della libertà. Con l’aiuto di Cardoso riesce a pubblicare l’articolo, aggirando la censura, ed è infine costretto a fuggire definitivamente in Francia.

Il bellissimo romanzo di Tabucchi non è quindi soltanto il racconto della maturazione del singolo individuo e della formazione della sua coscienza oppositiva rispetto al sistema, ma indica anche quale dovrebbe essere il ruolo dell’intellettuale nella società e quale l’uso della letteratura. “Non crede – domandava uno dei personaggi di un altro celebre libro di Tabucchi, Requiem, “che sia proprio questo che deve fare la letteratura, inquietare?”.

Silvia Maina

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