Scienziati pazzi. Quando la ricerca sconfina nella follia Luigi Garlaschelli Alessandra CarrerProfessor Garlaschelli, lei è co-autore con Alessandra Carrer del libro Scienziati pazzi. Quando la ricerca sconfina nella follia edito da Carocci:  da che cosa è sorta l’idea per questo libro?
Secondo noi, gli Scienziati Pazzi sono un argomento affascinante, che è stato trattato solo marginalmente e sporadicamente. Bisogna dire che li sentiamo anche un po’ simili a noi personalmente. Uno degli Autori (L.G.), che ha la passione di indagare misteri, ha condotto indagini ed esperimenti bizzarri (riprodurre la sindone di Torino e il sangue di San Gennaro, andare a caccia di fuochi fatui, studiare la pietrificazione dei corpi…) mentre A.C.  ha indagato su cimiteri ove le lapidi volavano…

Come nasce l’archetipo dello “scienziato pazzo” e che rapporti ci sono tra questo stereotipo e gli scienziati reali?
Lo Scienziato Pazzo, come stereotipo letterario, in fondo non è che l’esagerazione del comportamento di uno scienziato “normale”, il quale, tutto preso dal desiderio di scoprire fenomeni fino ad allora ignoti, tende a trascurare non solo le convenzioni sociali, ma talvolta anche le implicazioni etiche o le applicazioni delle sue scoperte.
Lo Scienziato Pazzo letterario è spesso un maschio di mezza età con accento straniero, solitamente tedesco o mitteleuropeo. Questo fatto ha un’origine e un riscontro preciso nella realtà. Non solo perché nel Novecento la scienza in Germania era molto avanzata, ma anche perché prima della Seconda Guerra mondiale molti scienziati tedeschi di origine ebraica cercarono rifugio negli Stati Uniti e in Inghilterra per sfuggire alle persecuzioni razziali. Alcuni entrarono a far parte del Progetto Manhattan per la costruzione della bomba atomica; successivamente, altri ne furono reclutati per lo sviluppo del programma missilistico statunitense.

Dalla lettura del Vostro libro emerge che gli scienziati hanno un fortissimo gusto del macabro.
Questo può derivare dalla scelta di alcuni personaggi che abbiamo incluso nel libro…! Perché il termine ‘macabro’, per uno scienziato puro, non ha molto senso: è la nostra interpretazione che ce lo fa ritenere tale, ogni volta che un esperimento coinvolge la morte o dei cadaveri.
Quando Giovanni Aldini nel 1803 applicava correnti elettriche a cadaveri di persone appena giustiziate, provocandone contrazioni e movimenti degli arti, non voleva certo inscenare uno spettacolo di Grand Guignol, ma appunto studiare gli effetti dell’elettricità sui muscoli; sperava in realtà di potere riportare in vita corpi asfissiati o affogati. Quegli studi furono, in qualche modo, l’inizio della elettrofisiologia. Se oggi possediamo i defibrillatori cardiaci, e stiamo iniziando a poter  fare camminare persone con arti paralizzati, lo dobbiamo in parte anche a lui.

È esistita una scienza hippie?
Sotto questo titolo abbiamo radunato alcuni scienziati che operarono negli anni ’70, quando molte sostanze psicoattive (LSD, allucinogeni, amfetamine, eccetera) erano diventate un fenomeno di massa ai tempi della cultura hippie – per essere vietate pochi anni dopo, a causa della loro pericolosità.
Tra di essi vi sono Timothy Leary, psicologo di Harvard, definito “l’uomo più pericoloso d’America” per avere sostenuto l’uso (non terapeutico) dell’LSD;  Alexander  Shulgin (detto Dottor Ecstasy) un chimico che sintetizzò 230 droghe per il governo americano in una baracca del suo giardino; e Kary Mullis, il premio Nobel che riferì di avere parlato con un procione fosforescente, forse extraterrestre…
Ma non va dimenticato il Progetto MKULTRA, nome in codice di un’operazione segreta della CIA nei disinvolti anni ’60, volta a manipolare il comportamento e lo stato mentale degli esseri umani tramite varie droghe, che utilizzò in modo assai poco etico detenuti, omosessuali, emarginati e altri soggetti deboli.

In che modo si sono legate scienza e potere?
È prassi comune, in particolare negli Stati Uniti, che per le agenzie governative vengano stanziate cifre enormi. (La NASA ha ricevuto una media di 15 miliardi di dollari l’anno nei suoi 50 e più anni di vita; per i servizi di intelligence dal 2001 al 2013 sono stati stanziati 500 miliardi di dollari. Il Progetto Manhattan per la costruzione della bomba atomica costò solo 30 miliardi di dollari).
Poiché il potere tende spesso a prescindere dai problemi etici e morali, accade che vari scienziati si trovino anche a dovere effettuare ricerche che non condividono.
Valga questo aneddoto che abbiamo riportato: otto mesi dopo Hiroshima e Nagasaki, Oppenheimer (il fisico a capo del Progetto Manhattan) confessò al presidente Truman: «Sento che abbiamo le mani macchiate di sangue». Con la rozzezza tipica di certa politica, Truman rispose: «Poco male, verrà via sotto il rubinetto». Al sottosegretario di Stato raccomandò subito dopo di non portargli più «quell’individuo», che la bomba l’aveva solo costruita. Era lui, il presidente, che l’aveva fatta esplodere.
Ma la responsabilità etica degli scienziati e dell’applicazione della scienza è vecchia come il mondo, e impossibile da affrontare in questo volume. Ci siamo limitati a scegliere personaggi che, per una ragione o per l’altra, hanno condotto ricerche che ai nostri occhi, oggi, possono apparire folli o bizzarre.

Quali strani esperimenti sono stati condotti sul cervello?
Nel campo della psicologia sociale sono stati condotti esperimenti al limite del sadismo (costringere i soggetti a somministrare scariche elettriche ad altre persone, o simulare le condizioni di una prigione). Abbiamo prima ricordato anche gli esperimenti con droghe psicoattive del progetto MKULTRA. Ma esperimenti degni di uno Scienziato Pazzo sono stati eseguiti anche da neurofisiologi che agivano direttamente sul cervello, inteso come organo materiale. Elettrodi che stimolano il centro del piacere per tentare di cambiare a omosessuali le loro preferenze sessuali; elettrodi nel cervello di un toro per bloccarlo mentre sta caricando il torero; le tecniche di elettroshock, sviluppate dopo avere osservato come i maiali reagivano alle scariche elettriche somministrate per stordirli prima di macellarli; e le tecniche di lobotomia frontale, effettuate sostanzialmente con un punteruolo che veniva conficcato nella cavità orbitale (sì, sopra l’occhio) con un martello, per giungere a sezionare il lobo anteriore del cervello…

Quali legami vi sono tra scienza, spiritismo e New Age?
Dalla metà dell’Ottocento, da quando cioè si diffuse la moda del moderno spiritismo, molti scienziati se ne interessarono per capire che cosa vi potesse essere di vero nelle sedute ove celebri medium provocavano vistosi fenomeni fisici: tavolini che si muovevano, apparizioni di ectoplasmi, eccetera. Tra i più famosi vi furono l’ingenuo fisico William Crookes, che si lasciò abbindolare da semplici trucchi, e  il chimico Dimitrj  Mendeleev  (il creatore della celebre tavola periodica degli elementi) che invece scoprì solo imbroglioni. Scemata l’epoca dei grandi medium, ai quali si tendeva a non credere più, un piccolo numero di scienziati si dedicò alla parapsicologia, con l’intento di verificare se comunque esistessero delle capacità extrasensoriali, come la precognizione, la chiaroveggenza, la telepatia, eccetera. Dopo più di un secolo, la parapsicologia sostanzialmente non è riuscita in questo intento. Ciò non impedì alla CIA di varare una ricerca – il progetto Stargate, negli anni Settanta – proprio per capire se, ad esempio, queste presunte capacità psichiche potessero essere utilizzate per scopi militari. Ricerca interrotta dopo qualche anno per mancanza di risultati utili…
Anche in questo campo, come si può immaginare, le figure bizzarre non sono ovviamente mancate. Il generale Albert Stubblebine sperava di creare una razza di “super soldati” – forse simili ai super eroi dei fumetti – che avrebbero avuto la capacità di rendersi invisibili a volontà e addirittura di attraversare i muri, cosa che avrebbe tentato egli stesso più volte.
Il tenente colonnello Jim Channon nel 1982 scrisse un manuale per il Primo Battaglione Terrestre e tentò di tradurre in realtà le idee in esso esposte: la creazione di “monaci guerrieri”, un po’ soldati, un po’ ninja, un po’ figli dei fiori, e un po’ paragnosti.  Il manuale operativo, che ancora si trova su Internet, è un piccolo gioiello per lo stile, i disegni e i contenuti, tipici della paccottiglia filosofico-paranormale della New Age americana di quegli anni.

Tra le figure da Voi raccontate, quali ritiene le più eccentriche?
Tra scienziati solo eccentrici, quelli a cui veramente mancava qualche rotella, e quelli che fecero esperimenti che ai nostri occhi oggi appaiono folli, ma che avevano una loro logica, non vi è che l’imbarazzo della scelta.
A uno degli autori (Garlaschelli), forse per un suo connaturato gusto dark, viene spesso in mente l’immagine del medico francese Jean Baptiste Laborde il quale, verso il 1884, in un carrozzone trainato da un cavallo aspettava di notte davanti al cimitero di Parigi che gli fosse portato il corpo di un condannato, ghigliottinato pochi minuti prima. Sperimentando, a lume di candela, su una testa spiccata da poco, voleva verificare se essa fosse ancora cosciente.
L’altro autore (Carrer) trova particolarmente incredibili – ma anche utili – le ricerche di Masters e Johnson, che per le loro ricerche sul sesso studiarono duemila orgasmi in laboratorio.
Vorremmo concludere sottolineando il fatto che non tutti gli scienziati sono pazzi! Per la maggior parte, sono persone ‘normali’, intelligenti e curiose. Senza la scienza non vi sarebbe progresso; e forse certi esperimenti apparentemente folli, in fondo, sono solo frutto del desiderio di conoscere sempre di più l’uomo e la natura.