Salvate il soldato Donald. Cinema di animazione di propaganda americana durante il Secondo Conflitto Mondiale, Alessia CecchetDott.ssa Alessia Cecchet, Lei è autrice del libro Salvate il soldato Donald. Cinema di animazione di propaganda americana durante il Secondo Conflitto Mondiale edito da Arcoiris: quale ruolo ha rivestito il cinema di animazione americano durante la Seconda Guerra Mondiale?
Il cinema di animazione è un mezzo artistico e di comunicazione che permette di rappresentare l’impossibile. I personaggi che appaiono nei cartoni animati non obbediscono alle leggi della fisica, possono flettersi in modo esagerato, esplodere senza soffrire alcuna conseguenza, un maiale può assumere le sembianze di Hitler e un ippopotamo può ricevere una palla di cannone nello stomaco e, stupefatto, guardarci attraverso. Già prima della Seconda Guerra Mondiale, negli USA come altri paesi, le potenzialità del cinema di animazione come mezzo di persuasione erano note e utilizzate come nel caso dei training films, ovvero pellicole di istruzione per le forze armate. L’utilizzo del cinema di animazione durante la Seconda Guerra Mondiale assunse però tutta un’altra dimensione. Michael Shull e David Wilt stimano che che tra il gennaio del 1939 e settembre 1945 vennero distribuiti al pubblico 290 cartoni animati che, in un modo o nell’altro, fanno riferimento agli eventi che stavano sconvolgendo il mondo. A questi cartoni animati vanno aggiunti quelli prodotti per uso esclusivo dell’esercito.
Il conteggio di Shull e Wilt può tuttavia sviare. Di fatto, solo una parte di questi cartoni può essere considerato di propaganda; la maggioranza non affronta temi relativi alla guerra nella trama ma utilizza il conflitto come veicolo di humour con delle gag che fanno riferimento a razionamenti, leva obbligatoria e personaggi – adesso storici – famosi come Hitler, Mussolini e Hirohito.

Per quanto riguarda i cartoni animati che invece gravitano attorno il tema del conflitto, sintetizzando, possiamo dire che si dividono in specifiche categorie che riflettono la public agenda del periodo. Da una parte ci sono i cartoni dedicati al dileggio e la demonizzazione del nemico (come Der Fuehrer’s Face e You’re a Sap Mr. Jap) mentre dall’altra ci sono i cartoni dedicati a mantenere il consenso e un fronte interno unito e mobilitato. Da questa necessità nascono cartoni animati che insegnano al pubblico come tenere da parte il grasso per la produzione di munizioni, accettare la leva obbligatoria, pagare le tasse in modo puntuale e investire in war bonds (buoni del tesoro).

In che modo i personaggi di Walt Disney furono mobilitati a supporto dello sforzo bellico statunitense?
La vendita di bonds non bastava a coprire le spese per la guerra. Il risultato fu la transizione da una politica di tassazione di classe a una di tassazione di massa; una serie di nuove leggi fiscali espansero la base della tassazione federale alzando il livello di povertà necessario per l’esenzione dalle tasse sul reddito. Per la prima volta operai, impiegati e manovalanza portuale si trovarono a dover contribuire alle richieste fiscali del governo federale. Per questo motivo il ministero del tesoro sentì la necessità di educare sette milioni di nuovi contribuenti. Il governo chiese dunque aiuto a Walt Disney che offrì Donald Duck. Il papero divenne portavoce del ministero del tesoro e insegnò agli americani come pagare le tasse in modo puntuale in The New Spirit e The Spirit of ‘43.
Oltre alle questioni fiscali, alcuni personaggi si resero disponibili ad aiutare la mobilitazione ispirando la popolazione a mettere da parte e donare materiali quali la gomma, l’acciaio e il grasso da cucina. Out of the Frying Pan, into the Firing Lane è un cartone diretto da Jack King nel 1942 che venne commissionato a Disney dalla War Production Board per insegnare ai civili a mettere da parte il grasso da cucina. Nel film, Pluto rinuncia al prelibato grasso per il bene della nazione e con orgoglio, dopo che la brava Minnie lo ha impacchettato, lo deposita al centro di raccolta dove riceve in cambio una stringa di salsicce. Alla fine dell’episodio Pluto si allontana facendo ondeggiare la coda che ha attaccata una bandiera americana, un vero cane patriottico!

Quali fonti ha consultato per il Suo lavoro?
Trovare le fonti che mi servivano non è sempre stato semplice. La biblioteca del DAMS di Bologna è stata un’ottima fonte di libri in lingua inglese per quanto riguarda la storia del cinema di propaganda, gli studi culturali e alcuni periodici del settore. Ho acquistato altri libri online, specialmente su siti specializzati in libri usati perché molti erano fuori catalogo. Internet è stato utilissimo quando si è trattato di reperire una copia degli anni 30 del Fortune Magazine (rivista americana) che mi ha permesso di trovare l’unica descrizione della trama di un cartone animato andato perduto. Non trovando nessuna copia in Italia, ho cercato aiuto in un forum di studiosi di cartoni animati e nel giro di un pomeriggio uno dei partecipanti mi ha fatto pervenire la scansione dell’articolo che cercavo e ho potuto ultimare il capitolo con informazioni che erano, al di là della rivista del 1934, prima inedite.

Quale fu il ruolo degli Uffici Speciali preposti alla supervisione del cinema?
Inizialmente pacifista e non-interventista per questioni principalmente economiche e politiche, dal 1940 Hollywood iniziò a produrre film esplicitamente interventisti. Il governo iniziò a richiedere l’aiuto delle majors e la collaborazione tra gli studios e la Casa Bianca si intensificò. Nel giugno 1940 venne costituito il Motion Picture Committee Cooperating for the National Defense, un organismo formato dai rappresentanti dei vari studi. Il 7 dicembre 1941 la base navale di Pearl Harbor nelle isole Hawaii subì un pesante attacco dall’aviazione giapponese; il giorno seguente il presidente degli Stati Uniti, Franklin Delano Roosevelt, dichiarò guerra al Giappone sancendo così l’entrata ufficiale degli Stati Uniti nella seconda guerra mondiale. Il 18 dicembre Hollywood venne ufficialmente chiamata in causa dal presidente che riconobbe formalmente il ruolo del cinema in tempo di guerra assegnando al giornalista Lowell Mellett ‒ già direttore dell’Office of Government Reports dal 1939 ‒ il posto di Coordinator of Government Films. Nel giugno 1942 un ordine esecutivo creò l’Office of War Information (OWI) sotto la direzione di Elmer Davis e l’ufficio di Mellett divenne il Bureau of Motion Pictures (BMP) che continuò a funzionare come punto di incontro tra Hollywood e Washington. Gli uffici preposti a questo lavoro furono molti, non coordinati e fondamentalmente disordinati. Le scelte del presidente Roosevelt subirono un’evoluzione nel corso della guerra che rispecchiava da una parte il sentire delle industrie in patria e l’opposizione politica e dall’altra l’andamento generale del conflitto. Il risultato fu una miriade di diverse agenzie; l’Office of Goverment Reports (OGR) nel 1939 seguito dall’Office of the Coordinator of Inter American Affairs (CIAA) nel 1940. Nel 1941 venne istituito  l’Office of Emergency Management (OEM) dedicato ad una propaganda di tipo informativo sul fronte interno seguito poi dall’Office of Civilian Defense (OCD) per la propaganda di tipo ispirazionale e dall’Office of the Coordinator of Information (COI) per la propaganda di agitazione.

Quale fu l’efficacia del sistema di propaganda basato sui cartoni animati?
Non è semplice quantificare l’efficacia di un sistema di propaganda basato sul cinema di animazione. A riguardo, possiamo solo basarci su un paio di esempi e su alcune fonti storiche. Il primo esempio riguarda The New Spirit, uno dei cartoni dove Donald Duck insegna agli americani a pagare le tasse con puntualità. L’animazione fu vista da oltre trentadue milioni di persone e un sondaggio Gallup riportò che il 37 percento delle persone che avevano visto il film ritenevano che la visione del cartone aveva aumentato in loro la volontà di pagare le tasse. Il secondo esempio riguarda la serie SNAFU, una produzione commissionata dall’esercito e completata in parte da Warner Brothers e in parte dall’UPA, la cui funzione era insegnare alle reclute quali erano i comportamenti da evitare per salvaguardare l’esercito e la vincita della guerra. L’esercito stesso sviluppò alcuni studi per quantificare l’efficacia delle proprie produzioni. Le tecniche usate per SNAFU furono due; un questionario compilato direttamente dai soldati che avevano assistito alle proiezioni, e un sistema di rilevazione del gradimento tramite il quale gli spettatori potevano esprimere il loro apprezzamento oppure il loro disappunto mentre guardavano il filmato. Per esempio, il corto di SNAFU, Gripes, totalizzò il picco più alto di pressioni del pulsante “like” all’inizio dell’episodio, mentre SNAFU è impegnato nei lavori di cucina, probabilmente situazione ben familiare al pubblico e nella quale potevano identificarsi. Un buon segno ai fini dell’efficacia del messaggio è dato dal fatto che, anche nella fase finale del cartone, ovvero dove si palesa la morale, i riscontri positivi rimangono alti.