Stenio Solinas, Lei è autore del libro Saint-Just. La vertigine della Rivoluzione edito da Neri Pozza: cosa rende straordinariamente attuale la figura di Louis Antoine de Saint-Just?
Saint-Just. La vertigine della Rivoluzione, Stenio SolinasL’attualità di Saint-Just ha a che fare con i momenti di crisi dei sistemi politici, quando cioè viene meno il rapporto di fiducia fra il cittadino e lo Stato, quando il popolo non si sente più rappresentato, quando i margini di mediazione si riducono sempre di più e la tentazione del ricorso alla violenza si fa minacciosa… È allora che lo scontro politico-ideologico si carica anche di contenuti e valori morali o sedicenti tali: il tuo avversario giudicato non per le sue idee, ma per la sua vita privata, con tutto un corollario polemico fatto di derisione dei suoi aspetti fisici, prese in giro e giochi di parole sui nomi eccetera. Non c’è bisogno qui di fare nomi di leaders di partito, giornalisti, intellettuali che praticano tutto ciò con grande spregiudicatezza e rendono di fatto il panorama italiano, e non solo, irrespirabile. Ecco, tutto questo, al suo diapason, è stato vissuto da Saint-Just due secoli fa e se uno guarda le sue prese di posizione di allora, può trasferirle all’oggi: la virtù repubblicana, il diritto alla felicità, i poveri come potenza della terra… A ciò si può poi aggiungere la giovinezza, che oggi è quasi una categoria sociale e di cui Saint-Just, ghigliottinato a 27 anni, è una sorta di emblema: bello, letterato, intransigente… Naturalmente, stiamo parlando di un’attualità “inattuale”. Saint-Just non è una caricatura, come invece sono la maggior parte dei politici e/o degli intellettuali più o meno estremisti dei nostri giorni. È uno che è disposto a farsi ammazzare per le sue idee e per una certa idea della Francia… Oggi, non vedo martiri all’orizzonte.

Quali vicende segnarono la vita dell’«Arcangelo della morte»?
La Rivoluzione francese segna la nascita del mondo moderno in Europa. Scompare quello vecchio, che non era solo un Ancien Régime, ma un modo plurisecolare di regolare la vita, l’economia, i rapporti sociali, quelli religiosi… Quando scoppia, Saint-Just non ha ancora vent’anni, è uno studente di legge con velleità di scrittore. Nel giro di pochissimo diverrà una figura di spicco in quel gran sconvolgimento, sia dal punto di vista politico, sia da quello militare. Sarà il membro inflessibile del Comitato di Salute pubblica, il rappresentante implacabile della Convenzione presso le armate del Reno e del Nord. È una meteora che si consuma in meno di due anni. Eppure: “Io disprezzo la polvere di cui sono composto e che vi parla. Si potrà perseguitarla e farla morire, questa polvere! Ma io sfido chiunque a strapparmi la mia indipendenza di vita che io mi sono dato nei secoli e nei cieli”.

Saint-Just fu il più contraddittorio dei rivoluzionari e morì ghigliottinato a soli ventisette anni: quali posizioni espresse durante la Rivoluzione?
Il suo è il sogno di una repubblica romana, se non spartana, dove cioè l’elemento forte è comunitario, non individuale, dove non c’è collettivismo, ma neppure capitalismo senza regole, dove il denaro è un elemento secondario del rispetto sociale. Il tutto può sembrare anacronistico, ma rispetto al suo tempo non lo era affatto. Noi tendiamo sempre a leggere la Rivoluzione francese con lo sguardo lungo di chi sa ciò che successe dopo. Ma quelli come Saint-Just la vissero giorno per giorno e non avevano un futuro cui rifarsi, ma solo un passato cui attingere e ispirarsi. Ed era la lezione di Roma e della classicità l’unica che potesse essere recuperata una volta che l’età dell’assolutismo e del diritto divino dei re era stata spazzata via.

Quali diverse riletture sono state offerte del suo pensiero nel Novecento?
Una lettura ideologicamente frettolosa della Rivoluzione francese in termini marxisti ha naturalmente proiettato Saint-Just nel leninismo della Rivoluzione d’ottobre, in specie nella visione trotskista della stessa. Più in generale, l’appello all’azione, alla decisione e alla disciplina ne hanno fatto anche un contemporaneo di un certo arditismo eroico di matrice fascista… Si tratta di letture interessanti e però parziali, in linea del resto con la caratterizzazione fortemente ideologica della storiografia novecentesca. Ciò che ne resta fuori è l’uomo, un individualismo più forte della stessa causa rivoluzionaria che egli intende servire, impermeabile ai tatticismi della politica politicante anche quando si traveste da politica dell’emergenza.

Di quale culto letterario e artistico ha goduto l’amico e braccio destro di Robespierre?
Saint-Just piace agli intellettuali perché non ha l’aridità dei politici puri, tipo Robespierre, non è vittima della bulimia di potere, come Napoleone, non ha il cinismo disinvolto di un Talleyrand. È un poeta mancato, nonostante un poema di migliaia di versi, un saggista in ritardo sul suo tempo, un drammaturgo autore di una sola commedia… Però è anche uno che tiene diari, che vagheggia costituzioni e istituzioni, che non ha paura di andare al fronte, insomma l’uomo d’azione che prende il posto e/o si sovrappone all’uomo di pensiero, l’esteta armato, dunque. In più, ne ho già accennato, è giovane, cioè c’è in lui tutta l’estetica e l’etica della giovinezza: grandi ideali, grandi imprese, grandi giuramenti, grandi fedeltà a sé stessi, nessun calcolo, sempre l’eminente dignità del provvisorio… Scrittori come Camus ne hanno fatto una sorta di anticipatore del nichilismo rivoluzionario novecentesco, scrittrici come la Yourcenar ne hanno sottolineato il combinato disposto fra erotismo, eroismo, estremismo. André Malraux e Pierre Drieu La Rrochelle, pur se da fronti ideologici contrapposti, lo hanno ritratto come la risposta francese alla decadenza, il richiamo alla Francia, alla nazione, all’orgoglio.

Stenio Solinas è nato a Roma, giornalista, vive e lavora a Milano. Tra i suoi libri per Neri Pozza, Il corsaro nero. Henri de Monfreid l’ultimo avventuriero e Genio ribelle. Arte e vita di Wyndham Lewis. Per la casa editrice Gog è appena uscito Atlante ideologico-sentimentale.

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