Dott. Dante Fasciolo, Lei è autore del libro Santi chi può edito da Aracne. La Costituzione Lumen Gentium del Concilio Vaticano II afferma che “tutti nella Chiesa sono chiamati alla santità”: è possibile essere santi ai giorni nostri?
Santi chi può, Dante FascioloLa Lumen Gentium si sofferma a lungo sulla Via alla santità cui noi tutti siamo chiamati. Una esortazione alla quale i cittadini di questo mondo, e tra essi gli stessi cristiani, si sono sottratti e continuano a sottrarsi, salvo eccezionali comportamenti palesemente protesi ad affermare la “Verità” di questa enunciazione del Concilio Vaticano II. In un mondo secolarizzato ove la vita umana è sempre più scandita da “disvalori” assunti ormai quali riferimenti “normali” di vita quotidiana, porsi il problema della santità crea un certo imbarazzo… non solo se riferito al concetto più propriamente teologico, o semplicemente religioso, o di interpretazione social-popolare… di sicuro, qualunque sia l’approccio iniziale nel dare una possibile risposta al quesito, questa stessa risposta non potrà non tener conto della impreparazione spirituale e della fragilità dei comportamenti che distinguono i giorni di ciascuno di noi cittadini distratti, assuefatti, remissivi.

Tuttavia, non bisogna dimenticare che proprio nei momenti di maggiori crisi economiche, sociali, politiche, le società abbiano risposto con un sussulto d’orgoglio recuperando, seppure parzialmente e con sacrificio, una dignità collettiva capace di incidere anche sulla coscienza individuale dei più.
È il caso di rivolte contro palesi ingiustizie, contro efferate violenze, contro le devastanti guerre. In momenti tragici, le reazioni delle nazioni, delle genti, dei singoli, inconsapevolmente hanno testimoniato una via alla santità: momento alto di verità, di passione, di amore, di rispetto dell’uomo verso l’uomo, di fede nel valore della vita. In questo senso essere santi oggi è difficile, ma non impossibile.

Il Suo libro racconta la storia di uomini che nei secoli hanno intrapreso la via per la santità e oggi sono invocati come patroni e protettori: qual è il filo rosso che lega queste figure eroiche?
Come racconto nella introduzione del libro Santi chi può realizzato in collaborazione col disegnatore/umorista Lucio Trojano, l’iniziativa non aveva nessuna pretesa di dare una risposta al concetto di santità, né di essere sprone per un cammino verso un orizzonte di santità… come se ciò fosse possibile per semplice invito o sollecitazione da parte di due autoriconosciuti peccatori nostrani.

L’idea di scrivere 68 brevi storie di altrettanti santi “stagionati” è l’idea semplice di raccontare i santi protettori, ovvero quei santi che nel tempo hanno consolidato la loro presenza nella mente e nel cuore di intere categorie di persone o di città o di nazioni, correlando fatti e avvenimenti storici, storie personali vissute, testimonianze riconosciute probanti di una benevolenza, un amore, un’amicizia, un’abnegazione così forti da resistere oltre ogni difficoltà.

Se si vuole rintracciare un filo rosso capace di legare la vita dei santi proposti – ma molti sono ancora i santi che andrebbero egualmente ricordati – è la loro ferrea volontà ad operare nel bene in nome di un Credo ancorchè contrastato e negato. La maggior parte dei santi citati risalgono ai primi anni del cristianesimo, epoche pagane… intolleranti e violente, ed ecco allora le conclusioni eroiche delle vicende. E l’eroismo diventa il momento culminante della considerazione popolare che invoca il santo e lo percepisce come proprio protettore… anche in virtù di un riconoscimento ufficiale della Chiesa che del sentimento popolare tiene conto parimenti al giudizio sui valori. Racconti semplici e brevi, dunque sono narrati, sul filo delle notizie storiche emerse dal buio della Storia.

Cosa significa essere santi oggi?
Certo, leggendo queste storie viene spontaneo domandarsi: questi santi, se vissuti nel nostro tempo, sarebbero divenuti santi? E cosa potrebbe significare essere santi ai nostri giorni? Chi cerca risposte certe o verosimili rischia di perdersi. Il labirinto che impegna la nostra esistenza oggi, ha molti varchi di ingresso, promettenti e convincenti… ma ahimè non offre vie di uscita.
I disvalori di cui si parlava all’inizio e che caratterizzano il “Modus vivendi” della nostra società, hanno creato nuovi comportamenti e di conseguenza nuovi miti, nuovi traguardi, nuovi successi… mentre la figura umana sbiadisce sempre più: crescono la conoscenza, la scienza, la tecnica e crescono divaricazioni, incomprensioni, compromessi… cresce l’infelicità. Se provo a dare una risposta alla domanda cosa significa essere santi oggi, ecco, dico: non lasciarsi travolgere dal tempo, mantenere fede al proprio io, non dimenticare che vivi in mezzo agli altri, impegnati affinchè tutti possano riconquistare serenità e felicità. Non è facile, lo so, ma può diventare una prova decisiva di “contemporanea santità”. È poco!?
Storie esemplari e un pizzico di sano e rispettoso humour potranno aiutare.

Esiste chi ancora si cimenta nell’impresa e affronta la sfida della santità?
Con il mio lavoro, negli anni, ho incontrato diverse persone, semplici o importanti che mi hanno fatto respirare aria di santità, posso citare La Pira, Paolo IV, Giovanni Paolo II… indimenticabili. E più intensamente Madre Teresa, Helder Camara, Abbè Pierre, Raoul Follereau che mi hanno rilasciato lunghe e circostanziate interviste sul loro impegno sociale e religioso, e dalle quali sono emerse decise e prepotenti vocazioni: povertà e assistenza per gli esclusi; difesa dei poveri e dell’ambiente; lavoro e dignità per i vagabondi; amore e cura per i lebbrosi.
Le vie della santità possono essere infinite… e forse ci sono oggi molte esistenze, anonime e nascoste che le percorrono. Senza retorica, chi può negare che siano sulla “via della santità” tutte le mamme impegnate in questi tempi difficili ad allevare ed educare i propri figli!?