Per rispondere dobbiamo partire da un dato molto chiaro: siamo arrivati a questo punto molto velocemente. Mi verrebbe da dire ātroppoā velocemente. Nella storia della nostra specie, un momento chiave ĆØ rappresentato dalla nascita dellāagricoltura, circa 10.000 anni fa. Da quel momento i nostri antenati sono diventati stanziali e questo ha posto le basi per la modernitĆ . I semplici accampamenti sono diventati villaggi e poi cittĆ .In quel momento, 10 millenni fa, sulla Terra lāintera popolazione umana contava solo un milione di esseri umani. Uno sparuto gruppo di persone che sulle dinamiche complessive del pianeta erano quasi invisibili. La nostra popolazione da allora ĆØ in continua crescita, certo inizialmente in modo più lento, perchĆ© abbiamo raggiunto il miliardo solo allāinizio del 1800. Però da allora, in poco più di 200 anni, siamo diventati 8 miliardi.
In termini biologici, le dinamiche con cui la nostra specie ĆØ cresciuta nel numero di individui ci rendono simili a una specie invasiva, tanto che Luigi Luca Cavalli Sforza, che ha studiato la genetica delle nostre popolazioni per tutta la vita, ha coniato il termine di āspecie prepotenteā. Trovo la definizione molto efficace perchĆ© ĆØ proprio di un prepotente un misto di ignoranza e menefreghismo sulle conseguenze delle proprie azioni che purtroppo ben ci rappresentano.
Capiamoci bene, il nostro pianeta ha vissuto momenti drammatici per la biodiversitĆ , con crisi globali di portata catastrofica. Per fare un esempio, circa 250 milioni di anni si sono estinte oltre il 95% di tutte le specie viventi presenti in quel momento. Unāautentica ecatombe, sulle cui cause i ricercatori stanno ancora dibattendo. Chiamiamo gli eventi di questa portata āestinzioni di massaā. Sono stati dei momenti in cui si ĆØ estinto almeno il 75% delle specie viventi. Sappiamo che negli ultimi 500 milioni di anni si sono ripetuti episodi drammatici almeno 5 volte. Tutti ricordiamo il più famoso di questi eventi, causato con buona probabilitĆ da un meteorite che colpendo il nostro pianeta, circa 66 milioni di anni fa, ha portato allāestinzione dei dinosauri rettiliformi.
Possiamo dire che la biodiversitĆ ĆØ dinamica e nel tempo alterna momenti di rigogliositĆ ad altri di difficoltĆ . Sono le due facce della stessa moneta, da una parte troviamo la nascita di nuove specie, le āspeciazioniā, mentre sullāaltra cāĆØ la loro scomparsa, che conosciamo con il termine estinzione.
Noi esseri umani siamo diventati tanti e molto ingombranti e gli effetti dellāantropizzazione stanno modificando fortemente il mondo circostante: consumo di suolo, frammentazione degli habitat, effetto serra, acidificazione degli oceani, cambiamento climatico sono solo alcune delle nostre azioni sul mondo che ci circonda. Forse ĆØ una delle prime volte, nella storia della vita sulla Terra, che una specie modifica in un tempo cosƬ breve lāambiente in cui vive. Non siamo in grado di dire se questo avrĆ conseguenze cosƬ catastrofiche da diventare unāestinzione di massa, ma di certo lāevento ĆØ traumatico per noi perchĆ© ĆØ il mondo che ci circonda da vicino, quello in cui siamo immersi, a cui siamo intimamente legati, a essere messo in grave difficoltĆ .
Dovremmo capire che quello che sta sparendo ĆØ prima di tutto il mondo in cui viviamo. Le conseguenze delle nostre azioni non sono facilmente prevedibili.
Che importanza riveste laĀ biodiversitĆ ?
La biodiversitĆ ĆØ il motore che anima il nostro mondo. Ć la vera forza che ne guida lāevoluzione. Il numero di pianeti che conosciamo nellāuniverso ĆØ davvero irrisorio, ma di una cosa possiamo essere certi. Per ora lāunico a essere caratterizzato per la vita per la quasi totalitĆ della sua storia ĆØ la Terra.
La prima immagine che viene in mente pensando alla biodiversitĆ ĆØĀ quella di luoghi esotici, come una foresta equatoriale o una barriera corallina. Certo, luoghi meravigliosi, ma non ĆØ questa lāimmagine giusta. La biodiversitĆ non ĆØ qualcosa di lontano, ma ogni essere vivente ne ĆØ immerso e permeato. Per quanto possa essere difficile da immaginare, ogni essere vivente evolve in stretto legame con tutti gli altri esseri viventi. Noi, come tutte le altre specie, siamo il risultato di queste interazioni evolutive. Nessuna specie ĆØ fondamentale nello stesso momento in cui tutte sono essenziali.
Una grande ricercatrice biologa, Lynn Margulis, sosteneva che la vita sulla Terra non si ĆØ affermata con lo scontro, ma grazie alla cooperazione. Lāessenza della biodiversitĆ ĆØ la sua dimensione cooperativa.
Perché dovrebbe interessarci conservare la biodiversità ?
La nostra presenza così ubiquitaria sulla Terra rende veramente complicata la coesistenza con il resto del mondo vivente. Non possiamo pensare che una specie così pervasiva come la nostra possa trovare un equilibrio con il mondo più naturale dal quale proveniamo. Ecco quindi la necessità di una gestione della biodiversità .
Fino ad ora ci siamo comportati come dei predoni, che hanno preso tutto senza troppo pensarci. La strategia non è più sostenibile.
Tuttavia, direi che non ha proprio funzionato fino a ora immaginare una tutela della biodiversità per il suo ruolo chiave nelle dinamiche evolutive. E allora vorrei provare un approccio diverso. Paradossalmente dovremmo pensare che conservare la biodiversità non va fatto semplicemente perché la biodiversità sia bella o sia utile. La tutela della biodiversità è anche un atto di estremo egoismo: nel farlo stiamo cercando di mantenere inalterato il mondo in cui viviamo.
Il destino che ci attende ĆØ ineluttabile?
Questa ĆØ la domanda più difficile. Quando si fanno previsioni nelle dinamiche evolutive si cade spesso in eccessive semplificazioni, errori e imprecisioni. CāĆØ un punto su cui possiamo però essere sicuri: lāuomo ha indubbiamente generato i problemi per la biodiversitĆ del pianeta, ma nello stesso tempo rappresenta anche lāunica possibile soluzione.
Da questo dualismo deriva la difficoltĆ nel trovare il bandolo della matassa. Alcuni aspetti dellāattuale situazione non ci possono rendere ottimisti. Ć quasi banale affermare che le scelte in grado di incidere sulle dinamiche globali della biodiversitĆ dovrebbero essere prese a livello sovranazionale. Negli ultimi mesi ci siamo riempiti la bocca di concetti quale quello di ātransizione ecologicaā. Ma perchĆ© si realizzino cambiamenti in grado di trasportarci in un altro mondo, rischiano di non bastare più le scelte di un singolo paese.
Pensate che il padre del moderno concetto di biodiversitĆ , Edward Osborne Wilson, in uno dei suoi ultimi libri ha addirittura ipotizzato che per recuperare i danni arrecati, lāuomo dovrebbe ritirarsi dal 50% del mondo che ha occupato. Sarebbe cosƬ possibile permettere al mondo di recuperare equilibri e dinamiche perdute. Si tratta chiaramente di unāimmagine utopica.
- Editore: Il Mulino
- Autore: Maurizio Casiraghi
- Collana: Intersezioni
- Formato: Libro in brossura
- Anno: 2023
In un mondo in cui la guerra sembra ancora la possibile risoluzione dei conflitti, non possiamo immaginare grandi scelte nellāimmediato da parte dei governi planetari.
Dobbiamo farcene una ragione: non esistono ricette prestabilite. Ma in tutto questo, le iniziative di ognuno di noi, di ogni singolo cittadino,Ā diventano essenziali per le dinamiche che regolano la biodiversitĆ . Recarci al supermercato a fare la spesa, decidere quante volte usare la macchina con motore a combustione, sono esempi di elementi che assumono un ruolo sempre più chiave nellāeconomia dellāambiente.
Maurizio Casiraghi ĆØ professore di Zoologia allāUniversitĆ di Milano-Bicocca e Prorettore alla didattica. āZoologiaā ed āevoluzioneā sono le due parole chiave che descrivono le sue ricerche. Studia le simbiosi e le interazioni tra gli organismi perchĆ© lo affascinano le intricate relazioni che uniscono i viventi del nostro pianeta. Ha sempre apprezzato osservare da più punti di vista le tematiche di cui si ĆØ occupato perchĆ© lāapproccio integrato ĆØ il vero cuore della ricerca moderna. Ć molto interessato alla comunicazione della scienza.




