Simone Berni, il cacciatore di libriDott. Simone Berni, come definirebbe la Sua passione per i libri: bibliofilia, bibliomania, o come?
Della mia passione per i libri non ho mai pensato potesse trattarsi di semplice bibliofilia. Di certo la bibliofilia (ossia l’amore per i libri e il cartaceo) ne è una delle componenti, ma non è l’unica.
Del bibliofilo ho sicuramente la predilezione per l’oggetto libro, il culto dell’edizione limitata e per la confezione. Del bibliomane posseggo invece la vertigine mentale legata al libro come icona e come punta dell’iceberg di un complesso processo creativo.
Nei miei libri io tratteggio tutti i tipi psicologici dell’universo in cui abito. Dai disturbatori, agli accaparratori, fino ai mistificatori, agli scrocconi, ai chirurghi e ai crociati. E in ognuno di loro io mi rivedo e mi rifletto, a seconda delle circostanze. Il rapporto che mi lega ai libri, in estrema sintesi, io lo definirei come una relazione di mutuo scambio: do e prendo allo stesso tempo. Si assorbono tendenze e spunti, facendoli propri e rielaborandoli in maniera assolutamente personale, per poi ridistribuirne gli effetti su larga scala, con risultanze assolutamente imprevedibili.

Quando è nato il Suo amore per i libri?
Il mio interesse per i libri – non sono sicuro di poterlo definire “amore”, che è un termine troppo coinvolgente – nasce in età adolescenziale come tendenza inizialmente inappagata. Pian piano è cresciuto fino ad assumere contorni credo unici. Mi sono sentito investito del ruolo che parecchi mi hanno assegnato, ossia quello del “cacciatore di libri”, più o meno da vent’anni a questa parte.
Anche se lo ero già (cacciatore di libri) nell’era pre-internet, quando la ricerca era tutto un altro mondo. Ossia quando le cose facili erano difficili e le cose difficili erano impossibili.
A un certo punto della mia crescita mi sono reso conto che la ricerca dei libri era essa stessa ricerca e percorso di vita. Quello è stato il momento in cui ho pensato che alla fine non era l’obiettivo finale ad essere importante, ma il percorso intrapreso. Nel 2001 ho conosciuto un libraio di New York che lo faceva per davvero (il cacciatore di libri), poi ci sono stati i libri di John Dunning e di Andrea Carlo Cappi. Mi sono guardato e mi sono detto: “non è ciò che voglio diventare, è ciò che già sono”.

Il Suo blog è una preziosa risorsa per bibliofili e «cacciatori di libri»: come si svolge la ricerca di libri rari e introvabili?
Il blog cacciatore di libri è una realtà recentissima, nata agli inizi del 2018, ma che è stata in incubazione per qualche anno, sotto altri nomi e con aspetti legati alla ricerca sui motori di ricerca che nel frattempo hanno subito una radicale trasformazione.
Oggi il sito è diventato, inaspettatamente, un luogo di incontro e un punto di riferimento. I miei commenti vengono copiaincollati sulle schede di vendita dei libri su eBay, Maremagnum e Comprovendolibri. Per me è un onore. Alle mostre si “impugna” il mio manuale e si fa il mio nome per valutazioni e stime. Fa piacere di essere considerato un elemento imprescindibile del sistema, ma ovviamente non mancano critiche e situazioni di contrasto.

Nel blog cerco di offrire una finestra aggiornata sul mondo del collezionismo e della compravendita di libri rari, usati e fuori commercio. Ne vengono fuori segnalazioni e spunti sempre interessanti, quasi mai scontati.
La ricerca dei libri più desiderati dagli utenti si svolge attraverso canali consolidati, non c’è solo il web – che pure è la risorsa principale – ma ci sono soprattutto rapporti preferenziali e conoscenze acquisite negli anni. Non si tratta, quindi, di elementi esportabili all’istante, bensì di modelli comportamentali replicabili solo a medio termine. Il neofita deve sapere che la sua eventuale attitudine innata per i libri sarà l’unico elemento imprescindibile, ma che la capacita di interagire con il sistema su vasta scala è un’abilità che potrà formarsi solo con gli anni.

Come capire che ci si trova di fronte ad un introvabile?
Nel libro in uscita a novembre, Nuovi casi per il cacciatore di libri, per il mio editore storico Biblohaus, parlo per l’appunto di quello che può considerarsi l’incubo del bibliofilo: ossia imbattersi in qualcosa di inaudita rarità e non saperlo riconoscere.
Non dovete pensare che si tratti di una eventualità così rara. Purtroppo ogni “cacciatore” o libraio, frugando nella memoria, può tirar fuori una o due situazioni in cui ha fatto la figura dell’incompetente, non acquistando, trascurando o ignorando del tutto un libretto in vendita che poi, più tardi, troppo tardi, ha saputo essere un pezzo raro se non rarissimo.

Sempre nel mio nuovo libro, parlo di “elementi rivelatori” su cui puntare lo sguardo quando siamo di fronte a una bancarella o alla vetrina (magari su internet) dove compaiono centinaia a centinaia di copertine. Io per esempio sono molto sensibile ai libri in lingua italiana stampati all’estero in periodi particolari, come il ventennio fascista, dove la libertà di stampa era per così dire sospesa e venivano meno i diritti di libera espressione e di critica. Fu così che trovai il mio primo “libro proibito”, quel Come funziona la dittatura fascista di Gaetano Salvemini (New York, Il Martello, 1927), di cui ho a lungo trattato.

Mercatini e librerie dell’usato rappresentano il terreno di caccia tradizionale del cercatore di libri rari: in che modo il web sta cambiando il mercato del libro antico?
Il web ha già cambiato il modo di ricercare libri. Al giorno d’oggi molte persone danno quasi per scontato che trovare un vecchio libro fuori commercio non sia poi così difficile. Non lo è oggi, certo. Ma non sempre è stato così. C’è stato un mondo, non troppo tempo fa, dove per trovare anche la copia di un libro andato semplicemente fuori catalogo bisognava impegnarsi a fondo. E partivano ore e ore di lavoro, se non giorni. E quando queste ricerche si rivelavano infruttuose, ammettiamolo, era una bella seccatura!

Oggi, lo sappiamo, le cose sono migliorate. Se si vuole trovare un libro antico o moderno nel XXI secolo è tutto molto semplice: basta impostare una ricerca su un grande aggregatore di motori librari o anche andare su Google, o magari su Amazon ed eBay. Già questi primi passaggi permettono di fare una scrematura dei risultati per inquadrare uno scenario attendibile e concreto.

Infatti, se il libro desiderato è in vendita da qualche parte su Internet, non si tarderà a scoprirlo. E questo essenzialmente per una ragione: i nostri desideri di acquisto sono ormai parte di un disegno più grande. Un disegno dove la prima regola è che sta tutto nell’interesse di chi vende aver creato una rete globale per “farsi trovare” nel più breve tempo possibile. Ma non sempre è domenica e c’è il sole alto in cielo. Anche con uno smisurato oceano a disposizione quale è Internet, non dimentichiamoci mai che nel mare l’acqua è sempre in maggior quantità rispetto ai pesci.

La conoscenza diretta, pertanto, le cantine, i depositi non ancora tracciati in rete, costituiscono un oceano sommerso dove il libro buono può sempre capitare a chi sa dove cercare. E Google brancolerà sempre nel buio.

I dati Istat evidenziano come oltre il 60% degli italiani non legga: quali a Suo avviso le cause e quali le possibili soluzioni?
Domandare a un bibliofilo o presunto tale, come mai gli italiani non leggono sfiora la farsa. Mi accorgo che molte persone non sanno o non si rendono bene conto del fatto che il bibliofilo medio “non legga” i libri. Non può leggerli, primo perché le prime edizioni si logorerebbero, si sciuperebbero e – secondo – il bibliofilo non legge perché di norma non è interessato al contenuto dei libri, ma solo alla brama di possesso che lo anima e all’oggetto libro in sé.

Comprendo per che per una testata come Letture una simile posizione sia assolutamente inaccettabile, ma bisogna ammettere che – con le dovute immancabili eccezioni – lo scenario è verosimile.
Io stesso acquisisco molti libri che non leggo e non leggerò mai. Molte edizioni devono essere acquistate in virtù dell’alone che le circonda, della grafica che le impreziosisce. Il contenuto spesso è un dettaglio trascurabile. Fanno ovviamente eccezione i miei libri, che invito caldamente a leggere dalla prima all’ultima riga.

È possibile educare alla lettura? Se sì, come?
Educare alla lettura è un elemento che – nel mio caso specifico – non riveste alcuna importanza. Per il cacciatore di libri, egoisticamente, sarebbe meglio che nessuno leggesse i libri, così da preservarli fisicamente. Ma cercherò di dire di più. Leggere un libro è innanzi tutto tradirne l’essenza. Bypassare astutamente tutto un sistema di convenzioni che hanno sempre visto nel libro cartaceo l’unico mezzo per diffondere il sapere.

Oggi non è più così. Chi vuole apprendere leggendo lo può fare con gli ebook. Sono nati per questo. Per il resto, “giù le mani dai libri”. Leggerli è sbagliato, diffondere il gusto della lettura di opere di pregio, prime edizioni e tirature limitate è uno scandalo dagli effetti deleteri inimmaginabili.
Approfitto dello spazio incautamente concessomi per invitare fermamente a non leggere assolutamente i libri di carta, che sono ormai importanti solo come oggetti e simulacri di un “potere di carta” che si è dissolto.

Quali ragioni dare a chi non legge per farlo?
Chi non legge (i libri di carta) esercita un suo diritto. Non vuole diventare schiavo di un sistema che vede la cultura e il sapere confinati in un mondo di carta.
I libri in futuro saranno oggetti di culto, pezzi da museo, oggetti da guardare con ammirazione e devozione. Non nego che qualcuno prima o poi cederà alla tentazione di leggerne qualcuno. Così come chi manipola droghe, prima o poi sarà tentato di fare un assaggino. Con le conseguenze prevedibili. Nell’uno o nell’altro caso.

La tecnologia fatta di tablet ed e-book reader insidia il libro cartaceo: quale futuro per i libri?
Arrivati all’ultima risposta dell’intervista, terminano le mie provocazioni, i miei ragionamenti estremizzati che immagino vi avranno scosso un po’. Logico che sia stato così. Tutto previsto, tutto voluto.
Non vi spaventate. Finché c’è gente capace di indignarsi per chi (sembra attaccare) la lettura, per chi sembra non capire l’importanza di un gesto che non solo ci qualifica, ma che ci incarna, allora non tutto è perduto.
Come cacciatore di libri rimango dell’idea che leggere troppo i libri di carta fa male ai libri ma di certo non ai lettori. Ci sono, nella vita, cose che si possono capire senza bisogno di essere spiegate? Solo una: il libro.