Sergio Malavasi, fondatore di Maremagnum.comDottor Malavasi, come definirebbe la Sua passione per i libri: bibliofilia, bibliomania, o come?
Preferisco bibliofilo. Un bibliomane gode quando il suo esemplare è più bello di quello del vicino. Io godo quando ho un bell’esemplare.

Quando è nato il Suo amore per i libri?
All’età di 6 anni mio papà chiamò a raccolta tutti i figli per un trasloco di libri, da un magazzino a quello a fianco. Gli altri familiari naturalmente non volevano che li aiutassi, ma, piccolino com’ero, ho comunque aiutato anch’io. Vedere tutti quei libri, portarli in braccio, sentirne l’odore, mi ha lasciato un segno. È da allora che mi piace maneggiare i libri.

Lei è il fondatore del sito Maremagnum, una risorsa web fondamentale per chi è alla ricerca di libri rari, antichi e moderni: quale visuale del mercato editoriale italiano offre questa vetrina?
Maremagnum è oggi il più importante sito italiano esclusivamente dedicato ai libri antichi/esauriti, in cui le schede sono messe on line solo da librai professionali. Sono queste caratteristiche che permettono di avere, più di qualunque altro sito, una panoramica sul mercato e di come sta evolvendo.

Il nome del sito riecheggia l’impresa visionaria dell’abate e bibliofilo Francesco Marucelli di riunire in un’unica grande libreria a disposizione di chiunque il «mare magnum omniarum materiarum»: reputa la digitalizzazione del patrimonio librario conservato nelle biblioteche una strada percorribile? Come è possibile contrastare la wikipedizzazione della conoscenza online?
Nel 1995 visitai il Politecnico di Milano: vidi le prime applicazioni di internet, e lì ebbi la sensazione che un giorno tutto il patrimonio libraio mondiale sarebbe stato digitalizzato.
Creando un nuovo “Mare Magnum omnium materiarum” mi sembrava di collaborare alla riuscita di questo sogno. Temo solo di non poter vivere a lungo per poter vedere questa utopia del cardinal Marucelli finalmente realizzata.
Per quanto riguarda la wikipedizzazione della conoscenza online temo che sia semplicemente inevitabile.

«Il libro invecchia, ma non muore mai. A volte, con il tempo, diventa prezioso, altre si rende introvabile» recita il suo sito: come racconterebbe ai profani il mercato dei libri antichi?
Il libro è innanzitutto un bell’oggetto tecnologico e in quanto tale, per fortuna dei librai, rimarrà tale ancora per diverso tempo. Internet però ne ha sconvolto il mercato. Ancora negli anni ’90 la metà circa del fatturato di una libreria era fatto da enciclopedie, vocabolari, libri di consultazione, riviste di carta. A parte l’Encyclopedie del Diderot, di tutto questo mondo non è rimasto più niente. L’ultima enciclopedia Treccani, in 44 volumi, che abbiamo “venduto”, il cliente l’ha pagata 500 euro (trasporto a carico nostro). Per fortuna una prima edizione del Leopardi è rimasta tale e quale. Anzi, dopo un periodo di abbassamento generale dei prezzi, ora stiamo vivendo un momento di crescita. Il mercato dei libri antichi è quindi ancora vivo, occorre però fare molta attenzione a cosa si compra. Solo le cose veramente importanti e rare sapranno dare, anche nel futuro, una bella soddisfazione.

I dati Istat evidenziano come oltre il 60% degli italiani non legga: quali a Suo avviso le cause e quali le possibili soluzioni?
Più della metà degli italiani non legge praticamene niente. È una realtà costante del nostro paese. Perlomeno, in questi ultimi anni, chi legge ha aumentato il numero di libri letti, grazie anche al fatto che il costo dei libri è mediamente sceso. Per poter finalmente far venir voglia di leggere, un libro di carta o digitale, a un maggior numero di persone, non c’è rimedio se non intervenendo sulla scuola. Il punto dolente è che questa società, nel suo complesso, non ha nessun interesse nell’investire nel futuro (vedi la scuola, la giustizia, il lavoro dei giovani, etc.).

È possibile educare alla lettura? Se sì, come?
Educare alla lettura sarebbe possibile se, ad es., a scuola, invece di far ascoltare una lezione noiosa dal solito professore che, mediamente, scalda la sedia della cattedra, si facesse ascoltare una lezione su internet da uno di quei pochi professori che sanno incantare le persone, hanno passione per il loro lavoro, e prendono lo stesso stipendio del professore cialtrone (di cui sopra). Mettere a disposizione di tutti gli scolari italiani le lezioni dei migliori professori (ne esistono per fortuna!) farebbe venir voglia a molti più ragazzi di pensare, di aver voglia di istruirsi. Sia chiaro, anche aver voglia di leggere.

La tecnologia fatta di tablet ed e-book reader insidia il libro cartaceo: quale futuro per i libri?
Penso che in futuro verranno pubblicate sempre meno enciclopedie e giornali di carta, ma rimarrà ancora voglia di leggersi Il nome della rosa pubblicato su carta.

Quali provvedimenti dovrebbe adottare la politica per favorire la diffusione dei libri e della lettura?
Avere voglia di mettere in un angolo le vecchie idee: ad esempio, imparare una lingua straniera straniera sarebbe semplicissimo se ai bambini dell’asilo venissero dati insegnanti di inglese e venissero proiettati cartoni animati in inglese, etc. etc. Nei tre anni dell’asilo, invece di fare disegnini stupidi, i bambini, che a quell’età sono straordinariamente capaci di imparare una lingua, potrebbero poi, nel resto della loro vita, godere dell’unica lingua franca che permetterà loro di vivere meglio il futuro. Certo, occorrerebbe pensionare tutte le attuali insegnanti di asilo, che ovviamente non sanno l’inglese: naturalmente non accetterebbero impostazioni di questo tipo, adducendo pretesti di carattere sindacale. Speriamo nel futuro.