Sono sempre io, Jojo Moyes, trama, recensioneDopo il bestseller Io prima di te e il suo seguito Dopo di te, Jojo Moyes (a proposito, si pronuncia gio gio mois..) con Sono sempre io firma il terzo capitolo della saga che ha per protagonista Mary Louisa Clark, uno dei personaggi più amati usciti dalla penna della scrittrice inglese. In questo nuovo romanzo ritroviamo la giovane e tenera Louisa, con la sua generosità ed empatia per gli altri, la sua passione per il vintage e gli outfit originali, inserita in un ambiente decisamente nuovo e sconosciuto: l’Upper East Side di New York.

Nel bellissimo “Io prima di te”, la vita di Louisa era cambiata grazie alla sua relazione con Will Traynor, un uomo che aveva amato ma che non aveva potuto salvare. In “Dopo di te”, avevamo visto Louisa soffrire, ma finalmente iniziare a ricostruirsi una nuova vita e ad aprirsi alla possibilità di un nuovo amore. “Sono sempre io” comincia proprio dove si era interrotto “Dopo di te”, nel momento in cui Louisa saluta la sua famiglia e il suo nuovo fidanzato, Sam e lascia l’Inghilterra per accettare un lavoro presso una ricchissima famiglia di New York. Come le anticipa il suo amico Nathan, il fisioterapista che le ha trovato il lavoro, i Gopnick “sono la classica famiglia disfunzionale multimilionaria”. Incredibilmente ricchi, Leonard Gopnick e la sua giovane moglie di origine polacca Agnes vivono in un lussuoso appartamento sulla Fifth avenue e sono immersi in una routine fitta di impegni di lavoro e appuntamenti sociali. Per questo motivo si circondano di una squadra di assistenti che li aiuti a tenere il passo tra eventi di beneficenza, sedute di fitness quotidiano e incontri mondani. Nel mondo dei Gopnick persino il gatto ha una sua agenda settimanale da rispettare.

Il ruolo per cui Louisa viene assunta è quello di fare da assistente alla enigmatica Agnes ma il suo ingresso nel mondo dell’alta società newyorchese non è dei migliori: dopo che le viene assegnata una stanzetta poco attraente e una brutta divisa da indossare, la giovane si scontra con l’ostilità malcelata della figlia di Leonard, Tabitha, la diffidenza della governante Ilaria, il mutismo dell’autista Garry e la fredda efficienza di Michael, assistente personale di Mr Gopnick. Louisa però non si perde d’animo e con il suo buon cuore e la sua sensibilità riesce a far breccia in quelli che la circondano, a cominciare da Agnes di cui imparerà a conoscere le fragilità e di cui diventerà amica, finché lei le rivelerà il suo inconfessabile segreto. A quel punto il lavoro di Louisa prenderà una svolta inaspettata e ulteriori disavventure saranno dietro l’angolo, ma anche nuove opportunità e incontri.

Non meno complicato è il versante dei sentimenti: Louisa e Sam hanno intenzione di continuare la loro relazione, ma si sa che le relazioni a lunga distanza sono difficili, a prescindere dalle buone intenzioni. Le incomprensioni infatti crescono, si affaccia l’ombra della gelosia, la comunicazione fra i due si fa tesa e anche le visite di Sam a New York non sembrano mai funzionare meravigliosamente come pianificato. A ingarbugliare le cose si profila un classico triangolo amoroso quando Louisa, catapultata come Cenerentola in un gala di beneficenza al fianco della sua datrice di lavoro, incontra Josh, un giovane brillante, affascinante e pericolosamente somigliante all’amato Will. Finirà Louisa per cedere alle lusinghe di un nuovo amore o resterà con Sam? E Sam, il paramedico più sexy d’Inghilterra, la ama davvero e le è fedele?

Non riveleremo più nulla sulla trama per non togliere il gusto della lettura ma solo che finalmente la nostra amata Louisa, finalmente inizierà a capire che ha l’opportunità di fare ciò che Will le aveva suggerito prima di andarsene per sempre: decidere da sola chi sarà, e a cosa vorrà che la sua vita assomigli. Come la protagonista dice nelle ultime pagine del romanzo: «…cercai di pensare a ciò che volevo realmente, piuttosto che a ciò che tutti volevano per me. Pensai a quello che mi aveva ripetuto Will, ossia di non vivere accontentandomi dell’idea di un’esistenza piena, ma di vivere il mio sogno fino in fondo. Il problema era che mi sembrava di non aver mai realmente capito quale fosse, quel sogno.»

Con questo ultimo romanzo Jojo Moyes conferma il suo stile fresco e accattivante, catturando il lettore con una scrittura arguta ed emozionante che, pur toccando temi profondi e affetti vissuti con intensità, non cade mai nel patetico o in uno sdolcinato sentimentalismo ma resta anzi piena di humour, di calore e di leggerezza. Louisa è un personaggio in cui non si può fare a meno di identificarsi: una giovane donna originale, ottimista, onesta, testarda, amorevole, creativa e determinata, anche se a volte beve un po’ troppo ed è decisamente vulnerabile. È divertente e incoraggiante vedere la nostra Louisa superare il suo dolore e trasformarsi in una nuova versione di se stessa, una donna sicura di sè che fischia per chiamare il taxi, come una vera newyorchese.

«Sto bevendo un caffè newyorchese in una caffetteria newyorchese! Sto passeggiando in una strada di New York! Come Meg Ryan! Oppure Diane Keaton! Sono davvero a New York! … d’un tratto capii perfettamente che cosa avesse cercato di spiegarmi Will due anni prima: per quei pochi minuti, mentre assaporavo un cibo insolito con gli occhi pieni di immagini nuove, ebbi la sensazione di esistere solo in quell’istante. Ero totalmente presente a me stessa, i sensi risvegliati, tutto il mio essere pronto ad accogliere le nuove esperienze che mi circondavano. Ero nell’unico posto al mondo in cui potevo essere.»

La narrazione interna, affidata alla voce sincera e brillante della stessa Louisa. D’altra parte, quello che sottrae il romanzo all’affollato genere della chick-lit, la letteratura di svago indirizzata alla giovani donne, è un’attenzione alle dinamiche psicologiche della protagonista, indagate con grande sensibilità e finezza e il modo di tratteggiare i personaggi che, nella loro imperfezione e vulnerabilità, risultano realistici e veri. Il romanzo inoltre introduce nella saga di Mary Louisa Clarke, alcuni nuovi personaggi memorabili e deliziosi, in particolare la vicina dei Gopnick, l’anziana e astiosa signora DeWitt e il suo cane Dean Martin, un carlino altrettanto bisbetico e pronto a mordere. Indimenticabile è anche la figura della stessa Agnes, rifiutata dalle dame dell’alta società che la accusano di essere un’arrampicatrice sociale o quella del portiere Ashock, con la sua calorosa famiglia piena di deliziosi bambini. In definitiva, “Sono ancora io” è uno di quei libri che, con la loro levità e il loro messaggio confortante, portano il sorriso sul volto di chi legge e fanno decisamente bene al cuore.