“Sanremo il Festival. Dall’Italia del boom al rock dei Måneskin” di Nico Donvito

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Dott. Nico Donvito, Lei è autore del libro Sanremo il Festival. Dall’Italia del boom al rock dei Måneskin pubblicato dalle Edizione D’Idee: cosa rappresenta, per il nostro Paese, il Festival?
Sanremo il Festival. Dall'Italia del boom al rock dei Måneskin, Nico DonvitoDescrivere il Festival di Sanremo non è affatto cosa semplice, devo ammettere di aver letto e sentito diverse definizioni negli anni, tutte profondamente vere, ma parzialmente esplicative. Ho voluto scrivere addirittura un libro per cercare di dare un’idea della valenza storica e sociale della kermesse, sperando di essere riuscito nell’intento di sottolineare la sua importanza narrativa. Il Festival ha raccontato l’Italia, con la sua tipica liturgia, senza riuscire a mettere d’accordo ammiratori e detrattori. Forse in questo risiede il suo segreto, perché chiunque parla di Sanremo e, nel bene e nel male, tutti si sentono coinvolti in una grande chiacchiera generale.

Perché si può affermare, senza il rischio di risultare banali, che “Sanremo è Sanremo”?
Perché, dal Casinò prima e dall’Ariston poi, sono passate canzoni che affrontano i temi più disparati. Si è parlato di droga, di mafia, di malattie mentali, di violenza, di terrorismo, di omosessualità, di aborto, di emigrazione, di cattiva politica, di pena di morte e chi più ne ha più ne metta. Decennio dopo decennio, Sanremo ha valorizzato ed elevato l’espressione della musica leggera italiana, abbattendo il monopolio delle melense canzoni d’amore.

Come ha influito, il Festival, sull’immaginario nazionale?
Direi parecchio. Ognuno di noi ha una canzone o un’immagine legata a Sanremo: da Modugno che allarga le braccia e canta la sua “Nel blu dipinto di blu” al finto pancione di Loredana Bertè del 1986, passando per il recente siparietto tra Bugo e Morgan. Credo sia importante andare a recuperare, o a conoscere nel caso dei più giovani, tutto il bagaglio narrativo che il Festival si porta dietro. Tornare indietro nel tempo e riscoprire le nostre origini è da sempre motivo di crescita e approfondimento, un esercizio che ci aiuta a comprendere ancora meglio il presente. La forza della rassegna sta nella capacità di narrare l’Italia e di esserne lo specchio in ogni sua fase, anche nei momenti più difficili, come abbiamo potuto comprendere sia in piena ricostruzione postbellica che nella recente emergenza sanitaria.

In che modo negli anni la manifestazione canora ha saputo rinnovarsi?
A seconda dei vari organizzatori che si sono alternati, il Festival ha saputo parlare lingue diverse, adattandosi ai tempi e ai gusti del pubblico. Più che un’abitudine sarebbe giusto considerarla una bella tradizione. Negli anni, la rassegna è sopravvissuta a Canzonissima, al Cantagiro, al Festivalbar e a tante altre manifestazioni similari. Nei momenti più difficili, il Festival di Sanremo ha sempre trovato la forza per rialzarsi e per mostrarsi duro a morire, nonostante le minacce di una nutrita concorrenza. In particolar modo, Amadeus si è rivelato un ottimo rivoluzionario, pur rispettando la tradizione, in questi ultimi tre anni ha saputo mettere in pratica una considerevole, graduale e inaspettata innovazione. Per anni la manifestazione è stata succube delle scelte e delle imposizioni di un settore in profonda crisi, a lui il compito di aver intercettato queste criticità e di essere riuscito a trovare delle soluzioni.

Nell’era di Internet, quale futuro, a Suo avviso, per il Festival?
Finché interverranno sponsor pronti ad investire in questa grande macchina organizzativa e finché ci saranno telespettatori desiderosi di rivolgere le proprie attenzioni alla musica, potremo continuare a godere di questo grande spettacolo. L’errore più grande che potrebbe commettere chi si ritroverà ad amministrare la manifestazione in futuro, è quello di lasciarla così com’è, rendendola troppo fedele a sé stessa ed estranea ai reiterati mutamenti della società e della discografia. Così come vale per la vita in generale, sono certo che anche per il Festival bisognerebbe prendere spunto dagli errori e trarre ispirazione dalle cose buone realizzate in passato.

Nico Donvito è nato a Milano nel 1986. È un giornalista attivo in ambito musicale e collabora con diverse realtà del settore. Sanremo il Festival è il suo primo libro.

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