“Santità femminile e disturbi mentali fra Medioevo ed età moderna” di Mattia Zangari

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Dott. Mattia Zangari, Lei è autore del libro Santità femminile e disturbi mentali fra Medioevo ed età moderna, edito da Laterza: che rapporto esiste fra santità femminile, isteria e altri disturbi mentali nel periodo da Lei esaminato?
Santità femminile e disturbi mentali fra Medioevo ed età moderna, Mattia ZangariLe fonti che trasmettono le vite e le esperienze mistiche di sante, beate e venerabili sono ricche e complesse; esse, talvolta, consentono di intravedere come fenomeni mistici e paramistici siano stati, in realtà, delle manifestazioni morbose e/o nevropatiche, un tempo definite manifestazioni «isteriche»: danze, pantomime, irrigidimenti, opistotono, urla, ma pure deliri, ossessioni, casi di autolesionismo e dermografia…Si tratta di una fenomenologia quanto mai variegata, che un tempo, in contesti specifici, suscitava consenso e ammirazione; oggi però esistono gli strumenti del codice medico, i quali ci mettono nelle condizioni di guardare a questi fenomeni con gli strumenti della psicoanalisi e della psichiatria, oltre che con quelli della filologia, della teologia e dell’antropologia.

Le mistiche – sante, beate o venerabili –, lungi dall’essere in preda a estasi e visioni, furono in realtà affette da disturbi della personalità e del comportamento?
Sì, direi proprio di sì e farò qui alcuni esempi. Margareta Ebner, una domenicana tedesca morta nel 1351, affermò, nella sua autobiografia spirituale, di aver messo al mondo Gesù Bambino nel corso di una notte del marzo 1347. Il racconto è molto interessante perché la monaca afferma di essere stata aiutata, nel parto, da due consorelle-levatrici; inoltre il Bambino – continua Margareta – era molto irrequieto e pretendeva continue attenzioni…Per tacere dei luoghi del testo in cui si descrivono i momenti della suzione del neonato… L’aspetto più gustoso è poi la messa in atto del culto di Gesù Bambino tramite una bambola e una culla. Insomma, nel caso di Margareta Ebner saremmo in presenza di una pseudociesi (più nota come gravidanza isterica) e molteplici furono le mistiche che esperimentarono gravidanze consimili.

Molto interessante è anche la regressione allo stato di bambina della venerabile Maria Crocifissa Tomasi (†1690), una benedettina agrigentina che, improvvisamente, all’età di circa vent’anni, non seppe più esprimersi, cibarsi, scendere le scale…Le fonti parlano di una regressione a uno stato di fanciulla, inteso dalle consorelle e dai direttori spirituali in guisa di stato di grazia. Come testimoniano alcuni studi, ad esempio quelli fatti sulla mistica stimmatizzata del Novecento Therese Neumann, che fu vittima, a sua volta, della medesima regressione, dovette trattarsi di un meccanismo di conversione isterica.

Poi abbiamo le stigmatizzazioni, le quali possono essere lette oggi in guisa di fenomeni psicosomatici, autolesionismo, emolacria, ematidrosi… – esiste su questo un’imponente bibliografia. La complessione di queste manifestazioni fa il paio poi con l’insieme dei disturbi dovuti, a seconda, al delirio – oggi si parla, ad esempio, di delirio mistico – al dermografismo, al disturbo ossessivo ecc.

Cosa rivela l’analisi del comportamento delle donne mistiche con la lente del moderno codice medico?
Un tempo non esistevano gli strumenti per fare diagnosi ricollegabili all’ampio spettro dei disturbi della personalità e del comportamento, di conseguenza si tendeva a ricollegare al trascendente una serie di manifestazioni inspiegabili, in ispecie se, di mezzo, c’erano sante donne – quantunque la Chiesa fosse comunque molto cauta. Se molte delle donne temporibus illis dichiarate venerabili oggi venissero sottoposte a trattamenti psichiatrici – per esempio i neurolettici, che vengono prescritti agli allucinati –, molto verosimilmente non sarebbero considerate sante. Peraltro va detto che le diagnosi di isteria, dal Seicento in poi, vennero talvolta proposte, ma il punto di vista dei teologi generalmente ebbe la meglio su quello dei medici – Michel de Certeau, nell’opera La possessione di Loudun, lo fa vedere benissimo. Aggiungo poi che i digiuni, come ha mostrato Huxley nel secolo scorso, contribuirono non poco a suscitare le visioni ad esempio: la mancanza di zuccheri diminuirebbe l’efficienza biologica cerebrale e provocherebbe un deficit di vitamine, alterando le percezioni – non a caso le visioni furono più frequenti in tempo di Quaresima per l’inedia praticata in occasione del periodo penitenziale prepasquale, proprio per via della carenza vitaminica.

A quali fonti ha attinto per il Suo studio?
Ho preso in considerazioni fonti di carattere diverso: le agio-biografie, le fonti nosografiche, gli oggetti devozionali come le bambole di Gesù Bambino, le fonti figurative, le cronache monastiche, i diari e le relazioni inedite. Ho cercato di porre l’accento soprattutto su fonti inedite, sovente considerate laterali, più che altro perché le fonti ufficiali risultavano troppo viziate dalla mitopoiesi cristiana e questo a causa del vaglio dell’Inquisizione ad esempio, che ha contribuito ad alterarle non poco.

Mattia Zangari ha conseguito il diploma di perfezionamento (PhD) in Discipline filologiche e linguistiche moderne presso la Scuola Normale Superiore di Pisa, in cotutela con la Ludwig-Maximilians-Universität di Monaco di Baviera. È stato in seguito assegnista di ricerca all’Università di Firenze e borsista presso centri di ricerca in Italia e all’estero. Nel 2019 ha vinto la borsa MarieSkłodowska Curie, svolgendo attività di ricerca fra la Città del Vaticano (Pontificia Università Urbaniana) e Venezia (Università Ca’ Foscari).

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